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Neuroscienze

L’insonnia non è solo psicologica: scoperti sette geni coinvolti

pubblicato il 23-08-2017
aggiornato il 05-10-2017

Uno studio internazionale individua forti basi genetiche per l’insonnia. Alcuni geni risultano legati alla depressione e alla sindrome delle gambe senza riposo

L’insonnia non è solo psicologica: scoperti sette geni coinvolti

Sono stati individuati sette geni coinvolti nell’’insonnia. Comunque proceda la ricerca, anche se l’azione di qualche gene non fosse confermata, è il caso di togliersi definitivamente dalla testa l’idea che l’insonnia sia un fatto puramente psicologico. Alla scoperta ha contribuito un gruppo internazionale di scienziati che l’hanno definita un primo passo per arrivare a “scavare” i meccanismi biologici che sottendono e generano l’insonnia. Lo studio è stato pubblicato da Nature Genetics e guidato dai professori Danielle Posthuma e da Eus Van Someren della Vrije Universiteit Amsterdam. Le persone esaminate sono state 113mila ed è così che sono stati scoperti sette geni a rischio di creare difficoltà a dormire. Van Aomeren, specialista del sonno, ritiene che la scoperta segni l’inizio di un percorso verso la comprensione dell’insonnia a livello di comunicazione all’interno e fra neuroni, conducendo a trovare nuovi mezzi di cura.


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GAMBE INSOFFERENTI 

Uno dei geni identificati, chiamato Meis1, è già stato collegato in studi precedenti a due altri disturbi del sonno: i movimenti periodici degli arti inferiori durante il sonno e la sindrome delle gambe senza riposo. Collaborando con il professor  Konrad Oexle dell’Istituto di Neurogenomica  a Monaco, in Germania, i ricercatori olandesi hanno potuto concludere che le varianti genetiche nel gene sembrano contribuire a tutti e tre i disturbi. Da notare - osservano - che il movimento periodico delle gambe e la sindrome delle gambe senza riposo sono caratterizzati da un incessante movimento il primo e incessanti sensazioni il secondo, così come l’insonnia è caratterizzata da un un’incessante flusso di coscienza. Di pensieri. Non basta. Gli studiosi di Amsterdam con i loro colleghi di altri paesi hanno trovato una forte sovrapposizione genetica con altri disturbi tipo ansia, depressione, nevrosi. «E’ uno scoperta interessante – notano – perché questi disturbi tendono ad andare mano nella mano con l’insonnia. Adesso sappiamo che questa associazione è dovuta alla comune base genetica».

DIVERSI A LETTO 

E tra uomini e donne il rapporto col buon sonno o la sua assenza è uguale? La risposta è no in quante parte delle varianti genetiche risultano differenti tra i sessi. «Questo suggerisce che in una certa misura anche i meccanismi biologici che portano all’insonnia sono diversi», osserva la professoressa Posthuma. «Abbiamo trovato discordanze pure nella prevalenza: le persone che abbiamo studiato in gran parte sono oltre i 50 anni di età e tra di loro le donne sono risultate affette da insonnia per il 33 per cento, mentre gli uomini per il 24 per cento». Oliviero Bruni, segretario della Società europea dei disturbi del sonno e docente all’Università Sapienza di Roma, guarda con interesse a questo studio. «Che nell’insonnia ci fosse una forte componente genetica si sapeva, ma qui si parla addirittura di 7 geni ed imponente è la massa di persone esaminate, ben 113.mila, il che è molto significativo. E’ interessante che abbiano trovato geni implicati sia nell’insonnia sia nell’area motoria. Il movimento periodico delle gambe quando si è addormentati dà in effetti una cattiva qualità del sonno. E la sindrome delle gambe senza riposo non permette di dormire: la persona sente un fastidio come un bruciore o un formicolio o dei crampi e se si muove, se agita le gambe questo fastidio diminuisce».


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DEPRESSIONE GIU’ E SONNO SU 

Quanto alla depressione, uno dei primi segnali che se ne sta uscendo è proprio il miglioramento del sonno, spiega il professor Bruni. «Tipico del depresso è il risveglio a metà notte, alle 2 o alle 3, e, occupato da pensieri foschi, va bene se riesce a riaddormentarsi verso mattina». Si prospettano nuove terapie? «Per ora non esiste terapia genica. In prospettiva si potrà sapere chi è geneticamente predisposto all’insonnia e chi no. Certo questo problema non è prettamente psicologico».

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LE TRE ORE DI NAPOLEONE 

Ci sono gli insonni che dormono pochissime ore per notte, ma dichiarano di sentirsi benissimo. Il classico caso che si cita è Napoleone. Oliviero Bruni risponde: «Il bisogno di sonno è individuale, c’è chi ha bisogno di dormire 4-5 ore e chi 10. Anche questo bisogno è geneticamente determinato, così come la tendenza a essere gufi o allodole». Cioè a sentirsi al massimo dell’efficienza la notte oppure a “cantare come allodole” alla mattina presto.

 

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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