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L'esperto risponde

In caso di anemia è possibile seguire una dieta vegetariana?

pubblicato il 20-06-2013
aggiornato il 12-01-2017

Risponde il Professor Giacinto Miggiano, Direttore del Centro Nutrizione Umana dell'Università Cattolica di Roma

In caso di anemia è possibile seguire una dieta vegetariana?

Risponde il Professor Giacinto Miggiano, Direttore del Centro Nutrizione Umana dell’Università Cattolica di Roma


Soffro di anemia, ma vorrei seguire una dieta vegetariana. Nel mio caso è possibile? D.M., Como

Risponde il Professor Giacinto Miggiano, Direttore del Centro Nutrizione Umana dell’Università Cattolica di Roma

Esistono diverse forme di anemia, ad esempio da carenza di acido folico, di vitamina B12 e soprattutto da carenza di ferro (marziale) che è la più comune. L'anemia  comporta una ridotta capacità del sangue di trasportare ossigeno ai tessuti ed è il sintomo di numerose patologie ematologiche e non ematologiche, più o meno gravi. L’anemia non è correlata solo ad un numero inferiore di globuli rossi (o eritrociti) ma soprattutto alla diminuzione del contenuto di emoglobina, ossia di una proteina contenente ferro in grado di legare l’ossigeno che il globulo rosso trasporterà dai polmoni a tutte le cellule dell’organismo.

Varie sono le cause dell’anemia marziale, che agiscono da sole o in associazione: apporto alimentare non adeguato, malassorbimento intestinale, aumentate perdite (emorragie mestruali, del tratto intestinale, etc..) oppure aumentate richieste (da organismo in crescita, atleti), cause tutte per le quali il numero di globuli rossi non compensa quelli che vengono prodotti. Fra i sintomi tipici dell’anemia, i più comuni sono facile stancabilità, palpitazioni, vertigini, dispnea da sforzo, pallore, tachicardia, ipotensione legati ad una importante carenza di ferro. Un problema che può diventare maggiore in caso di una dieta vegetariana, infatti negli alimenti sono infatti presenti due diverse forme di ferro, entrambe preziose per l’organismo: il “ferro eme”, assorbito con molta facilità dal corpo umano, e che costituisce il 40% del ferro presente nella carne, nel pollame, nel pesce ed il “ferro non-eme” che costituisce il 60% di quello presente nei tessuti animali e la totalità del ferro presente nelle piante (frutta, verdura, cereali, noci) il quale ha una assimilazione molto più lenta e difficile (biodisponibilità). Dunque se l’anemia è di grado modesto e non richiede trasfusioni (ma prima è fondamentale capirne la causa), è possibile assumere una dieta equilibrata a base di cibi vegetali, privilegiando gli alimenti più ricchi di ferro quali legumi - 100 g di fagioli, ad esempio, possono contenerne fino a 9 mg contro i 4 scarsi della carne di cavallo - cereali in chicco e alcune verdure come rucola e radicchio, ma non spinaci!

Il processo di assorbimento del ferro “non eme” può essere aiutato da piccoli accorgimenti: ammollando cereali e legumi prima della cottura ma soprattutto accompagnando ad ogni pasto cibi ricchi di ferro non eme con alimenti contenenti vitamina C quali agrumi, cavoli, peperoni, rucola e lattuga (che ne possono aumentare l’assorbimento anche fino a sei volte) o evitando di abbinare alimenti ricchi di ferro con caffé, tè, latte e derivati poiché sia il calcio che i tannini, ossalati e le stesse fibre ne rallentano e riducono l'assorbimento. Per questo le bevande contenenti tannini e integratori di calcio dovrebbero perciò essere assunti alcune ore prima di un pasto ricco di ferro. E’ fondamentale comunque, in caso di anemia, farsi seguire costantemente dal medico di fiducia o da uno specialista che ne individui la causa, assicurando l’adeguato fabbisogno di ferro anche in relazione al diverso tipo di dieta vegetariana (vegani, ovolattovegetariani).


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