Chiudi
L'esperto risponde
Fabio Di Todaro
pubblicato il 16-03-2020

Coronavirus: porte e finestre aperte riducono il rischio di contagio?



Aggiungi ai preferiti

Registrati/accedi per aggiungere ai preferiti

L'indicazione è quella di far arieggiare la casa almeno tre volte all'ora (almeno 12 se nella stanza è isolato un malato Covid-19). Inutile il lavaggio delle strade

Coronavirus: porte e finestre aperte riducono il rischio di contagio?

Quanto è importante far arieggiare la casa e altri ambienti chiusi per ridurre il rischio di entrare in contatto con il Sars-Cov-2? E quale impatto ha la «sanificazione» delle strade?
Francesca G. (Siena)


Rispondono Francesco Forastiere (epidemiologo ambientale del Cnr e del King’s College) e Floriano Bonifazi (presidente onorario dell'Associazione Allergologi Immunologi Italiani Territoriali e Ospedalieri)  

 

Il tema della ventilazione degli ambienti chiusi per prevenire il contagio da Coronavirus è stato finora poco toccato nel dibattito pubblico. Questo perché la trasmissione del virus in questione avviene quasi esclusivamente attraverso due modalità. La più diffusa è il contatto stretto con una persona malata o con un portatore sano del virus. In questo caso, il passaggio del Coronavirus attraverso le goccioline del respiro si concretizza attraverso la saliva, con un colpo di tosse e con uno starnuto. Un’altra possibilità è data dal contatto diretto di due persone: una già infetta e l’altra che lo diventa portando la propria mano a contatto con la bocca, il naso e gli occhi (favorendo così l’ingresso del virus nel nostro organismo). 

 


IL VIRUS RESISTE NELL'ARIA?

Molto meno, invece, si sa del rischio di contagio in un ambiente chiuso, come quello in cui stiamo trascorrendo la totalità delle nostre giornate. Uno starnuto libera nell'aria fino a 2 milioni di goccioline, un colpo di tosse all'incirca 1 milione e il solo parlare a voce alta quasi 3.000. Dal momento che, come già spiegato in un articolo pubblicato su Scienza in Rete, le particelle virali molto piccole (inferiori a 0.1 micron) possono permanere nell’ambiente come aerosol secondario, in una fase in cui tanti aspetti sono in fase di studio è opportuno adottare qualche accortezza. L'esempio più calzante è quello del bacillo della tubercolosi, che mantiene la sua capacità infettante anche nell'aria. Può essere inalato. E, grazie alla sua dimensione, raggiunge le parti più periferiche dei polmoni. 

Download

REGISTRATI

per scaricare o sfogliare il materiale

Virus. Protagonisti di grandi tragedie, ma anche alleati per la salute

CONTENUTO PLUS

Contenuto
Plus

Sei già registrato? ACCEDI

TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI


L'IMPORTANZA DEL RICAMBIO DELL'ARIA

La diffusione dovuta alla persistenza nell’aria - e dalla risospensione delle particelle virali - appare pertanto di cruciale importanza. Diversi studi hanno inoltre dimostrato che la trasmissione aerosolica può essere addirittura dominante all’interno delle abitazioni nelle epidemie influenzali. E tale modalità può spiegare l’effetto a lungo termine del virus dell’influenza di tipo A. Da questa consapevolezza, oltre che dall'impossibilità di indicare al momento quanto il virus eventualmente sopravviva all'esterno, sono nate le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità. I consigli delle autorità puntano a garantire un buon ricambio d’aria in tutti gli ambienti di caseuffici, strutture sanitarie, farmacieparafarmaciebanche, poste, supermercati e mezzi di trasporto. Come? Semplice: aprendo regolarmente le finestre.

 


COME E QUANTO APRIRE LE FINESTRE

La durata della ventilazione va commisurata alla grandezza dei locali e al numero delle persone presenti. Le principali linee guida internazionali raccomandano 3-6 ricambi all'ora, che devono arrivare fino a 12 se si parla della stanza in cui trascorre l'isolamento una persona infetta. Rispetto alle indicazioni date di consueto, vista l’assenza di traffico, tutte le finestre possono essere aperte per far cambiare l’aria in casa (anche quelle esposte sulle strade trafficate). Ed eventualmente anche per periodi di tempo più lunghi. Per garantire la salubrità degli ambienti domestici, occorre inoltre pulire regolarmente le prese e le griglie di ventilazione dell’aria dei condizionatori (con un panno inumidito con acqua e sapone oppure con alcol etilico 75%). 

 


REGOLE PIU' STRINGENTI IN UFFICI E SUPERMERCATI

Negli uffici e nei luoghi pubblici, inoltre, è necessario mantenere accesi e in buono stato di funzionamento gli impianti di ventilazione meccanica controllata, controllare i parametri microclimatici (temperatura, umidità relativa, anidride carbonica) ed eliminare il ricircolo dell’aria. Quanto ai filtri, occorre pulirli regolarmente i filtri ed eventualmente sostituirli, se si accerta che ve ne sono di più efficienti. Sarebbe preferibile che anche i negozi - vista l'affluenza, soprattutto i supermercati - in questa fase lascino aperte le porte, al fine di favorire un maggior ricircolo dell’aria.

 


INUTILE IL LAVAGGIO DELLE STRADE

Quanto alla «sanificazione» di strade, piazze e prati a cui negli ultimi giorni si stanno dedicati molti Comuni, non c’è alcuna evidenza che dimostri una riduzione del contagio da Coronavirus. Le superfici esterne non devono essere spruzzate ripetutamente con disinfettanti perché causa un inutile inquinamento ambientale che può essere evitato senza diminuire la probabilità di contagio. Al contrario, proprio per i motivi elencati all’inizio è indispensabile una sanificazione degli ambienti interni.

 Non fermare la ricerca. Dona ora per i pazienti più fragili.

Abbiamo a cuore i pazienti più fragili

Abbiamo a cuore i pazienti più fragili

Non fermare la ricerca


Scegli la tua donazione

Importo che vuoi donare

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


Articoli correlati


In evidenza

Torna a inizio pagina