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Neuroscienze

Se dormi poco e male, in auto rischi l’incidente

pubblicato il 29-11-2013
aggiornato il 14-11-2017

I disturbi del sonno sono responsabili del 20% degli incidenti stradali. Come riconoscere insonnia e apnee ostruttive

Se dormi poco e male, in auto rischi l’incidente

Può capitare di svegliarsi di colpo senza fiato, nel cuore della notte. Oppure, ed è l’aspetto ben più grave, di avvertire improvvisi colpi di sonno nel corso della giornata. In gergo si chiamano disturbi del sonno: tra i più importanti l’insonnia e, appunto, le apnee ostruttive (Osas). Entrambe, secondo le recenti linee guida aggiornate dall’American Thoracic Society, sarebbero alla base del 20% degli incidenti stradali, soprattutto quelli registrati in autostrada, dove la guida è spesso monotona. Queste raccomandazioni valgono soprattutto per i giovani. Ridurre le ore di sonno notturne e mettersi alla guida espone a un rischio più alto di incorrere in un incidente stradale, anche se il cambio di ritmo è dovuto semplicemente a ragioni ludico-sociali.

PRUDENZA ALLA GUIDA - Molti dei disturbi del sonno, le apnee in primis, determinano una compromissione della vigilanza nelle ore notturne e incrementano la possibilità di incidenti alla guida o sul posto di lavoro. Perciò comunicare i rischi al paziente, soprattutto se trascorre molte ore del giorno in auto, è fondamentale. «L’insonnia e le apnee hanno sintomi e caratteristiche molto diversi tra loro, ma in entrambi i casi i pazienti che ne soffrono percepiscono un sonno notturno scarsamente ristoratore, accompagnato da stanchezza mattutina e talvolta cefalea - spiega Carolina Lombardi, coordinatrice del centro medicina del sonno dell’Istituto Auxologico di Milano -. È importante ottimizzare la diagnosi e la terapia di questi disturbi, in grado di compromettere la qualità di vita e l'aspettativa di vita dei pazienti». Lo studio Morfeo condotto in Italia su circa tremila pazienti ha dimostrato che il 44% di essi lamentava almeno un sintomo di insonnia con problemi diurni. L’epidemiologia condanna le donne, più colpite rispetto agli uomini soprattutto dopo i 40 anni. Di apnee ostruttive nel sonno, invece, si stima che ne soffra oltre un milione e mezzo di italiani. I più a rischio sono gli obesi, chi ha un ampio diametro del collo o una lingua di grandi dimensioni, in grado di ostacolare il transito di aria attraverso le alte vie respiratorie.  

COME INDIVIDUARE IL DISTURBO? - A riconoscere le apnee è spesso il partner, abituato a sentir russare il proprio compagno. Quando ciò non accade più, può verificarsi un arresto della respirazione. Poi ci sono la sonnolenza e la scarsa concentrazione durante il giorno, dovuta al riposo frammentato. E, infine, la cefalea mattutina. La diagnosi di Osas non può prescindere da un attento monitoraggio dell’attività nel corso di un’intera notte. «Gli esami polisonnografici hanno caratteristiche e complessità diverse - prosegue Lombardi -. Si può effettuare un semplice monitoraggio cardio-respiratorio fino ad arrivare a esami molto più complessi che comprendono il monitoraggio dell'elettroencefalogramma, dei movimenti oculari e dell'attività muscolare». Le terapie sono molteplici. L'insonnia può essere curata con i farmaci o attraverso il supporto psicoterapico. Le apnee, invece, traggono innanzitutto benefico dalla perdita di peso. Altre soluzioni prevedono l’uso del bite notturno o di supporti di ventilazione durante il sonno, come il Cpap (un piccolo compressore, con tubo e maschera nasale, che immette aria). L’extrema ratio prevede l’intervento chirurgico, mirato a correggere la posizione della mandibola.

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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