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Neuroscienze

Neuropatie: e se fosse colpa della celiachia?

pubblicato il 26-05-2015
aggiornato il 11-07-2017

L’ipotesi arriva da uno studio condotto su quasi trentamila svedesi. Le malattie avrebbero alcuni meccanismi immunologici comuni

Neuropatie: e se fosse colpa della celiachia?

I primi sintomi, nella maggior parte dei casi, restano confinati all’intestino e comprendono il gonfiore addominale e la dissenteria. Ma le conseguenze a lungo termine della celiachia, una malattia autoimmune che si manifesta in persone predisposte dopo l’ingestione di glutine, possono estendersi oltre l’apparato digerente e giungere al sistema nervoso periferico. A suffragare l’ipotesi è uno studio pubblicato su Jama Neurology.

 

 

LA RICERCA

I ricercatori (Università di Orebro, Columbia University e Karolinska Institutet) lo hanno realizzato raccogliendo da 28 reparti di patologia generale della Svezia, tra il 2006 e il 2008, i dati relativi alle biopsie intestinali dei celiaci. Oltre ventottomila i pazienti arruolati, le cui condizioni neurologiche sono state messe a confronto con quelle di 139mila individui inseriti nel gruppo di controllo. Dall’indagine è emerso che 198 celiaci avevano sviluppato nel tempo una neuropatia periferica (lo 0,7%): una percentuale più bassa rispetto a quella riscontrata tra le persone sane (0,3%). Il rischio assoluto che un celiaco sviluppasse deficit sensitivi, motori o vegetativi corrispondeva a 64 individui su centomila, rispetto ai 15 (sempre su centomila) soggetti sani potenzialmente esposti alla malattia nell’arco di un anno. La probabilità era dunque più alta di 2,5 volte tra i celiaci. Tre le forme di neuropatia più spesso riscontrate tra i celiaci: la forma demielinizzante infiammatoria cronica, la neuropatia autonomica e la mononeurite multipla.

 

 

DALL’INTESTINO AL…SISTEMA NERVOSO

La ricerca ha aggiunto un tassello al puzzle della malattia, di cui in Italia soffrono almeno 164mila persone, stando ai dati inseriti nella relazione annuale sulla celiachia presentata al Parlamento. Non è però la prima volta che il disturbo viene riscontrato più di frequente in chi soffre di una neuropatia periferica. L’evidenza era già stata documentata nel 2012, in uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Neuromuscular Disease. «In effetti diverse ricerche condotte su cadaveri hanno rilevato la presenza di infiltrato linfocitario in pazienti celiaci che avevano una neuropatia cronica o un’atassia cerebellare - afferma Angelo Quattrini, responsabile dell’unità di neuropatologia sperimentale dell’ospedale San Raffaele di Milano -.

Alla base della celiachia e di alcuni disturbi del sistema nervoso potrebbe esserci un’origine autoimmune comune». L’associazione sarebbe bidirezionale. In un’analisi separata, infatti, i ricercatori hanno notato che i pazienti con neuropatia hanno un rischio più alto di andare incontro alla celiachia. Un’evidenza che, secondo Jonas Ludvigsson, docente di epidemiologia clinica al Karolinska Institutet di Solna, «dovrebbe tornare utile ai neurologi, quando si trovano di fronte a un paziente con una neuropatia senza un’origine - infettiva, infiammatoria o metabolica: la neuropatia rimane una delle più gravi complicanze del diabete - definita. In questi casi occorrerebbe procedere allo screening per la celiachia: chi risultasse positivo, potrebbe veder migliorare la propria condizione seguendo una dieta senza glutine».

 

 

LE ALTRE “FACCE” DELLA CELIACHIA

Se ne parla ancora troppo di rado, ma lo spettro delle manifestazioni cliniche della celiachia è eterogeneo. La malattia, che si manifesta dopo l’ingestione di glutine, risulta collegata a un aumento delle diagnosi di altre condizioni autoimmuni: come il diabete di tipo I, la tiroidite di Hashimoto, il lupus eritematoso sistemico, la psoriasi e le forme di epatite autoimmune. Tra i celiaci risultano più frequenti anche le fratture e le diagnosi di osteoporosi, oltre ai disturbi legati alla sfera riproduttiva della donna.


@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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