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Perché si vaccinano i bambini per malattie che in Italia non esistono più?

pubblicato il 26-04-2018

Perché con la globalizzazione è concreto il rischio di ritorno di malattie che In italia non si registrano da anni o l’introduzione di altre finora mai presenti

Perché si vaccinano i bambini per malattie che in Italia non esistono più?

Negli anni Cinquanta è stato possibile sconfiggere una delle più terribili minacce per i bambini e per i loro genitori come il vaiolo grazie alla disponibilità e all’uso esteso delle vaccinazioni. Ai giorni nostri si continuano a vaccinare i più piccoli contro malattie come la difterite o la poliomielite (malattie che sembrano praticamente scomparse, in italia, per effetto delle campagne vaccinali di massa). Una procedura superflua? No, affatto, perché alcune di queste malattie infettive altamente pericolose sono ancora presenti in numerosi Stati - alcuni dei quali anche molto vicini - e potrebbero essere reintrodotte in Italia, colpendo le persone non vaccinate. 


Si tratta degli effetti della globalizzazione: i confini del mondo non sono più così netti, le persone viaggiano per lavoro o per piacere molto più spesso di un tempo, anche lo spostamento delle merci da Paese a 
Paese è stato semplificato. Tutto questo comporta il ritorno di malattie che in italia non esisterebbero più, come la tubercolosi, oppure l’introduzione di malattie che non sono mai state presenti in Italia.

È il caso, ad esempio, del virus chikungunya: individuato in India nel 1963, il virus ha causato una grande epidemia nelle isole e nei paesi che si affacciano sull’oceano indiano nel 2004-05, con anche migliaia
di casi d’importazione nei paesi occidentali. In quel periodo, nell’isola di La Reunion, un terzo della popolazione fu infettata, e un’epidemia locale si è sviluppata anche in italia, in Emilia Romagna.

Secondo i dati pubblicati alla fine del 2017 dall'European Centre for Disease Prevention and Control, in Europa nel 2015 si cono registrati 65 casi di difterite. L'Istituto Superiore di Sanità ne segnala 8 in Italia fra il 2015 e il 2017.  

L'Europa è stata dichiarata polio-free (libera da poliomielite) dal 2002, ma la storia ci insegna che sporadicamente si possono verificare epidemie in gruppi di persone non protette (accadde nel 2001 fra bambini Rom in Bulgaria e nel 1992 in una comunità religiosa olandese che rifiutava le vaccinazioni). La poliomielite resta endemica in alcuni paesi come Nigeria, Pakistan e Afghanistan. Nel 2015 si sono registrati due casi di poliomielite in Ucraina. Secondo gli esperti, mantenere la copertura vaccinale è indispensabile per mantenere la regione europea indenne da focolai di infezione.


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