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Neuroscienze

La nostra gratitudine a Rita Levi Montalcini

pubblicato il 30-12-2012

E’ scomparsa a 103 anni una grande scienziata, una fra le voci più limpide e incisive della cultura italiana e internazionale. Nel 1986 le fu assegnato il Nobel della medicina per le scoperte sui fattori di crescita nervosi. Fu tra le ispiratrici della Fondazione Veronesi

La nostra gratitudine a Rita Levi Montalcini

E’ scomparsa a 103 anni una grande scienziata, una fra le voci più limpide e incisive della cultura italiana e internazionale. Nel 1986 le fu assegnato il Nobel della medicina per le scoperte sui fattori di crescita nervosi. Fu tra le ispiratrici della Fondazione Veronesi

Rita Levi Montalcini si è spenta a 103 anni, al termine di una vita lunga e intensa, dedicata con rara passione alla scienza e alla ricerca. Nel 1986 il premio Nobel per la medicina ha portato alla ribalta mondiale il suo instancabile lavoro nello studio del cervello, ma il suo interesse per l’essere umano è andato molto aldilà dei confini della mente, impegnandosi con lucidità e determinazione in tante battaglie di civiltà, dai diritti delle donne a quelli del malato, dalla dignità della ricerca scientifica ai temi della pace. E’ stata amica e ispiratrice della Fondazione Veronesi sin dai suoi inizi ed è quindi con immensa gratitudine che oggi salutiamo e ricordiamo una grande donna di scienza.

Della vecchiaia e della morte non sembrava preoccuparsi molto («Il corpo faccia quello che vuole, io sono la mente» disse in occasione del 100° compleanno). In più occasioni prese posizione a favore dell’autodeterminazione del malato e fu fra i primi sostenitori del testamento biologico. La stessa Levi Montalcini così racconta la sua infanzia e la sua famiglia: «I nostri genitori erano Adamo Levi, un ingegnere elettrico e dotato matematico e Adele Montalcini, una pittrice di talento e un essere umano squisito». Da piccola aveva deciso di fare la scrittrice, ma «le cose avrebbero preso un’altra piega». A vent’anni, racconta, capì che non avrebbe potuto adattarsi al ruolo di donna così come concepito dalla società dell’epoca e dal padre, così «gli chiesi il permesso di impegnarmi in una carriera professionale». Iniziò a prendere il volo. Entrò all’università di Torino, con compagni di studi come Salvador Luria e Renato Dulbecco, affrontò le leggi razziali e la guerra, restando in Italia e lavorando in semi-clandestinità. Nel dopoguerra la partenza per gli Stati Uniti, senza mai abbandonare l’Italia.

IL NOBEL - Nel 1986 arriva il premio Nobel, insieme a Stanley Cohen, per le scoperte sui fattori di crescita (rispettivamente NGF, nerve growth factor, e EGF, epidermal growth factor). Queste conoscenze hanno cambiato radicalmente la comprensione dei meccanismi di crescita di cellule e organi. Sono stati i primi di tanti fattori di crescita che negli anni seguenti sarebbero stati scoperti e studiati e che hanno aperto nuove prospettive nella lotta a malattie degenerative, malformazioni dello sviluppo e tumori.

L’IMPEGNO UMANITARIO - Rita Levi Montalcini aveva aderito con convinzione al progetto Science for Peace, di cui era membro del Comitato d’onore. Per lei, lo scienziato era chiamato a un impegno civile di altissimo profilo. Si diceva persuasa che «il solo rimedio ai mali che ci affliggono e ai pericoli che minacciano la pace, e la stessa sopravvivenza di tutti gli esseri viventi, possa venire dalla capacità raziocinante dimostrata al massimo grado dallo straordinario successo del mondo scientifico. Pertanto va considerato come obbligo morale di tutti, come esseri umani e ancor più come scienziati ed educatori, quello di assolvere a questi doveri, anche contro interessi di natura economica e politica». E fino all’ultimo Rita Levi Montalcini si è impegnata, anche attraverso la Fondazione che porta il suo nome, costituita nel 1992 insieme alla sorella Paola e in memoria del padre, dedicata a progetti di sostegno all’istruzione delle donne in paesi africani. «Vogliamo mettere questi Paesi nella condizione di essere promotori del proprio benessere – diceva - , ma per riuscire in ciò dobbiamo incentivare la crescita delle persone – e in particolar modo delle donne – per far sì che si realizzi uno sviluppo umano completo».

L’IMPEGNO CIVILE – A testimoniare un’idea di scienziato mai avulsa dalla società, Rita Levi Montalcini ha sempre partecipato al dibattito civile italiano. Senatrice a vita dal 2001, nel 2005, alla vigilia del referendum sulla legge 40, disse: «Ricerca significa conoscenza. Può e deve essere controllata, ma non può essere bloccata o ‘lucchettata’. Compresa quella sull’embrione e sulle cellule staminali». Sul testamento biologico dichiarò, in un’intervista a Repubblica e alla soglia dei cent’anni: «Credo che ognuno abbia diritto di uscire con dignità dal mondo».

Donatella Barus


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