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L'esperto risponde

Vaccini contro le allergie: quali le soluzioni disponibili?

pubblicato il 20-04-2016
aggiornato il 04-01-2017

Risponde Massimo Triggiani, direttore dell’unità di allergologia dell’azienda ospedaliero-universitaria San Giovanni di Dio Ruggi d’Aragona e professore associato di allergologia all’Università di Salerno

Vaccini contro le allergie: quali le soluzioni disponibili?

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“Quali sono i vaccini oggi disponibili contro le allergie?”.

Ludovica V. (Padova)

Risponde Massimo Triggiani (nella foto), direttore dell’unità di Allergologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria San Giovanni di Dio Ruggi d’Aragona e professore associato di Allergologia all’Università di Salerno

Più che di  vaccini per le allergie, è corretto parlare di immunoterapia specifica o desensibilizzante. Lo scopo di questi trattamenti è attenuare la risposta immunitaria anomala che alcuni allergeni sono in grado di provocare nel nostro organismo. L’immunoterapia non agisce sui sintomi, ma sul sistema immunitario. «Spegne» cioè progressivamente la reazione anomala alla base dei fastidiosi sintomi allergici: ecco la vera differenza rispetto ai farmaci tradizionali, antistaminici e cortisonici. L’individuo, a seguito di questo trattamento (sottocutaneo o sublinguale), otterrà una certa tolleranza alla sostanza a cui prima risultava allergico, che potrebbe comunque non essere assoluta. La terapia va condotta per un minimo di tre anni e per un massimo di cinque. Questo, per quanto si è visto negli studi finora condotti, appare il tempo necessario a fare in modo che la «desensibilizzazione» si concretizzi. La somministrazione dell’allergene avviene in dosi crescenti, fino al raggiungimento di una dose di mantenimento da assumere a intervalli di tempo regolari.

Le allergie per cui l’immunoterapia risulta possibile sono quelle causate dai  pollini, dalle muffe, dal pelo di gatto e di cane e dal veleno di api e vespe. Al momento soltanto l’immunoterapia per la graminacee risulta interamente coperta dal Sistema Sanitario Nazionale in tutte le Regioni. Lo stesso dovrebbe accadere, a partire dal 2017, per la «vaccinazione» (in compresse) contro gli acari della polvere. Si tratta di una svolta, dal momento che una quasi un allergico su cinque manifesta una reazione, respiratoria e talvolta cutanea, a questo allergene. Con un aggravante: che a differenza di chi è allergico ai pollini e vede riacutizzare i sintomi in autunno e in primavera, in questo caso l’allergia «dura» tutto l’anno.

Tutti i pazienti allergici che scoprono di avere questa nuova arma a disposizione dovranno fare ricorso all’immunoterapia? Non proprio. L’indicazione deve giungere da uno specialista: allergologo, pneumologo o immunologo. E sempre dopo aver accertato il legame tra la sostanza e la risposta allergica e, in linea di massima, quando i farmaci classici (antistaminici e cortisonici) non si sono rivelati in grado di alleviare i sintomi: lasciando di fatto il paziente in una condizione disagevole. L’immunoterapia è specifica per ogni singolo antigene. Ciò vuol dire che, in caso di contemporanea presenza di più allergie, quella non trattata non tenderà a sfumare. L’immunoterapia non è indicata nei bambini con meno di cinque anni, negli adulti con asma grave, in chi soffre di malattie autoimmuni, pressione alta e scompenso cardiaco.

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