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L'esperto risponde

Calcoli renali, come trattarli?

pubblicato il 24-06-2014
aggiornato il 03-02-2017

Risponde Michele Battaglia, direttore di Urologia e trapianto di rene - Policlinico di Bari

Calcoli renali, come trattarli?

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Mia moglie, con cadenza regolare da dieci anni a questa parte, soffre di calcolosi renale. Nonostante diversi trattamenti, il problema continua a ripresentarsi, con tutti i fastidi del caso. Qual è la soluzione più efficace per trattare i calcoli?
Roberto Filucchi (Sassari)

Risponde Michele Battaglia (nella foto), direttore di Urologia e trapianto di rene - Policlinico di Bari

Esistono diverse metodiche per trattare la calcolosi renale che, è bene ricordare, ha alla base alcuni dismetabolismi su base genetica: motivo per cui è impossibile trovare una soluzione definitiva al problema. Oggi sappiamo che una minore invasività non sempre paga. Sebbene il paziente sia portato a preferire la litotrissia extracorporea, tecnica che, con la frammentazione del calcolo attraverso onde d’urto emesse dall’esterno, favorisce l’espulsione dei frammenti attraverso le urine, le metodiche invasive - effettuate in anestesia generale o epidurale, quando i calcoli si trovano nelle vie urinarie più basse -, disponibili nei principali reparti di urologia italiani, risultano più efficaci e presentano un tasso di recidiva più basso.

Di norma si procede con l’ureteroscopia, un esame che, con l’inserimento nell’uretra dell’ureterorenoscopio, permette, grazie a una telecamera, di indagare la presenza di eventuali calcoli nell’intero apparato urinario, visto che con la Rirs - chirurgia intrarenale retrograda - è possibile raggiungere anche la pelvi renale. Una volta individuato il calcolo, si procede al trattamento di litotrissia intracorporea - tramite laser o ultrasuoni - o alla sua estrazione per intero, che evita al paziente le successive coliche renali. In questo modo, oltre a effettuare un trattamento più efficace, si riduce la spesa sanitaria: le recidive sono meno frequenti e spesso il paziente non avverte alcun fastidio dopo l’intervento.

L’opportunità di sottoporsi a l’una o all’altra procedura deve essere attentamente valutata. Il successo dipende dalle caratteristiche del paziente, dalle dimensioni e dalla composizione dei calcoli. La litotrissia extracorporea può essere effettuata per eliminare calcoli di dimensioni inferiori a due centimetri, non troppo duri. Gli altri - in particolar modo quelli di ossalato di calcio e di cistina - vanno trattati per via endoscopica o percutanea. In quest’ultimo caso, utilizzato spesso quando i calcoli si trovano nei calici del rene, si accede all’organo direttamente dalla zona lombare per afferrarli direttamente o frantumarli e favorirne poi l’espulsione per via urinaria. 

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