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L'esperto risponde

Linfonodi ingrossati nei bambini: cosa fare?

pubblicato il 07-07-2014
aggiornato il 14-02-2017

Risponde Susanna Esposito, direttore dell’unità di pediatria ad alta intensità di cura - Policlinico, Università degli Studi di Milano

Linfonodi ingrossati nei bambini: cosa fare?

 

La mia bambina di due anni e mezzo ha spesso i linfonodi ingrossati, toccandole il collo si sentono quasi sempre delle "palline". La pediatra mi rassicura e dice che non c'è nulla di strano, ma vorrei capirne di più. Quando dovremmo preoccuparci?

Grazie mille!

Roberta, Como

Risponde Susanna Esposito (nella foto), direttore dell’unità di pediatria ad alta intensità di cura - Policlinico, Università degli Studi di Milano

Il tessuto linfatico è rappresentato nel bambino in modo più rilevante che nell’adulto. Fisiologicamente, infatti, il tessuto linfoide aumenta progressivamente dalla nascita fino a raggiungere un picco intorno agli 8-11 anni, per poi regredire dalla pubertà in poi. Le linfoadenopatie, cioè le alterazioni dei linfonodi per dimensione, numero e consistenza, nella maggior parte dei casi hanno origine infettiva e si risolvono nel giro di 4-6 settimane. Possono essere causate da batteri  (staphylococcus aureus, streptococcus pyogenes o malattie da graffio dei gatti o dei cani) o virus (citomegalovirus, herpes simplex, epatite B).  

Per un’anamnesi efficace delle linfoadenopatie è importante prendere in considerazione alcuni fattori: la dimensione del linfonodo, l’età del bambino e i segni e i sintomi di accompagnamento. Dal punto di vista pratico, in età pediatrica un linfonodo può essere considerato anormale se ha un diametro superiore a un centimetro ella zona cervicale o ascellare e 1,5 centimetri nella zona inguinale. L’età del bambino è un altro fattore di fondamentale importanza: se malattie come la leucemia linfoblastica acuta o il linfoma non Hodgkin esordiscono più frequentemente nel bambino di età inferiore ai 6 anni, carcinoma del rinofaringe o tiroide e linfoma di Hodgkin esordiscono prevalentemente oltre i 6 anni di età. Le infezioni batteriche e le infezioni da micobatteri non tubercolari sono, invece, più frequenti nei bambini di età compresa tra 1 e 4 anni. È importante ricercare, inoltre, la presenza di segni e sintomi di accompagnamento: la comparsa di febbre, rinite, tosse o congiuntivite suggeriscono un’origine virale dell’infezione. Graffi di animali domestici possono suggerire, invece, bartonellosi o infezione da stafilococco.

Febbre persistente, aspetto settico e decadimento delle condizioni generali possono indicare un’infezione batterica. Di fronte a una linfoadenopatia, si consiglia un atteggiamento di vigile attesa: nella maggior parte di questi casi, soprattutto se coesistono febbre o rinite, si tratta per lo più di infezioni virali delle alte vie respiratorie. Se la situazione dovesse aggravarsi con febbre, astenia, perdita di peso ed esantema, il consiglio è indagare l’eventuale presenza di malattie croniche:  quali tubercolosi, immunodeficienze e neoplasie.

Oltre il 25% dei tumori maligni in età pediatrica, infatti, si verifica a carico della testa e del collo e i linfonodi cervicali sono quelli più frequentemente interessati. Sono diverse le caratteristiche che devono indurre a sospettare una patologia neoplastica: linfonodi più grossi di due centimetri, aumento delle dimensioni per oltre due settimane, mancata regressione completa dopo 2-3 mesi, alterazioni alla radiografia del torace presenza di febbre, perdita di peso, sudorazione notturna.


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