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Neuroscienze
Serena Zoli
pubblicato il 03-11-2021

Se prendo antidepressivi non potrò più smettere?



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Una ricerca su 500 pazienti in cura con antidepressivi è l'occasione per chiarire i dubbi sulla durata della terapia

Se prendo antidepressivi non potrò più smettere?

In una ricerca inglese condotta tra chi è curato dal medico di famiglia per la depressione, risulta che sospendendo gli antidepressivi il rischio di ricadute raddoppia. E’ il caso di persone che si sentono meglio, dunque abbandonano gli psicofarmaci, però vanno incontro a un’eventualità doppia di riprecipitare nel buco nero rispetto a quanti hanno continuato con la terapia. L’indagine è firmata da ricercatori dell’University College London, pubblicata su The New England Journal of Medicine e condotta dalla dottoressa Gemma Lewis.

LO STUDIO SU QUASI 500 PERSONE IN CURA PER DEPRESSIONE

I pazienti arruolati erano 478 di età 18-74 anni che avevano già avuto almeno un paio di episodi depressivi oppure che stavano prendendo antidepressivi da più di 2 anni. «Tutti stavano assumendo, a seconda delle prescrizioni ricevute, 20 mg di citalopram,100 mg di sertralina, 20 mg di fluoxetina o 30 mg di mirtazapine ogni giorno da almeno 9 mesi -, precisano i ricercatori,- e tutti si erano ripresi abbastanza da lasciar considerare giusto lasciare gli antidepressivi».

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INTERRUZIONE DELLA TERAPIA E RICADUTE

Ai pazienti è stato assegnato in modo casuale (random) o di proseguire la terapia (“gruppo di mantenimento”) o di alleggerirla un poco alla volta in due mesi (“gruppo discontinuo”). Nessuno sapeva a che gruppo era stato assegnato. Poi man mano nel tempo i soggetti sono stato richiesti sia di compilare diversi questionati sia di avere incontri diretti con i curanti. Alla fine di 52 settimane, dunque un anno, si sono verificate ricadute nel 39 per cento del “gruppo di mantenimento” e nel 56 per cento fra i partecipanti al “gruppo discontinuo”. Inoltre i sintomi di umore nero, di ansia, di autosvalutazione erano più marcati nel gruppo discontinuo.

ANTIDEPRESSIVI A LUNGO TERMINE SOLO IN CASI RARI

Alla fine di questa ricerca riemerge l’antico sospetto che mantiene tanti alla larga dagli psicofarmaci: ma allora, quando si comincia con gli antidepressivi, non si può più smettere? «La depressione non è una, dentro vi sono una serie di quadri clinici molto diversi tra loro e da trattare diversamente – risponde il professor Gabriele Sani, ordinario di Psichiatria all’Università Cattolica di Roma Uoc Ospedale Gemelli. – Le ricadute, per esempio, sono più frequenti nei bipolari, gli unipolari si stabilizzano meglio, ma in ogni caso non è consigliabile dare una terapia antidepressiva a lungo termine». Continua il professor Sani: «Gli unici pazienti che vanno curati con gli antidepressivi a lungo termine sono quelli affetti da depressione unipolare più un temperamento distimico».

FORME DIVERSE DI DEPRESSIONE: UNIPOLARE, BIPOLARE, DISTIMICA

Fermiamoci un attimo per definire termini non sempre ben conosciuti da tutti: “unipolare” si dice quella depressione che si esprime con un tono basso costante dell’umore; “bipolare” indica una depressione che alterna periodi di umore negativo a rialzi, a volte veri e propri sbalzi, di umore allegro, euforico, talvolta anche troppo (mania, che in greco vuol dire furore, eccitazione). Per distimia è meglio forse parlare di temperamento, se non di una depressione leggera che però non manca di tratti invalidanti. E’ la persona, insicura, timida, portata a rimuginare, con scarsa stima di sé, a volte prigioniera di un forte senso del dovere.

RICONOSCERE GLI STATI COMPLESSI

«In questa ricerca – riprende lo psichiatra – i pazienti sono seguiti dai medici di famiglia i quali riconoscono abbastanza bene la depressione, ma non gli stati ipomaniacali: i malati tornano dal loro medico quando sono in depressione e si continua con gli antidepressivi. In diversi casi questo aggrava il decorso della malattia. Gli antidepressivi stessi, infatti, possono accelerare il ciclo ed essere associati a maggiori ricadute». Un’altra pausa per vedere il significato di “ipomaniacale”: ipo in greco vuol dire “sotto”, il significato di mania l’abbiamo già visto. Dunque l’ipomaniacale vive una mania attenuata, senza punte estreme. Questo significa ottimismo, piacere di vivere, vivacità di idee e progetti. Diciamo che è quando “la vita ti sorride”.

DOMANI? CURE PERSONALIZZATE E "PSICHIATRIA DI PRECISIONE"

Anche in psichiatria si va verso la terapia personalizzata, “ritagliata” su misura su quel paziente. «E’ la “psichiatria di precisione” che avanza, seguendo gli apripista della “oncologia di precisione”. Si segue cioè il singolo malato, non la malattia standard», conclude Gabriele Sani. Un buona notizia.

STOP AGLI ANTIDEPRESSIVI, IN MODO GRADUALE

Ma si può o no abbandonare a un certo punto gli antidepressivi? E come? «. Una graduale riduzione della terapia antidepressiva una volta risoltosi il quadro depressivo, sempre sotto controllo medico, dovrebbe essere l’obiettivo da perseguire», conclude il professor Gabriele Sani.

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Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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