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Aids: le terapie antiretrovirali bloccano la trasmissione del virus

pubblicato il 14-06-2019

I farmaci che «cronicizzano» l'Aids permettono a chi è sieropositivo (solo se in trattamento) di avere rapporti non protetti col partner, senza il rischio di trasmettere l'infezione

Aids: le terapie antiretrovirali bloccano la trasmissione del virus

Senza preservativo, purché in trattamento con gli antiretrovirali. Sommando queste due condizioni, anche le persone sieropositive potranno avere rapporti sessuali non protetti, senza correre il rischio di trasmettere l'Hiv al proprio partner. Un obiettivo nemmeno immaginabile fino a qualche anno fa, raggiunto dopo anni di utilizzo dei farmaci che interrompono i meccanismi di cui il virus si serve per replicarsi e infettare nuove cellule

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LA TERAPIA ANTIRETROVIRALE BLOCCA LA TRASMISSIONE DEL VIRUS  

Oltre a cambiare il decorso della malattia, i farmaci oggi in uso contro l'Aids stanno mutando anche le caratteristiche del contagio. Chi fa un uso corretto e regolare delle cure antiretrovirali, infatti, ha un rischio di trasmettere l’infezione da Hiv pari a zero. Questo è quanto emerge dai risultati dello studio «Partner», pubblicato sulla rivista The Lancet. La ricerca, condotta in 14 Paesi europei coinvolgendo quasi mille coppie omosessuali, ha dimostrato che le persone che assumono regolarmente farmaci antiretrovirali, pur avendo rapporti non protetti con partner mai a contatto con l'Hiv, non trasmettono l'infezione. A consolidare l'evidenza, un periodo di osservazione di due anni: oltre 76mila i rapporti sessuali rilevati, 472 i contagi evitati. Quelli che invece ci sarebbero stati se i pazienti non fossero stati in trattamento con gli antiretrovirali. «Un risultato rivoluzionario - afferma Antonella D'Arminio Monforte, direttore della struttura complessa di malattie infettive dell'Asst Santi Paolo e Carlo -. Le persone sieropositive in cura non sono più fonte di contagio e possono affrontare più serenamente la comunicazione della loro condizione con il proprio partner».

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A marcare la differenza rispetto ad altre ricerche è stato il mancato ricorso alla profilassi pre-esposizione (PreP): consistente nella somministrazione profilattica degli antiretrovirali nei confronti di persone sane, ma esposte al rischio di contagio. Dunque sarebbero i soli farmaci assunti dal partner sieropositivo, azzerando la carica virale, a impedire il contagio per via sessuale. Detto ciò, in questo modo si risulta comunque esposti al rischio di contrarre altre infezioni sessualmente trasmissibili. Motivo per cui l'indicazione a fare uso del preservativo rimane valida, soprattutto quando si hanno rapporti con partner occasionali. Questo perché «il rischio non è rappresentato più dalle persone in terapia, ma da quella quota di pazienti inconsapevoli, che nel nostro Paese è stimata attorno alle quindicimila unità», per dirla con Andrea Antinori, direttore sanitario dell'Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. Un problema su due fronti: per loro (non essendo in terapia, l'infezione progredisce) e per chi con loro entra in contatto (inconsapevoli di poter trasmettere l'Hiv).


Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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