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L'esperto risponde

Esiste davvero un legame fra autismo e schizofrenia?

pubblicato il 04-07-2012
aggiornato il 20-09-2017

Risponde il professor Francesco Barale, ordinario di psichiatria all'Università di Pavia, specialista in autismo e prevenzione della schizofrenia

Esiste davvero un legame fra autismo e schizofrenia?

E’ vero che chi è autistico da bambino poi diventa schizofrenico da adulto?

Gianni O., Milano

Risponde il professor Francesco Barale, ordinario di psichiatria all’Università di Pavia, specialista in autismo e prevenzione della schizofrenia


L'idea che l'autismo diventi in età adulta "qualcosa d'altro", in particolare si trasformi in schizofrenia, è completamente errata. E' il portato della mancata conoscenza delle caratteristiche specifiche dell'autismo e della confusione che fu fatta in passato, per molti decenni, tra schizofrenia ad esordio precoce ed autismo (che a lungo fu chiamato infatti, impropriamente, fino alla fine degli anni '70 del secolo scorso, "schizofrenia infantile").


Un'altra fonte di confusione fu determinata dal fatto che per denominare la sindrome descritta da Leo Kanner nel 1943 fu usato il termine "autismo", per analogia con la condizione di "ritiro" che è uno dei fenomeni fondamentali della schizofrenia. Ma l'autismo infantile non è, nella sua natura profonda e nelle sue determinanti fondamentali, un "ritiro", magari difensivo rispetto a traumi psicologici (altro abbaglio duro a morire), ma una difficoltà di base a entrare in normale sintonia con il mondo interumano, a decifrarlo, a capirne la mimica, le intenzioni. Questo per specifiche ragioni neurobiologiche. Difficoltà e alterazioni neurofunzionali che sono dimostrabili già in un’età precocissima.


Dall'inizio degli anni '80 la nozione di "schizofrenia infantile" è stata abbandonata a proposito dell'autismo, e sostituita, nella nosografia psichiatrica, prima con quella di "disturbi generalizzati (o pervasivi) dello sviluppo", poi con quella di "disturbi dello spettro autistico". Si tratta di un insieme di condizioni di cui la ricerca recente sta progressivamente individuando le basi neurofuzionali e le specifiche modalità di funzionamento neuropsicologico. Tutte le ricerche epidemiologiche testimoniano, infine, che nella quasi totalità dei casi l'autismo, una volta che il quadro si è consolidato, è una long life condition, vale a dire non diventa qualcosa d'altro con la crescita, ma rimane tale: autismo nell'età adulta. I bambini autistici diventano adulti con autismo. Questa è una realtà con cui i sistemi sanitari ed assistenziali non hanno ancora cominciato bene a fare i conti.


Discorso diverso è quello della “comorbidità”, cioè della presenza di più patologie: nell'età adulta la condizione autistica si accompagna spesso all'insorgenza di altre patologie psichiatriche, in particolare depressive e ansiose. La prevalenza della schizofrenia nella popolazione con autismo invece è circa dell' 1%, cioè analoga a quella della popolazione generale non autistica. Un altro caso particolare è quello degli autismi ad alto funzionamento e dei casi di sindrome di Asperger, che sono particolarmente a rischio sia per disturbi depressivo-ansiosi sia per evoluzioni, in taluni casi, sfumatamente psicotiche, nonché per diversi tipi di disturbi di personalità.


Le ragioni di tale importante comorbidità, che anche una nostra ricerca in corso a Pavia sta confermando, sono complesse e probabilmente risiedono sia nella condizione di vulnerabilità di base sia nella particolare difficoltà e frustrazione che caratterizza la vita di questi soggetti, che magari hanno anche un elevato livello di intelligenza e di istruzione, ma che rimangono fortemente disabili socialmente.


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