Chi dorme non piglia pesci, ma si ricorderà meglio, e forse per sempre, quelli pescati in passato. In effetti arrivano alcuni scienziati dalla Francia a dirci che il sonno sembra renderci del tutto inerti, con una corteccia cerebrale anch’essa “spenta” nel generale riposo. E invece lì, nel profondo della nostra scatola nera, si lavora alacremente a solidificare in “mattoni” la nostra memoria, a fissare nel tempo la serie di ricordi che meritano di restare.
LA RICERCA
A dirigere il tutto sono le lente “onde delta” che rappresentano l'attività elettrica del cervello tipica delle fasi di sonno profondo e giocano un ruolo fondamentale nella formazione della memoria a lungo termine. Gli scienziati Ralitsa Todorova e Michael Zugaro che firmano questa ricerca su Science appartengono al Centro per la ricerca interdisciplinare in Biologia, che coinvolge il Cnrs, il Collège de France e l’Inserm. Esordiscono confutando quanto sostenuto per decenni nella letteratura scientifica, cioè che le onde delta durante il sonno indicano periodi generalizzati di silenzio, in cui la corteccia cerebrale riposa.







