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Fatigue da cancro: che cos'è e come curarla?

pubblicato il 28-07-2019

La fatigue è uno dei sintomi più debilitanti del cancro e delle terapie usate per combatterlo. In alcuni casi, si esaurisce con la fine delle cure. In altri no: i consigli per ridurre la stanchezza

Fatigue da cancro: che cos'è e come curarla?

La fatigue è uno dei sintomi più debilitanti del cancro e delle terapie usate per combatterlo. È una forma di stanchezza estrema e persistente che rende difficile svolgere le più semplici attività quotidiane. Alcuni pazienti, con un periodo di adeguato riposo, riescono a recuperare le energie (in tal caso si parla di fatigue acuta). Altri non riescono a recuperare le energie neppure dopo un periodo di riposo (in questo caso si definisce cronica). 


Spesso, la fatigue diventa più intensa durante la somministrazione dei farmaci oppure subito dopo. La sensazione può essere particolarmente intensa nelle 36-48 ore che seguono la seduta di chemioterapia. Di solito la stanchezza scompare gradualmente alla conclusione del trattamento, ma alcuni pazienti continuano a sentirsi stanchi anche a distanza di molti mesi. Quando la fatigue entra nella vita di una persona, svolgere ogni attività può diventare un’impresa. I pazienti riferiscono di avere difficoltà a compiere le più comuni attività quotidiane (persino fare una doccia o pettinarsi); di sentirsi completamente svuotati di ogni energia; di avere difficoltà a concentrarsi e a prestare attenzione, a parlare e a prendere decisioni; di non riuscire a ricordare le cose; di sentirsi la testa vuota; di soffrire di disturbi del sonno; di essere estremamente emotivi.


L’insorgenza della fatigue è riconducibile ai molti cambiamenti nel funzionamento dell’organismo indotti dal cancro, agli effetti dei trattamenti e alle ricadute psicologiche della malattia. In particolare tra le cause principali ci sono l’anemia (che può essere causata dalla chemioterapia, dalla radioterapia o dallo stesso tumore), i disturbi del metabolismo che possono insorgere come risposta al tumore e che rendono meno efficiente il modo in cui l’organismo produce energia, le terapie che possono indurre diversi cambiamenti in grado di generare la fatigue, i problemi alimentari (nausea, vomito, perdita di appetito); il dolore; i disturbi del sonno e la sofferenza psichica.


Purtroppo non esiste un trattamento che consenta di controllare in maniera efficace e definitiva la fatigue. In alcuni casi si può intervenire sulle sue cause. Per esempio, quando è connessa alla presenza di anemia, si può ricorrere a trasfusioni di sangue oppure si possono mettere in atto strategie per favorire una migliore alimentazione o, ancora, intervenire sui sintomi depressivi. Tuttavia, quasi sempre la fatigue è il risultato di un concorso di cause e quindi i singoli interventi non risolvono completamente il problema. Alcune ricerche hanno dimostrato che alcuni farmaci psicostimolanti possono attenuare i sintomi dell’astenia, ma al momento non esistono prove sufficienti per l’utilizzo abituale nella pratica. Ciononostante, in alcuni casi il medico può decidere di prescriverli per un breve periodo di tempo. Lo stesso vale per alcuni integratori (per esempio quelli contendenti ginseng), ma anche in questo caso non c’è una dimostrazione definitiva della loro efficacia.


Possono essere invece di aiuto interventi di supporto psicosociale come terapia di gruppo, psicoterapia individuale, percorsi per apprendere strategie di coping. Inoltre, contrariamente a quanto si riteneva in passato quando ai pazienti con tumore che soffrivano di fatigue si consigliava il riposo, anche l’attività fisica può essere efficace. In particolare l’esercizio aerobico, per esempio camminare o andare in bicicletta, sia durante sia dopo il trattamento per cancro può contribuire a ridurre i sintomi.



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