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HIV: da una compressa al giorno ad un'iniezione al mese

pubblicato il 30-03-2020

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Farmaci per l'HIV sempre più efficaci e a lunga durata d'azione. Grazie alle nuove formulazioni sarà possibile effettuare la somministrazione una sola volta al mese

HIV: da una compressa al giorno ad un'iniezione al mese

I primi farmaci anti HIV consistevano in un cocktail di 15 compresse giornaliere. Con il progresso della ricerca si è arrivati ad una pillola al giorno. Oggi, grazie ai long-acting drugs, basta un'iniezione al mese. Uno studio pubblicato sulle pagine del New England Journal of Medicine ha infatti dimostrato che non c'è alcuna differenza nell'efficacia delle terapie tra la somministrazione giornaliera per via orale e quella mensile via intramuscolo.

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L’avvento degli antiretrovirali, sperimentati a partire dagli anni novanta, è stato una rivoluzione nella cura delle persone sieropositive. I dati sulla sopravvivenza non lasciano spazio ad interpretazioni: oggi, se trattata in tempo, l’aspettativa di vita media è paragonabile a quella di chi non è mai venuto in contatto con il virus. Un risultato straordinario raggiunto passo dopo passo. Se all’inizio la terapia consisteva in numerose compresse giornaliere, con importanti effetti collaterali, oggi tutte le componenti sono condensate in un'unica soluzione a bassissima tossicità.

UN'INIEZIONE AL MESE

Ma se la singola compressa è realtà da ormai diversi anni, la ricerca ha proseguito nell'intento di migliorare ulteriormente la qualità di vita di chi deve convivere con la presenza del virus. Da qualche tempo sono in fase di sperimentazione i long-acting drugs, molecole a lunga durata d’azione. Si tratta di formulazioni differenti di farmaci già esistenti. Questi non vengono più somministrati per bocca bensì attraverso iniezioni intramuscolari.

Nello studio da poco pubblicato, gli scenziati di diversi centri internazionali per la cura dell'HIV (per l'Italia il professor Giuliano Rizzardini dell'Ospedale Sacco di Milano) hanno coinvolto 616 persone sieropositive. Il primo gruppo di 313 ha seguito la normale terapia giornaliera con cabotegravir e rilpivirina; il secondo la medesima composizione ma via intramuscolo una volta al mese. A 48 settimane dall'inizio della sperimentazione la quantità di virus circolante, "spia" dell'efficacia della terapia antiretrovirale, è risultata identica in tutti e due i gruppi, segno della bontà di entrambe le vie di somministrazione.

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Risultati, quelli raggiunti nello studio appena pubblicato, che non rappresentano affatto un arrivo. Sono infatti in fase di sperimentazione altre formulazioni che potrebbero portare l'iniezione ad una volta ogni 4 mesi. Un vantaggio notevole sia in termini di qualità di vita sia pensando a quei luoghi dove la distribuzione dei farmaci è difficoltosa. Non solo, tale via di somministrazione sarà particolarmente utile per quelle persone con problemi psichiatrici che difficilmente riescono a seguire in maniera continuativa le terapie. Risultati impensabili solo 30 anni fa quando una diagnosi di sieropositività equivaleva ad una condanna.

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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