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L'esperto risponde

Inquinamento: i nuovi diesel sono peggio della benzina?

pubblicato il 03-05-2012

Risponde Roberto Boffi, pneumologo responsabile del Centro antifumo dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano

Inquinamento: i nuovi diesel sono peggio della benzina?

Risponde Roberto Boffi, pneumologo responsabile del Centro antifumo dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano

Ho letto che una ricerca americana ha dimostrato che le emissioni dei motori diesel che respiriamo tutti i giorni in città fanno venire il cancro ai polmoni. Quindi i «nuovi diesel sono peggio della vecchia benzina»? L’unica soluzione che ci resta per non ammalarci è andare a vivere in campagna o al mare? O (ci credo poco) in Italia si sta meglio che negli Stati Uniti?
Giovanni, Roma

RISPOSTA

Caro Giovanni, l’articolo a cui fa riferimento, pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute, conferma inequivocabilmente il dato già noto che il diesel è un agente di per sé cancerogeno. Va peraltro detto che i soggetti osservati nello studio non sono quelli di una popolazione generale, bensì dei lavoratori in miniera con situazioni eccezionali di esposizione, ossia a concentrazioni molto alte di emissioni da motori diesel.

La dannosità e in particolare la tossicità per l’apparato respiratorio dell’inquinamento atmosferico era stata comunque ampiamente dimostrata da altre ricerche scientifiche: si pensi ad esempio all’aumento degli indici infiammatori, come l’ossido nitrico, nei bambini asmatici esposti a maggiori concentrazioni nell’aria di polveri sottili (il famigerato PM2.5, di cui il diesel è sicuramente uno dei maggiori produttori).

Com’è la qualità dell’aria in Italia e in specie nelle grandi città? Qualcosa si sta cercando di fare per migliorare l’inquinamento da traffico con l’introduzione per i diesel dei filtri antiparticolato, ma tanto resta ancora da capire e agire di conseguenza per limitare al massimo i rischi per la nostra salute. Di sicuro è utile abitare e lavorare quanto più possibile lontano dalle arterie stradali più trafficate, così da proteggersi dal cosiddetto «inquinamento da prossimità», ricco della frazione più tossica del particolato fine (il cosiddetto black carbon) e sui cui danni potenziali si stanno recentemente moltiplicando le evidenze scientifiche.
 

Va però sottolineato che il nemico numero uno per i polmoni resta il fumo, responsabile da solo dell’85 per cento dei casi di tumore polmonare. Inoltre proprio il laboratorio di ricerca sul fumo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha pubblicato alcuni anni fa su Tobacco Control un importante studio in cui si dimostrava che tre sole sigarette accese consecutivamente in un box emettono 10 volte più polveri sottili di un motore diesel, pur di nuova generazione e con carburante «ecologico», tenuto acceso per mezz’ora nello stesso box.

Concludo ricordando a tutti i fumatori che i metodi per smettere sono molti e ce ne sono alcuni, sia psicologici sia farmacologici, di ormai provata efficacia. Per questi basta rivolgersi a uno dei Centri antifumo italiani elencati nel sito dell’OssFAD , che viene annualmente controllato e aggiornato dall’Istituto superiore di sanità.


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