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Oncologia

Sonno e cancro: perché dormire conta anche nella cura

Un volume corale mostra come il sonno influisca sul rischio di cancro e sull’efficacia delle cure, dai pazienti adulti ai bambini, con un ruolo potenziale anche per la melatonina come supporto terapeutico

Ben trecento pagine sotto un titolo che mette insieme due temi che, a lungo, sono stati considerati di peso molto diverso. Il sonno è spesso percepito – anche da molti medici – come un fattore secondario rispetto al cancro. I curatori del volume ribaltano questa prospettiva, evidenziando il ruolo del sonno come funzione biologica fondamentale e proponendo una visione del dormire e dei suoi disturbi a tutto campo, in diversi passaggi ancora poco esplorata.

All’opera hanno collaborato numerosi specialisti, tra i più autorevoli a livello internazionale, ciascuno chiamato a portare il proprio contributo su un ambito specifico. A coordinare il lavoro sono quattro medici legati alla medicina del sonno: Maria Paola Mogavero, Giuseppe Lanza, Luigi Ferini-Strambi e Raffaele Ferri.

IL PESO DEL SONNO È SOTTOSTIMATO

Chiediamo alla dottoressa Mogavero di guidarci lungo i 14 capitoli del libro, dai meccanismi biologici alle implicazioni cliniche, prognostiche e terapeutiche. L’esordio è netto: «Il sonno è un punto cardinale nei processi biologici connessi alla cancerogenesi. Ha un ruolo rilevante sotto molti profili, dalle difese immunitarie alle funzioni cognitive e metaboliche, fino all’infiammazione e ai problemi cardiovascolari associati».

Il sonno è davvero sottostimato? «Sì, purtroppo – risponde – anche da parte di molti medici». Le evidenze descritte nel volume non indicano un rapporto causale diretto, ma un insieme di associazioni biologiche e cliniche sempre più solide.

TURNI DI LAVORO E RISCHIO ONCOLOGICO

I disturbi del sonno possono contribuire alla genesi di alcuni tipi di tumore e, se trattati, possono influenzare positivamente le terapie e in alcuni casi la prognosi. Durante il sonno, ricorda Mogavero, molte funzioni fisiologiche vanno incontro a un ripristino essenziale.

Il primo capitolo è introduttivo e chiarisce che tra sonno e cancro esiste un’associazione bidirezionale. Viene ricordato come nel 2010 la Iarc e l’Oms abbiano segnalato che l’alterazione dei ritmi circadiani legata al lavoro notturno potrebbe partecipare alla cancerogenesi di alcuni tumori, in particolare quello della mammella, sottolineando il ruolo dell’infrazione del ritmo sonno–veglia.

IL MASTERCLOCK E I RITMI CIRCADIANI

Il secondo capitolo entra nei meccanismi biologici, soffermandosi sul ruolo dell’ipotalamo e del cosiddetto masterclock, localizzato nel nucleo soprachiasmatico. Da qui, attraverso il segnale luce/buio, vengono sincronizzati i numerosi orologi biologici presenti nei vari organi e nelle cellule. La loro alterazione può portare a una disregolazione di molte vie biologiche.

Il capitolo successivo affronta il ruolo dell’orexina, ormone centrale nel ciclo sonno–veglia. Farmaci che agiscono su questo sistema sono già impiegati per narcolessia e insonnia; è in corso una valutazione sperimentale sul possibile impatto di tali molecole anche sulla prognosi di alcuni tumori cerebrali e gastrointestinali.

ETÀ EVOLUTIVA, INQUINAMENTO LUMINOSO E CLINICA

Un capitolo è dedicato all’età pediatrica: durante il neurosviluppo, i disturbi del sonno vanno riconosciuti e trattati con particolare attenzione, soprattutto nei bambini affetti da tumore. Le terapie oncologiche possono interferire con lo sviluppo cerebrale e mantenere una buona qualità del sonno può offrire maggiori risorse per affrontare la malattia.

La parte centrale del volume affronta il legame tra durata del sonno, ritmi circadiani e rischio oncologico, anche in chiave epidemiologica. Tra i fattori ambientali viene citato l’inquinamento luminoso, che altera il masterclock e, di conseguenza, la produzione di melatonina: dormire al buio resta una condizione fisiologica essenziale.

DISTURBI DEL SONNO E PROGNOSI

Ampio spazio è dedicato ai disturbi respiratori notturni, in particolare alle apnee ostruttive del sonno (Osas). L’ipossia intermittente e l’infiammazione cronica associate a queste condizioni sono oggetto di numerosi studi. Nell’uomo i dati sono ancora in evoluzione, mentre nei modelli animali sono stati osservati legami con la tumorogenesi in melanoma e tumori di polmone e mammella. Trattare le apnee può contribuire a migliorare la qualità della vita e, in alcuni contesti clinici, l’efficacia delle terapie.

Un altro capitolo affronta il rapporto tra insonnia e cancro, sottolineando come la frammentazione e la ridotta durata del sonno possano associarsi a un aumento del rischio oncologico. Nei pazienti già affetti da tumore, l’insonnia – spesso legata ad ansia e depressione – può contribuire a peggiorare la prognosi in alcuni contesti clinici, come discusso anche nelle linee guida ESMO.

MELATONINA, TEMPO E TERAPIA

Alla melatonina è dedicato un capitolo specifico. Oltre al ruolo nel ritmo sonno–veglia, vengono approfondite le sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti. In diversi studi l’ormone è stato utilizzato come adiuvante in radioterapia e chemioterapia, con risultati ancora oggetto di studio.

Le sezioni finali affrontano la psicoterapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia, la misurazione del sonno e il ruolo crescente della cronoterapia, cioè la somministrazione dei trattamenti nel momento biologicamente più favorevole. Applicazioni cliniche sono già in uso soprattutto nei tumori gastrointestinali e polmonari.

L’ultimo capitolo tira le somme, indicando le prospettive future della ricerca sul binomio sonno–cancro e il possibile impatto in termini prognostici e di qualità della vita.

Il messaggio che emerge dal volume è chiaro: il sonno non è un elemento accessorio della cura oncologica, ma una variabile clinica che merita di essere valutata e trattata con metodo.

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