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L'esperto risponde

Meningioma: si può evitare l’intervento?

pubblicato il 29-09-2015

Risponde Roberto Delfini, docente di neurochirurgia all’Università Sapienza di Roma e past president della Società Italiana di Neurochirurgia

Meningioma: si può evitare l’intervento?

Ho 47 anni e, a seguito di un trauma cranico successivo a un incidente, mi è stato diagnosticato un meningioma. Trattandosi di un tumore quasi sempre benigno, è possibile evitare l’intervento? Grazie per la risposta,

Emanuele D. L. (L’Aquila)

Risponde Roberto Delfini (nella foto), docente di neurochirurgia all’Università Sapienza di Roma e past president della Società Italiana di Neurochirurgia

L’intervento è necessario, in quanto riconosciuto come il trattamento più efficace per la cura di questi tumori. Dal suo esito dipende il decorso della malattia. La possibilità di ricorrere alla chemioterapia c’è, ma riguarda soltanto i tumori più aggressivi che si ripresentano dopo l’intervento chirurgico e le terapie radianti. Il meningioma è un tumore, quasi sempre benigno, che si origina dalla dura madre, la membrana più esterna delle tre che avvolgono l’encefalo e il midollo spinale. Dai numeri si nota che le donne si ammalano più di frequente, rispetto agli uomini. L’incidenza, tra loro, raggiunge anche il 6,2% ed è circa tre volte più alta rispetto a quella che si riscontra negli uomini, con un aumento delle diagnosi nel corso della età. 

I meningiomi, come probabilmente accaduto a lei, vengono spesso scoperti per caso. Non ci sono infatti segni tipici o sintomi collegabili in maniera inequivocabile a questo tumore. La loro crescita è lenta e la diagnosi avviene quasi sempre a seguito di esami di diagnostica per immagine, come la tac e la risonanza magnetica, effettuati a seguito di un trauma cranico o per indagare le cause di una forma di cefalea intensa. L’unico sintomo che può guidare lo specialista alla diagnosi è la comparsa di una crisi epilettica in un adulto che mai ne aveva sofferto prima. Altri sintomi possono essere la conseguenza della compressione di un’area cerebrale: come l’irritabilità e l’aggressività, la presenza di disturbi della vista e del linguaggio, la riduzione della forza nelle braccia o nelle gambe. È più difficile, però, partire da queste indicazioni per risalire alla diagnosi.

I risultati del trattamento chirurgico sono buoni nella maggioranza dei casi. A condizionarli sono lo stato generale del paziente, la biologia e la localizzazione del tumore. In nove casi su dieci il meningioma è benigno, ma esistono delle varianti maligne, che come detto richiedono il supporto della radio e della chemioterapia. I tumori più difficili da operare sono quelli più profondi. Negli ultimi anni, però, si sono diffuse diverse tecniche che hanno permesso di operare anche i casi più delicati e i pazienti più anziani, considerando che i meningiomi si manifestano spesso dopo gli ottant’anni. In alcuni casi è stata proposta la chirurgia a paziente sveglio, in anestesia locale, per ovviare ai rischi connessi alla ventilazione meccanica assistita. Un ulteriore passo avanti è stato ottenuto con la tecnica endoscopica. Un ulteriore campo nel trattamento dei meningiomi è l’impiego della neuroangiografia preoperatoria, che permette di ridurre il volume delle lesioni tramite embolizzazione arteriosa. L’ultimo sviluppo riguarda l’uso del laser al tullio, che cui anche  l’asportazione dei meningiomi in sedi delicate è più precisa e sicura.  

 


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