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L'esperto risponde

Reflusso gastroesofageo: c'è un'alternativa agli inibitori di pompa protonica?

pubblicato il 23-04-2021

Gli inibitori di pompa protonica sono i farmaci più utilizzati per curare il reflusso gastroesofageo. Ma in alcuni casi occorre sospenderne l'assunzione: ecco quando

Reflusso gastroesofageo: c'è un'alternativa agli inibitori di pompa protonica?

Soffro di ernia iatale da scivolamento iniziale e reflusso gastrico. Per due mesi il medico mi ha prescritto una compressa al giorno di esomeprazolo da 40 milligrammi. Purtroppo però soffro di crampi alle gambe e ai piedi, che con questo farmaco mi sono aumentati notevolmente. Come anche i dolori allo stomaco. Inoltre riscontro un aumento della fame e del peso corporeo. Devo interrompere la cura o c'è un farmaco alternativo a questo? 

Anna Roberta L.


Risponde Alessandro Repici, direttore del dipartimento di gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell'Istituto Clinico Humanitas e docente di gastroenterologia di Humanitas University


L’ernia iatale è un disturbo di natura anatomica, determinato dal passaggio di una porzione dello stomaco all’interno del torace, attraverso un foro nel diaframma chiamato iato esofageo. Il problema riguarda all'incirca 1 italiano su 10 ed è diffuso soprattutto nella popolazione anziana. Si tratta di una condizione che talora può essere associata alla malattia da reflusso gastroesofageo

 

Questo è probabilmente il suo caso. La terapia che le è stata prescritta prevede l'assunzione di un inibitore di pompa protonica. Quanto agli effetti collaterali descritti, l'aumento della fame e del peso corporeo non possono essere ricondotti al farmaco citato. Diverso è invece il discorso relativo ai crampi. Tra gli effetti collaterali degli inibitori di pompa protonica, c'è infatti anche il danno muscolare: da segnalare sempre al proprio medico, soprattutto di fronte alla comparsa di sintomi piuttosto invalidanti. 

QUANDO È IL CASO DI USARE
GLI INIBITORI DI POMPA PROTONICA? 

 

In tal caso c'è l'indicazione alla sospensione della terapia. E, se necessario, la sostituzione di questi farmaci con gli H2 antagonisti (il più noto è la ranitidina). Questi farmaci, seppur meno potenti, sono i capostipiti del trattamento dell’ulcera gastrica e del reflusso gastroesofageo. Hanno sì un’efficacia meno duratura nel tempo, ma anche un minor effetto dannoso per i muscoli. Cuore compreso, visto che diversi studi hanno ipotizzato che l'assunzione degli inibitori di pompa protonica possa in qualche modo essere associata a un aumento del rischio cardiovascolare: anche se i dati attualmente disponibili sono difficili da confermare.


Naturalmente questa valutazione, così come eventuali correzioni da apportare alla dieta e più in generale allo stile di vita, devono essere concertate con il suo gastroenterologo di riferimento.



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