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Alimentazione

Fate bene i calcoli renali

Fondamentale per la prevenzione della calcolosi è l'attenzione particolare alla dieta, che deve essere povera di sodio e proteine animali ma a normale contenuto di calcio. E per evitare le ricadute, i consigli nutrizionali sono "su misura" a seconda del tipo di calcoli

Secondo le ultime stime fornite da una indagine del 2010, condotta dalla Società Italiana di Medicina Generale (S.I.M.G.), circa il 10% degli Italiani ha avuto a che fare nel corso della propria vita con un episodio di calcolosi urinaria (nefrolitiasi) e circa il 6,5% della popolazione, con una prevalenza maschile (6,5% contro 6,1% di donne), con la formazione costante delle ‘pietruzze nei reni’.

La nefrolitiasi è una patologia con un alto indice di ricadute, spiegano gli esperti, che impone a chi ne soffre una particolare attenzione alla dieta. Nel nostro Paese la malattia, infatti, è in crescita a causa di una più elevata assunzione di proteine animali, fra i principali responsabili della formazione dei calcoli.

CAUSE E FATTORI DI RISCHIO – Per calcolosi renale si intende la presenza di formazioni solide nell’apparato urinario, che si strutturano generalmente in un arco temporale variabile dai 2 ai 5 anni, derivate dalla precipitazione ed aggregazione di sostanze disciolte nelle urine.

I componenti più frequenti che danno luogo ai calcoli delle vie urinarie sono il calcio, l’ossalato, l’acido urico ma può influire nella loro formazione anche la carenza di sostanze quali il citrato e il magnesio urinario.

La conoscenza della composizione del calcolo e di determinati parametri urinari è rilevante per l’impostazione terapeutica, che deve avere come obiettivo la riduzione al minimo della precipitazione dei sali urinari in causa e/o l’aumento delle sostanze che ne prevengono la precipitazione.

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