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Neuroscienze

Memoria: i ricordi si fissano nel sonno profondo

pubblicato il 14-01-2020

Durante il sonno le onde delta segnalano che parte del cervello lavora a rendere solida la memoria. Scartando le esperienze non importanti

Memoria: i ricordi si fissano nel sonno profondo

Chi dorme non piglia pesci, ma si ricorderà meglio, e forse per sempre, quelli pescati in passato. In effetti arrivano alcuni scienziati dalla Francia a dirci che il sonno sembra renderci del tutto inerti, con una corteccia cerebrale anch’essa “spenta” nel generale riposo. E invece lì, nel profondo della nostra scatola nera, si lavora alacremente a solidificare in “mattoni” la nostra memoria, a fissare nel tempo la serie di ricordi che meritano di restare.

LA RICERCA

A dirigere il tutto sono le lente “onde delta” che rappresentano l'attività elettrica del cervello tipica delle fasi di sonno profondo e giocano un ruolo fondamentale nella formazione della memoria a lungo termine. Gli scienziati Ralitsa Todorova e Michael Zugaro che firmano questa ricerca su Science appartengono al Centro per la ricerca interdisciplinare in Biologia, che coinvolge il Cnrs, il Collège de France e l’Inserm. Esordiscono confutando quanto sostenuto per decenni nella letteratura scientifica, cioè che le onde delta durante il sonno indicano periodi generalizzati di silenzio, in cui la corteccia cerebrale riposa.

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IL DIALOGO FRA IPPOCAMPO E CORTECCIA

Invece, spiegano, quando dormiamo l’ippocampo si riattiva da solo generando attività simili a quelle di quando siamo svegli. Invia informazioni alla corteccia cerebrale, la quale a sua volta reagisce. Questo scambio è spesso seguito da un periodo di silenzio chiamato “onda delta”, poi da un’attività ritmica. Succede quando i circuiti corticali si riorganizzano per formare memorie stabili. Non si illudono i ricercatori francesi: anche dopo quello che hanno scoperto, il ruolo delle onde delta resta un puzzle. Perché, per esempio, un periodo di silenzio interrompe la sequenza di informazioni che ippocampo e corteccia si stanno scambiando? Seguendo questa domanda gli autori hanno scoperto con sorpresa che la corteccia non è proprio totalmente silente, ma che alcuni neuroni restano attivi e formano degli insiemi che codificano le informazioni. Questa inattesa osservazione fa pensare che il piccolo numero di neuroni che si attivano quando gli altri stanno silenti possano portare avanti importanti operazioni protetti da questa calma intorno. E le scoperte non si fermano qui.

DALLE IPOTESI ALL’ESPERIMENTO

La riattivazione spontanea dell’ippocampo determina quali neuroni della corteccia restano attivi quando ci sono le onde delta e rivela la trasmissione di informazioni tra le due strutture cerebrali (l'ippocampo e la corteccia). Inoltre i gruppi attivati mentre sono in corso le onde delta sono formati da neuroni che durante il giorno hanno partecipato all’apprendimento di nuove informazioni legate alla memoria spaziale. Presi nel loro insieme, questi elementi fanno pensare che siano coinvolti nel consolidamento della memoria. Per dimostrarlo i ricercatori sono passati a un esperimento con topi in cui hanno provocato onde delta artificiali per isolare o neuroni associati con la reattività dell’ippocampo o neuroni sparsi. Risultato: quando i neuroni giusti erano isolati, i topi arrivavano a stabilizzare la propria memoria e, sottoposti il giorno dopo a un test d’ordine spaziale, riuscivano a superarlo.

E’ IL SONNO PROFONDO CHE RICORDA

«In effetti il sonno non è solo passivo, ma è attivo, svolge un vero lavoro di pulizia e di selezione delle esperienze del giorno vissuto. Distingue secondo importanza: scartando i ricordi non importanti e predisponendo a diventare solidi ricordi a lungo termine quelli importanti. Diciamo che stratifica le esperienze che contano». Il commento è del professor Liborio Parrino, direttore del Centro di medicina del sonno all’Università di Parma, sostenitore del dinamismo cerebrale durante il sonno. «Attenzione: durante il sonno profondo. Che si ha nel 25 per cento della notte. C’è stato tutto un periodo qualche decennio fa, soprattutto in America, di esaltazione delle benzodiazepine come cura per l’insonnia. E diciamo di “antipatia” per le onde lente (come sono le onde delta). Il fatto è che le benzodiazepine inibivano il sonno profondo, quindi interferivano con la formazione della memoria lunga».

CI SONO ANCHE LE ONDE ALFA, BETA E TETA

Continua il professor Parrino: «Si può dire che le onde delta siano il marker del sonno profondo e per dare un’idea di come questo sonno possa essere anche attivo, come appunto si sostiene nella ricerca, si pensi ai sonnambuli: sono in sonno profondo ma possono alzarsi e cucinare oppure accendere il fuoco nel camino, senza svegliarsi». Onde delta "promosse", dunque. Ma non sono le sole legate al cervello e al sonno. Elenca Liborio Parrino: «Le onde alfa: ritmo rilassato a occhi chiusi; onde beta: stato di agitazione e di azione, ben svegli; onde teta: sonnolenza, quando si sta per addormentarsi; onde delta: onde larghe e lente mentre moltissime cellule stanno lavorando, in un’attività sincronizzata».

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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