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Neuroscienze
Caterina Fazion

Depressione, “effetto collaterale” diffuso nei diabetici

pubblicato il 22-03-2022

Uno studio italiano mostra una percentuale consistente di pazienti con diabete di tipo 2 che sviluppa depressione. Più a rischio le donne over 65

Depressione, “effetto collaterale” diffuso nei diabetici

Il diabete di tipo 2, come altre malattie croniche impegnative da gestire, è associato ad alti livelli di angoscia e stress, che influenzano il benessere fisico e psicologico. La depressione, infatti, risulta essere una comorbidità comune tra le persone con diabete di tipo 2: su 30.000 pazienti, il 17% ne soffre. Questo è quanto emerso da un recente studio, pubblicato su Acta Diabetologica, condotto da un gruppo di ricercatori dell'Università di Bologna.

 

LA FATICA DI GESTIRE IL DIABETE

Tra il 2008 e il 2017, sono stati identificati 30.815 pazienti con una nuova diagnosi di diabete di tipo 2, senza depressione o complicanze alla base. Successivamente, durante 10 anni di follow-up, 5.146 (16,7%) pazienti hanno ricevuto una diagnosi di depressione o la prescrizione di un farmaco antidepressivo. L'inizio della depressione si è verificato in media 3 anni e mezzo dopo la diagnosi di diabete; circa il 14,7%, invece, l’ha sviluppata entro i sei mesi. «Il diabete – spiega il professor Stefano Del Prato, Direttore dell’Unità Operativa di Malattie del Metabolismo e Diabetologia dell’Università di Pisa – è una patologia cronica e, come tale, richiede un costante impegno nella sua gestione da parte delle persone che ne sono affette. Questo, a lungo andare, può portare a un quadro di depressione. Il meccanismo è in larga parte legato alla fatica necessaria per affrontare, giorno dopo giorno, una condizione che richiede molto al paziente: misurare la glicemia, fare attenzione alla dieta, cercare di praticare attività fisica, sostenere terapie che spesso richiedono l’assunzione di numerosi farmaci».

 

CHI RISCHIA DI PIÙ?

Dallo studio è risultato che i soggetti diabetici a più alto rischio di depressione sono le donne, con un’età superiore ai 65 anni. Inoltre, i pazienti che vivono in zone rurali sono risultati più propensi allo sviluppo della depressione rispetto a quelli che vivono in zone ad alta densità. Comorbidità come altri disturbi mentali, disturbi neurologici, ipotiroidismo, malattie respiratorie e cancro, rappresentano un fattore rischio.

 

GLI EFFETTI SULLA CURA DEL DIABETE

Questo studio ha permesso di mettere in luce conseguenze psicologiche legate al diabete che impediscono di controllare al meglio la malattia, conducendo all’aggravarsi delle complicanze. I pazienti con entrambe le patologie, diabete e depressione, hanno un rischio 1,6 volte maggiore di andare incontro a complicanze metaboliche nel lungo termine, ovvero nell'arco di 10 anni, e di 2,3 volte superiore di complicanze acute nel giro di 3 anni. Il rischio di mortalità, invece, è 2,8 volte superiore rispetto a chi non soffre di depressione.

 

L'IMPATTO DEL COVID

«Un’ulteriore condizione che ha impattato negativamente sui pazienti affetti da diabete o da altre patologie croniche – riflette Stefano del Prato –, è sicuramente la pandemia da Covid-19. Secondo uno studio recentemente condotto dall’Università degli Studi di Pisa non sono state rilevate differenze significative nel glucosio plasmatico a digiuno e nell’emoglobina glicata (un indicatore della glicemia media relativa ai 2-3 mesi precedenti la misurazione) prima e dopo il lockdown. Tuttavia, è emerso come la terapia insulinica, di per sé potenziale fonte di stress, e l’età avanzata possono identificare quei soggetti a maggior rischio di peggioramento del controllo glicemico. Le persone anziane e quelle con diabete, infatti, hanno vissuto la chiusura e le limitazioni sociali in modo molto pesante dal punto di vista psicologico, con un aumento della paura, alterazioni del sonno e altre manifestazioni indicative di disagio psichico».

 

COME INTERVENIRE

Per limitare il peggioramento delle condizioni di salute in pazienti cronici, è importante aiutare gli operatori sanitari a identificare tempestivamente i pazienti ad alto rischio di sviluppare la depressione attraverso attività di screening e, quando la depressione è accertata, introdurre un trattamento mirato e personalizzato nei percorsi di cura del diabete e delle altre patologie croniche. «Le patologie croniche tra cui il diabete – commenta il professor Stefano Del Prato – vanno affrontate giorno dopo giorno, per cui è normale che a volte le energie psichiche vengano a mancare. Per questo motivo sarebbe importante che in tutti i team diabetologici ci fosse anche uno psicologo, o un esperto con competenze specifiche, in grado di fornire l’aiuto necessario alla gestione della malattia, fin dal suo esordio».    

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Caterina Fazion
Caterina Fazion

Giornalista pubblicista, laureata in Biologia con specializzazione in Nutrizione Umana. Ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste e il Master in Giornalismo al Corriere della Sera. Scrive di medicina e salute, specialmente in ambito materno-infantile


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