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Oncologia

Funzione renale e cancro: monitorare i reni è parte della cura

Nei pazienti oncologici la salute dei reni condiziona sicurezza ed efficacia delle terapie, ma resta spesso sottovalutata

La malattia renale cronica (CKD) è oggi una delle principali emergenze sanitarie globali, ma continua a restare in gran parte invisibile. Secondo uno studio pubblicato su The Lancet nell’ambito del Global Burden of Disease 2023, oltre 1,5 milioni di persone sono morte per CKD, che rappresenta ormai la nona causa di morte al mondo. Si stima che circa il 14% degli adulti conviva con una qualche forma di malattia renale cronica, spesso senza saperlo.

In Italia, la prevalenza si colloca tra il 7% e il 10% della popolazione adulta, pari a circa 5 milioni di persone. Una condizione frequentemente silente, che viene intercettata solo quando il danno è già avanzato.
Questo quadro assume un peso ancora maggiore se si guarda ai pazienti oncologici. In chi affronta un tumore, la funzione renale non è un aspetto accessorio, ma una componente essenziale del percorso di cura, troppo spesso trascurata.

TERAPIE ONCOLOGICHE E RENE: UN LEGAME DELICATO

La relazione tra trattamenti oncologici e salute renale è complessa e ancora poco conosciuta al di fuori degli ambienti specialistici. Eppure, i reni sono tra gli organi più esposti agli effetti collaterali delle terapie antitumorali, soprattutto nei pazienti più fragili o con comorbidità. Alcuni chemioterapici, come il cisplatino, sono noti per la loro nefrotossicità diretta e possono causare anche insufficienza renale acuta se non gestiti con attenzione. Anche altri farmaci, come ifosfamide o metotrexato ad alte dosi, sono associati a tossicità renali talvolta irreversibili.

Le terapie più moderne, come gli inibitori delle tirosin-chinasi o gli anticorpi monoclonali, pur essendo più selettive, possono interferire con la pressione arteriosa o indurre reazioni immuno-mediate a carico del rene. Anche l’immunoterapia, in particolare gli inibitori dei checkpoint immunitari, può determinare una nefrite autoimmune, una complicanza rara ma potenzialmente grave.
Un ulteriore fattore di rischio è rappresentato dalle indagini radiologiche. Esami fondamentali per stadiazione e follow-up, come TAC o PET con mezzo di contrasto iodato, possono indurre nefropatia da contrasto, soprattutto in pazienti anziani, diabetici, disidratati o con insufficienza renale preesistente.

Per questi motivi, è fondamentale una collaborazione stretta tra oncologi e nefrologi, per identificare precocemente i pazienti a rischio e attuare strategie di prevenzione, monitoraggio e intervento precoce.

CHI È PIÙ A RISCHIO

Il rischio di danno renale è maggiore nei pazienti:

  • anziani;
  • con patologie preesistenti come diabete, ipertensione e obesità;
  • in politerapia;
  • sottoposti a trattamenti intensivi o prolungati.

In questi contesti, una riduzione della funzione renale può rendere necessario modificare la terapia oncologica, con possibili ripercussioni sull’efficacia e sulla tollerabilità delle cure.

MONITORARE LA FUNZIONE RENALE: UN GESTO SEMPLICE, UN GRANDE VANTAGGIO

La prevenzione è possibile. Esami semplici e non invasivi, come creatininemia, filtrato glomerulare (eGFR) e analisi delle urine, consentono di individuare precocemente i segni di sofferenza renale.
In presenza di alterazioni, il coinvolgimento tempestivo del nefrologo permette di impostare un monitoraggio personalizzato. Esistono inoltre strategie efficaci per preservare la funzione renale, come l’adeguamento dell’idratazione, la modifica dei dosaggi o la scelta di terapie meno impattanti.

UN APPROCCIO INTEGRATO PER UNA CURA PIÙ EFFICACE

Come sottolineano gli autori dello studio pubblicato su The Lancet, la malattia renale cronica è comune, mortale e in crescita. L’appello è chiaro: va riconosciuta come una priorità sanitaria al pari di cancro e malattie cardiovascolari. Nel contesto oncologico, questo significa coinvolgere il nefrologo fin dalle fasi iniziali del percorso terapeutico e rafforzare il lavoro dei team multidisciplinari. Significa anche formare medici, infermieri e pazienti a riconoscere i segnali di allarme e a proteggere attivamente la salute dei reni.

Il cancro oggi si affronta con terapie sempre più efficaci, ma anche più complesse. In questo scenario, la funzione renale non è un dettaglio: è una condizione essenziale per curare bene e curare a lungo. Integrare il monitoraggio renale nella pratica oncologica quotidiana è un passo semplice, ma decisivo, verso una cura più sicura, personalizzata e rispettosa della fragilità dei pazienti.

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