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L'esperto risponde

Come dico ai figli che la mamma ha un tumore?

pubblicato il 02-10-2013
aggiornato il 05-01-2017

Risponde Manuela Provantini, psicoterapeuta che presiede al servizio “Caro figlio” della onlus “Attive come prima”

Come dico ai figli che la mamma ha un tumore?

 

 

Risponde Manuela Provantini, psicoterapeuta che presiede al servizio “Caro figlio” della onlus “Attive come prima”

 Mia moglie ha un tumore al seno. Abbiamo una ragazzina di 14 anni e un bambino di 11. Lei ora fa la chemioterapia per ridurre il nodulo prima dell’operazione. Che cosa si fa con i ragazzi? Devo dirgli tutto o cercare di tenere nascosta la cosa? Il pensiero di loro non fa che crescere la mia angoscia. E io come devo apparire?

papà Terenzio, Vasto

Risponde Manuela Provantini, psicoterapeuta che presiede al servizio “Caro figlio” della onlus “Attive come prima”

Abbiamo introdotto di recente questo servizio chiamato “Caro figlio” per prenderci cura dei figli adolescenti dei malati di cancro. Nella fascia 12-21 anni ce ne facciamo carico noi, con incontri settimanali nella nostra sede – ovviamente parliamo di chi abita a Milano e dintorni -. Per gli altri, se ci contattano possiamo avere dei collegamenti in tutta Italia, presso centri e ospedali, da segnalare.

Dunque, che fare se in casa qualcuno si ammala di cancro, in particolare uno dei genitori? Noi siamo dell’idea che convenga sempre informare i figli, ovviamente nel rispetto delle età. Se sono piccoli bisogna farlo in un modo più delicato, addolcendo la pillola. Per i bambini, noi non entriamo in contatto, ma aiutiamo i genitori a parlarne con loro a casa. Al piccolo si dirà: la mamma in questo periodo ha bisogno di visite del dottore, fa una cura che le farà cadere tutti i capelli, ma non c’è da preoccuparsi, i capelli ricresceranno e la mamma starà bene. Questa faccenda dei capelli va anticipata così quando succederà non ci sarà spavento.

Se non li informi, piccoli o adolescenti che siano i figli, le loro fantasie esplodono, diventano grandi e ingestibili. Perché poi i ragazzi sentono, orecchiano la parola cancro…

Alcuni genitori, per non spaventarli, non vorrebbero usare questo termine, né l’altro: tumore, però può accadere che il compagno di classe gli chieda: è vero che tua mamma, o tuo papà, ha un cancro? Allora sì che ci sarebbe uno choc.

Al padre che ha scritto consigliamo di non parlare ai figli da solo, sempre meglio che lo facciano insieme mamma e papà. Certo, in queste circostanze gioca in modo diverso se si è genitori che hanno sempre tenuto i figli all’oscuro di tutto oppure genitori che li hanno sempre coinvolti. Nel primo caso, parlare è un po’ più difficile, bisognerebbe prima “lavorare” un po’ sui genitori… Noi qui lo facciamo. Del resto teniamo gruppi di sostegno per tutti i caregiver, cioè i parenti che curano, che sono vicini al malato oncologico.

Molto più difficile e delicato il caso di un genitore ormai malato terminale. Nominare la morte? Certo, bisognerebbe sempre tutelarli un po’, sono sempre figli. Ma se il malato è terminale, come li tuteli dalla sofferenza?

*“Attive come prima onlus” è sorta nel 1973 presso l’Istituto nazionale dei tumori di Milano per iniziativa di Ada Burrone, tuttora presidente, allo scopo di aiutare a riprendere in pieno la loro vita le donne che, come lei, avevano subito un’operazione al seno per tumore. Ora la onlus ha sede in via Livigno 3 a Milano e si dedica al sostegno globale a qualunque paziente oncologico e ai suoi familiari. Per informazioni: www.attive.org, segreteria@attive.org tel. 02.688.96.47

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