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L'esperto risponde

Lavaggi nasali: quando e come farli?

pubblicato il 19-01-2016

Risponde Renato Cutrera, responsabile dell'Unità di bronco-pneumologia dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e presidente della Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili (Simri)

Lavaggi nasali: quando e come farli?

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Il mio bambino è soggetto a molti raffreddori durante l’inverno. Sono indicati i lavaggi nasali e con quali soluzioni?

Francesca M. (Pistoia) 

Risponde Renato Cutrera (nella foto), responsabile diell'untià di bronco-pneumologia dell'ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma e presidente della Società ITaliana per le Malattie Respiratorie Infantile (Simri)

Le semplici malattie del raffreddamento, prima fra tutte il raffreddore, che si ripetono anche una o più volte durante l’inverno in un bambino sano, ovvero che non ha problemi di infezioni respiratorie ricorrenti dovute a una specifica patologia, possono essere trattate efficacemente con terapie nasali. Va precisato però che circa il 70-80% delle infezioni respiratorie nei bambini sono di natura virale e questo significa che non esiste una terapia mirata al virus (come avviene invece nel caso dei batteri che vengono uccisi con un antibiotico), bensì terapie utili ad alleviare i sintomi respiratori che le accompagnano.

L’azione di sollievo è tanto più importante perché le prime vie aeree dell’apparato respiratorio svolgono comunemente una azione di difesa attraverso delle ciglia. Dal naso in giù, sono infatti presenti tanti piccoli ‘bastoncini’ che si muovono e battono dall’alto verso il basso per effettuare la pulizia del naso e dell’apparato respiratorio dalle secrezioni che normalmente si accumulano e che vengono prodotte naturalmente dal nostro corpo. Quando c’è una problematicità, come ad esempio un raffreddore e un virus, questa capacità di movimento delle ciglia e di pulizia è sensibilmente rallentata ma docce nasali, spray, instillazioni o lavaggi con sacche nasali, effettuati con particolari soluzioni, a seconda dell’età del bambino e della problematica, possono contribuire a ripristinare il normale equilibrio idroelettrolitico, richiamando la presenza di acqua che rappresenta il motore per il buon  funzionamento delle ciglia, dando anche sollievo alla respirazione del piccolo.

In particolar modo nel lattante o nel bambino sotto l’anno, sono indicate delle instillazioni, ovvero dei piccoli lavaggi con delle pompette con una soluzione normosalina (composta da acqua e da una soluzione fisiologica con basse percentuali (0.9%) di cloruro di sodio utile a idratare le vie aeree), mentre in bambini più grandicelli si può ricorrere a qualche arma un po’ più efficace. Come i più tradizionali aerosol, smentendo la convinzione che facciano male perché smuovono il catarro (infatti se la tosse da secca diventa morbida e favorisce la discesa delle secrezioni è un benefico ‘effetto collaterale’); gli spray, bombolette senza gas propellente, che instillano una soluzione salina o ipertonica (con una componente di cloruro di sodio del 3%) con degli spruzzi in entrambe le narici i quali sono ripetibili 3-4 volte al giorno ed  in particolare prima di andare a dormire; delle docce nasali, indicate nei casi più resistenti in cui può essere necessaria una pulizia più aggressiva, effettuate attraverso degli accessori montati sugli aerosol a compressori. In ultimo è possibile fare dei lavaggi anche utilizzando delle sacche nasali vere e proprie, più efficaci ma più fastidiosi perché richiedono che la procedura venga fatta sul lavandino, in cui la soluzione salina o ipertonica, portata da un deflussore in una narice compie un lavaggio completo di entrambe le cavità nasali. Esistono anche dei preparati a cui viene aggiunto un piccolo quantitativo di acido ialuronico che si è dimostrato efficace nel dare sollievo alla mucosa nasale, alleviando cioè la possibile irritazione data dalla soluzione salina.

I lavaggi, in ogni loro forma e con soluzioni naturali, non presentano dunque controindicazioni e, dopo un primo approccio con il pediatra, possono essere utilizzati tranquillamente dalla mamma in funzione dei sintomi delle banali infezioni, anche per lunghi periodi o più volte nel corso dell’inverno, perché non hanno effetti collaterali. In linea generale dunque i raffreddori, anche ricorrenti, non destano preoccupazioni fino al momento in cui  non cominciano a fare la comparsa delle secrezioni giallastre, indice di una possibile infezione, che richiede una consulenza pediatrica per l’impostazione di una terapia mirata o di eventuali esami diagnostici per evitare che il raffreddore si possa trasformare in sinusite o evolvere in qualche condizione più seria.  

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