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Neuroscienze
Serena Zoli

Individuato un nuovo possibile marcatore (GlycA) per la depressione

pubblicato il 24-03-2021

Due nuovi studi per indagare le origini della depressione. Individuato un possibile marcatore nel sangue. Nelle donne in menopausa, attenzione al calo della libido

Individuato un nuovo possibile marcatore (GlycA) per la depressione

Partendo dai dati di uno studio longitudinale sui disturbi cardiaci, alcuni ricercatori dell’Università texana di Southwestern (Usa) si sono indirizzati alla ricerca di nuovi fattori di rischio per la depressione. E hanno mostrato un legame tra la presenza di una molecola infiammatoria nel sangue e la propensione dell’individuo a sintomi depressivi. In un altro studio, pubblicato sul giornale scientifico Maturitas, hanno messo in fila quali sintomi della menopausa siano le probabili «spie» dell’insorgenza della malattia. La base di partenza è stata la stessa, il Dallas Heart Study (Dhs), la ricerca che dal 2000 segue lo stato di salute di migliaia di persone con l’obiettivo di migliorare diagnosi, prevenzione e cura dei disturbi del cuore. «Si tratta di una risorsa straordinaria per noi», spiega Sherwood Brown, professore di Psichiatria all’Università del Texas, la cui prima indagine sulla depressione è stata pubblicata sul Journal of Clinical Psychiatry.

QUAL IL RAPPORTO TRA
INFIAMMAZIONE E SBALZO D'UMORE? 

ALL'ORIGINE DEL LEGAME TRA INFIAMMAZIONE E DEPRESSIONE

Gli autori del Dalla Heart Study hanno condotto una visita dettagliata di circa 6.000 persone della Contea di Dallas. Di questi, 3.500, di età compresa tra 30 e 65 anni, hanno anche fornito un campione di sangue e si sono sottoposti a esami di imaging. C’è stata dall’inizio la scelta di arruolare appartenenti a gruppi diversi per rendere più indicativa l’indagine per cui oltre la metà dei partecipanti erano afroamericani e il 17 per cento ispanici. Da questa preziosa «miniera» di dati, il professor Brown e i suoi collaboratori sono partiti per meglio conoscere l’origine di una malattia che colpisce il 4.4 per cento della popolazione mondiale e che è, ormai, la maggior causa di disabilità. Una svolta c’è stata 20 anni fa. Alcuni medici si accorsero che un dato farmaco proinfiammatorio usato per curare certi disturbi sviluppava, come effetto collaterale, la depressione. Da allora i ricercatori si sono buttati su questa pista: cosa mai c’entravano le molecole infiammatorie con la depressione?


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VERSO NUOVI FARMACI MIRATI ALL’INFIAMMAZIONE

Brown e la sua collaboratrice Samara Huckvale hanno così deciso di esaminare i dati di 3.033 adulti che avevano lasciato un campione di sangue e che, sempre all’interno del Dallas Heart Study, avevano completato un questionario di screening della depressione. La loro scoperta è stata che i livelli di GlycA, una molecola infiammatoria che di solito non si controlla nei pazienti, erano collegati con il livello di gravità dei sintomi depressivi. «Questo risultato suggerisce che forse si può predire o diagnosticare la depressione in base ai livelli infiammatori - commenta Huckvale -. Oppure si possono creare terapie indirizzate contro questa infiammazione per curare la depressione». Per parte sua, Brown dichiara di voler studiare se i livelli di GlycA possono predire anche quanto una data terapia antidepressiva sarà efficace o guidare verso il trattamento più indicato per quel dato paziente. Altro obiettivo: scoprire se i livelli di GlycA di innalzano prima o dopo la comparsa dei sintomi depressivi.


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I SINTOMI SESSUALI PER SOSPETTARE L'ARRIVO DELLA DEPRESSIONE

Nell’altro studio sulla menopausa ancora i ricercatori, guidati da Brown, sono partiti dal Dhs. La fine dell’età fertile nelle donne è segnata da un maggior rischio di depressione. Secondo vari studi c’è un legame tra l'insorgenza della malattia e i più comuni sintomi (vampate, sudorazioni notturne, disturbi del sonno). Ma la menopausa causa anche sintomi afferenti alla sfera sessuale: dalla secchezza vaginale all’abbassamento della libido. Pochi studi hanno però cercato di fare luce su questo possibile collegamento. Gli scienziati del Southwestern Medical Center hanno preso in esame 384 donne di età 37-73 anni in menopausa. Anche qui si è posta attenzione all’allargamento a gruppi di derivazione etnica differente. Fatto tanto più importante in questo ambito perché «ci sono esperienze etniche e culturali intorno alla menopausa molto diverse, e abbiamo cercato di comprenderle», spiega Michael Xincheng, co-autore dello studio. Tra i dati del Dallas Heart Study, i ricercatori hanno trovato i sintomi da menopausa riferite dalle donne prese in esame e li hanno suddivisi in sintomi vasomotori, psicosociali, fisici o sessuali. Inoltre ognuna aveva completato un’indagine psicometrica chiamata Qids-Sr per individuare eventuali sintomi depressivi.

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«ASSOLTE» LE VAMPATE

È risultato che la prevalenza di sintomi sessuali era associata con un punteggio più alto del test. E questa associazione si confermava anche dopo aver escluso le donne che erano in cura con antidepressivi. È emersa anche un’associazione tra sintomi piscosociali della menopausa e il punteggio del Qids-Sr. Nessuna associazione è stata colta, invece, tra sintomi vasomotori o fisici e il punteggio del test. Si è visto che pure l’appartenenza etnica non giocava un ruolo significativo come precursore di sintomi depressivi. Alla fine i sintomi sessuali si sono dimostrati i più indicativi di una possibile depressione. Paolo Fusar-Poli è docente di psichiatria preventiva al King’s College di Londra e all’Università di Pavia: «Da anni si cerca un possibile biomarker della depressione. Qui è stata individuata una molecola infiammatoria, GlycA, ma per la validazione occorrono altri studi per approfondire».

DEPRESSIONE, LA DIAGNOSI PRECOCE PUÒ FARE LA DIFFERENZA

Per validazione che cosa si intende in medicina? «Che gli stessi risultati si verifichino in qualunque contesto - è la risposta -. È una buona cosa che in questo studio si sia prestata attenzione a diversità etniche, che sottendono pure diversità genetiche. È anche positivo che si sia partiti da dati della medicina somatica, è una via sempre più percorsa negli studi psichiatrici». Alla psichiatria è sempre stato imputato che non disponga di esami concreti, tipo esami del sangue o una radiografia per dire. Anche la psichiatria avrà i suoi dati oggettivi cui affidarsi? «Non credo che ci sarà mai un tester su base fisica della depressione, ma piuttosto un approccio integrato con la comprensione dei sintomi espressi dal paziente e test medici che assistano gli psichiatri per la diagnosi e la cura - conclude Fusar-Poli -. In questo ambito della medicina è importantissima la diagnosi precoce, come lo è per i tumori. E spesso la partenza della depressione è purtroppo in età giovanile».


Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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