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Neuroscienze

Demenza e Alzheimer: in Italia la mappa dei servizi è piena di buchi

pubblicato il 19-11-2019

L'ultimo rapporto dell'Istituto Superiore di Sanità mostra servizi insufficienti per le persone con demenza o Alzheimer. In Lombardia 265 centri diurni, in Calabria e Basilicata zero

Demenza e Alzheimer: in Italia la mappa dei servizi è piena di buchi

Servizi ancora insufficienti per le persone con demenza e Alzheimer in Italia. I centri di assistenza offrono un aiuto spesso inadeguato e in vaste aree del paese, al Sud soprattutto, sono poco più di un miraggio: non ci sono proprio, e i familiari devono arrangiarsi. Lo stesso dicasi per la disponibilità e la qualità dei percorsi di diagnosi e di trattamento. È il quadro tracciato dall’ultimo aggiornamento della Survey dei servizi condotto dall’Osservatorio Demenze dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che mostra impietose differenze fra aree del paese in cui i servizi funzionano e altre in cui chi è investito dal problema demenze si ritrova, di fatto, solo.

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LE PERSONE CON DEMENZA IN ITALIA

Un milione duecentomila sono le famiglie che in Italia affrontano quotidianamente i problemi legati alle demenze. Per loro, la presenza di servizi di diagnosi di qualità, l’aiuto di strutture assistenziali e personale preparato sul territorio, una rete di intervento che aiuti a superare difficoltà economiche e sociali e a gestire le incombenze di ogni giorno, l’accesso a terapie appropriate fanno una differenza abissale. L’Italia, secondo paese in Europa per numero di anziani (un cittadino su cinque ha più di 65 anni), conta un numero crescente di persone con Alzheimer o altre forme di decadimento cognitivo. Se la ricerca continua a lavorare per trovare risposte preventive e terapeutiche efficaci, per ora la vera cura è soprattutto un'assistenza di qualità e accessibile. La capacità di rispondere ai bisogni delle persone con demenza e a quelli di chi li assiste rappresenterà nei prossimi decenni un tassello cruciale in tema di qualità di vita della popolazione e di sostenibilità.

 

I CENTRI

Fra le tante informazioni raccolte, l’indagine dell'ISS ha aggiornato la mappa delle strutture territoriali (CDCD, Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze), ovvero dei luoghi deputati alla valutazione, diagnosi e trattamento dei disturbi cognitivi e demenze. Sono quasi 580 dal sud al nord, ma le differenze territoriali sono marcate, in un caso su cinque sono aperti solo un giorno a settimana e in uno su quattro hanno tempi d’attesa di almeno tre mesi. Molti servizi sono obsoleti, come sottolinea l’ISS (il 30% dei CDCD ha ancora un archivio cartaceo). Ci sono poi le strutture sociosanitarie che danno assistenza, in forma residenziale o semiresidenziale (centri diurni) e che rappresentano un presidio importantissimo per la qualità della vita delle persone con demenza e per quella dei loro congiunti. Ebbene, se la Lombardia conta 265 centri diurni, pubblici e privati, in Sicilia sono 17, in Campania 5, in Calabria e Basilicata zero. I centri residenziali sono 137 in Lombardia, 101 in Lazio, ma solo 28 in Piemonte, 16 in Veneto, zero in Calabria e in Puglia. La mappa completa, con tanto di indirizzi, è consultabile sul sito internet dell'Istituto.

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LA DIAGNOSI

Il rapporto dell’ISS rileva poi pesanti disuguaglianze nella qualità del percorso di diagnosi e nell’appropriatezza dei trattamenti: al Sud e nelle isole manca uno psicologo nella metà delle strutture e una valutazione neuropsicologica completa (attenzione, linguaggio, memoria) avviene con una frequenza inferiore al 44% rispetto alle strutture del Nord. Nicola Vanacore, ricercatore del Centro Nazionale Prevenzione e Promozione della Salute dell’ISS e responsabile scientifico dell’Osservatorio Demenza ha sottolineato la grande disomogeneità sul territorio nazionale nell’organizzazione dei servizi per le persone con demenza: «Per questo l’ISS ha proposto dei Report regionali dell’Osservatorio Demenze da inviare ai responsabili del settore nelle diverse regioni dove verrà indicato la stima dei casi, il quadro della rete dei servizi, una Survey sui migranti, le attività di formazione e la stima della prevalenza dei fattori di rischio prevenibili». L’ISS ricorda, inoltre, che solo 11 Regioni più la provincia autonoma di Trento hanno recepito il Piano Nazionale Demenze, «documento strategico per governare il fenomeno delle demenze nei territori». E che allo studio per valutare l’accordo dei Percorsi Diagnostici Terapeutici ed Assistenziali (PDTA) con le linee di indirizzo promosse dal Ministero della Salute, hanno aderito «solo 6 Regioni e 5 ASL su 101 a cui era stata richiesta l’adesione».

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il Magazine della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (BUR Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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