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Neuroscienze

Coronavirus: in Italia quasi 1.5 milioni di persone l'hanno incontrato

pubblicato il 04-08-2020

Pubblicati i primi dati dell'indagine di sieroprevalenza. Il 2.5 per cento della popolazione ha sviluppato anticorpi contro il Coronavirus Sars-CoV-2, sei volte i casi ufficiali rilevati. Ma siamo ancora quasi tutti esposti

Coronavirus: in Italia quasi 1.5 milioni di persone l'hanno incontrato

Quanti italiani sono entrati i contatto con il nuovo Coronavirus? Circa il 2.5 per cento della popolazione, poco meno di un milione e mezzo di persone. È quanto risulta dai primi (e provvisori) dati dell’indagine di sieroprevalenza avviata per valutare la diffusione del virus Sars-CoV-2 fra i residenti in Italia e resi noti il 3 agosto.

 

L’INDAGINE

I risultati derivano dalla ricerca epidemiologica avviata nel mese di maggio da Ministero della Salute e Istat, con l’aiuto della Croce Rossa italiana e delle Regioni. Come in altri paesi, l’urgenza era capire quante persone abbiano sviluppato anticorpi contro Sars-CoV-2, un dato essenziale per valutare la circolazione del virus, per capire quanti individui siano asintomatici e quante infezioni realmente esistano nella popolazione rispetto al dato diagnostico ottenuto con i tamponi. Il percorso della ricerca è stato accidentato e meno semplice del previsto, ma ha portato comunque al primo, importantissimo, rilevamento su ampia scala fra i residenti in Italia.

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I NUMERI

Il proposito era analizzare gli anticorpi (immunoglobuline IgG) nel sangue di un campione rappresentativo di 150.000 soggetti, tramite i famosi test sierologici. Ma com’è noto il reclutamento dei volontari è stato difficoltoso, in una fase ancora complessa della pandemia, nell’incertezza e nel timore delle misure di isolamento. Così a fine maggio sono stati raccolti 64.660 campioni, un numero comunque consistente e che - sottolineano i ricercatori - «ha permesso la produzione di stime coerenti sia con i dati di contagio e di mortalità da SARS-CoV-2, sia con i risultati prodotti da indagini condotte a livello locale in alcune realtà del Paese, nonché analoghe indagini svolte nel panorama internazionale». Sono quindi 1 milione 482 mila le persone che sono state risultate IgG positive, dunque che hanno sviluppato anticorpi contro il virus Sars-CoV-2. A livello nazionale, il 2.5 per cento, un dato in linea con quelli ottenuti in altri paesi, e pari a sei volte il numero di infezioni rilevate con il tampone e registrate nelle stime ufficiali Istat (poco meno di 250mila). Ma a livello regionale le differenza sono profondissime e balzano all’occhio.

 

DIFFERENZE REGIONALI

L’informazione più evidente dal report del Ministero della Salute e Istat è la variabilità geografica della sieroprevalenza: se la media italiana è il 2,5 per cento dei residenti, in Lombardia è il 7.5 per cento (oltre 750.000 persone infettate, in numeri assoluti), in Val d’Aosta il 4 per cento e poi varie Regioni e province che si assestano intorno al 3 per cento: Bolzano (5 mila persone circa), Trento (16.800), Liguria (47.650), Piemonte (130 mila), Emilia Romagna (125 mila), Marche (41.600). Nelle regioni del Sud la percentuale di cittadini con anticorpi contro Sars-CoV-2 nel sangue scende al di sotto dell’uno per cento. In Puglia 0.9 per cento (35.700 persone), in Campania 0.7 fino allo 0.3 per cento di Sardegna e Sicilia.

 

DUE MESSAGGI IMPORTANTI

Cosa ci dicono gli esiti del rapporto? Due informazioni fondamentali. Primo, quasi un terzo (27.3 per cento) delle persone che hanno sviluppato anticorpi non ha avuto sintomi. È un segnale da non sottovalutare perché, sebbene ci sia ancora da capire chi e in che misura sia in grado di infettare gli altri, potenzialmente la quota di asintomatici, individui che possono essere portatori inconsapevoli di contagio, è elevata. Il che suggerisce di tenere alta la guardia e insistere sulla identificazione dei positivi e sul tracciamento dei loro contatti. Secondo: la stragrande maggioranza degli italiani (97.5 per cento) non è venuta a contatto con il virus, non ha anticorpi specifici ed è quindi ancora esposta all’infezione.

 

CHI SONO I PIÙ ESPOSTI?

Uomini e donne risultano essere entrati in contatto con il virus senza particolari differenze, mentre se si guarda l’età non sorprende che siano gli estremi degli anziani con più di 85 anni e dei bambini al di sotto dei 5 ad avere il dato più basso (rispettivamente 1.8 per cento e 1.3). Chi è risultato nettamente più esposto al Coronavirus sono stati i lavoratori del comparto sanitario: sieroprevalenza al 5.3% e fino a sfiorare il dieci per cento nelle aree dove il virus è circolato di più.

 

IL LAVORO

Camici bianchi a parte, i ricercatori fanno notare che al momento non sembrano emergere grandi differenze rispetto ai lavoratori che sono rimasti attivi durante il lockdown e quelli che hanno sospeso l’attività o hanno lavorato da casa, e serviranno nuove indagini dedicate. Fanno eccezione i lavoratori nel settore ristorazione e accoglienza, presso cui la positività agli anticorpi è stata del 4,2 per cento, dunque più alta della media.

 

LA RETE DEI CONTAGI

Come prevedibile, le percentuali di positivi agli anticorpi per il Coronavirus sono risultate più alte nelle persone che hanno avuto contatti con individui a loro volta positivi: quasi il 42 per cento nel caso di un familiare convivente, l’11.6 nel caso di un collega di lavoro, il 12 per cento nel caso di un paziente. È importate notare, tengono a precisare gli autori del rapporto, che anche a strettissimo contatto con una persona infetta non è detto che ci si contagi (non è accaduto in oltre la metà dei familiari conviventi) e la differenza la fa ancora una volta l’osservanza delle misure di protezione.

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il Magazine della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (BUR Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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