Neuroscienze

Disturbi mentali: i ragazzi «perduti» sulla soglia dei 18 anni

pubblicato il 15-04-2019

Cosa accade quando un ragazzo in cura per disturbi mentali deve passare in carico ai servizi per gli adulti? I dati di una ricerca europea. Ansia, depressione e comportamento alimentare fra i problemi più diffusi

Disturbi mentali: i ragazzi «perduti» sulla soglia dei 18 anni

Ci sono diverse età critiche segnalate nella nostra vita. Nel campo della salute mentale sono gli anni compresi tra i 15 ed i 25: è allora che insorge nella vita la maggior parte dei disturbi mentali. Ora un'ampia indagine europea mostra le difficoltà per molti ragazzi al momento della transizione dalla minore alla maggiore età.

 

RAGAZZI O ADULTI? TRANSIZIONE DIFFICILE 

«Nei 28 paesi europei, che abbiamo attentamente valutato, tra l’1,5 e il 3 per cento di bambini e adolescenti risultano in contatto con centri di salute mentale specifici», esordisce il professor Giovanni de Girolamo, psichiatra e responsabile Unità Operativa di Psichiatria Epidemiologica e Valutativa dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia, nel presentare un convegno (11-12 aprile, Centro Paolo VI di Brescia) centrato proprio su quell’età. E’ l’età in cui finisce, con i 18 anni, la disponibilità per le cure delle Uonpia, i Centri di Salute Mentale per l’infanzia e l’adolescenza, e i ragazzi malati dovrebbero passare nei 163 Dipartimenti di Salute Mentale per gli adulti (Dsm). Ma è proprio lì che manca il collegamento. La “transizione” dalle Uonpia ai Dsm si può definire come un processo molto problematico dovunque.

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21-12-2018
RICERCA IN 8 PAESI EUROPEI

Il professor de Girolamo, che ha coordinato in Italia una grande ricerca, condotta in 8 paesi europei, racconta: «Noi abbiamo visto che solo un paziente su 9, tra quelli che a 17 anni e mezzo sono in cura presso le Uonpia, passa al Dsm per adulti competente territorialmente. Degli altri, alcuni restano attaccato per un po’ al “loro” centro, poi di questi e degli altri si perdono le tracce». E, verosimilmente, si interrompono le cure. Lo studio, chiamato Milestone (è una sigla, ma crea la parola “pietra miliare”), è stato condotto studiando mille ragazzi/e di 17 anni e mezzo con disturbi mentali e/o abuso di sostanze proprio per verificare che cosa succede sul crinale della maggiore età, e si è svolto in Gran Bretagna, Francia, Croazia, Belgio, Olanda, Irlanda, Germania oltre che in Italia (che - va detto - ha arruolato il numero di gran lunga più alto di giovani: 233).

IMPORTANTI LE DIAGNOSI PRECOCI

Continua il professor de Girolamo: «Negli ultimi vent’anni è stata posta un’enfasi crescente sull’importanza di intervenire su un disturbo mentale al momento della sua insorgenza, per poter fare diagnosi precoci e cure più incisive. Per i tumori, questo concetto ormai è noto anche all’uomo della strada, per la salute mentale non ancora. Fatto sta che l’età critica per l’insorgere dei disturbi è tra i 15-25 anni, ma nelle cifre ufficiali, delle 807.000 persone in trattamento presso i Dsm, appena il 5 per cento sono ragazzi di età 18-25 anni». Quindi spesso un buco si apre all’uscita dagli Uonpia con la dispersione dei malati senza più punti di riferimento e non guidati nella “transizione” da un servizio all’altro da un protocollo o da linee-guida. Questo era ed è lo scopo della ricerca europea: individuare uno schema di collegamento tra servizi di salute mentale per adolescenti e servizi per adulti così che non si “perdano” pazienti oltretutto in una età così rischiosa.

DORMIRE BENE PROTEGGE
DALLA DEPRESSIONE? 

«SCHIACCIATI» TRA BAMBINI E ADULTI

Un difetto, che il professor Giovanni de Girolamo sottolinea, è anche il fatto che le Uonpia sono più centrati sui bambini più piccoli, 4-8 anni, quando emergono i disturbi del linguaggio e dell’apprendimento, e i Dsm, a loro volta, trattano in maggioranza persone in età adulta. Anche queste due carenze sono oggetto del convegno Continuità delle cure dall’adolescenza all’età adulta nei servizi di salute mentale. Tutte le disattenzioni verso i 17-18enni con disturbi mentali sono particolarmente gravi perché, dice ancora de Girolamo, dei mille giovani seguiti per due anni nel progetto Milestone «il 25 per cento, che vuol dire uno su 4, aveva già tentato il suicidio. Una fascia di età particolarmente vulnerabile, dunque». Su questo ultimo punto notevoli le differenze tra gli 8 paesi: se nel Regno Unito la percentuale raggiunge ben il 44 per cento del campione e Olanda, Irlanda, Germania e Belgio si situano tra il 35 e 25 per cento, nel caso dei paesi mediterranei (Francia, Croazia e Italia) i tassi scendono sotto il 20, con l’Italia che registra il valore più basso di tutti: 12,5.

DOMINANO ANSIA E DEPRESSIONE

Quanto ai problemi psichiatrici dei mille giovani indagati, si è visto che erano in carico ai servizi prevalentemente per disturbi dell’umore, come la depressione,(31 per cento) e d’ansia (24 per cento), disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività - Adhd (21 per cento) e disturbi dello spettro autistico (15 per cento). Nel caso del campione italiano i disturbi d’ansia prevalgono (23 per cento) rispetto quelli dell’umore (17) e più numerosi, rispetto ai casi di Adhd e autismo riscontrati nel campione internazionale, sono i disturbi del comportamento alimentare (11) ed i disturbi psicotici (8 per cento). 

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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