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Suicidio tra i giovani, richieste di aiuto in aumento

pubblicato il 09-09-2022

Tag:

suicidio

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Sono cresciute del 55% rispetto al 2020 le richieste di aiuto di chi pensa al suicidio, soprattutto ragazzi. Quali sono i segnali a cui prestare attenzione? Come possiamo intervenire?

Suicidio tra i giovani, richieste di aiuto in aumento

Nel 2021 le segnalazioni relative al suicidio non sono mai state così numerose. Si parla di quasi 6.000 richieste d’aiuto arrivate lo scorso anno all’Associazione Telefono Amico Italia da persone attraversate dal pensiero del suicidio o preoccupate per il possibile suicidio di un proprio caro.

 

NUMERI IN CRESCITA

Le richieste d’aiuto sono cresciute del 55% rispetto al 2020 e sono quasi quadruplicate rispetto al 2019, prima della pandemia. A preoccupare particolarmente il dato relativo ai giovani: il 28% delle richieste d’aiuto, arrivate alla linea telefonica o nella chat di WhatsApp di Telefono Amico Italia, è di under 26. Il 2022 non sembra portare miglioramenti: nel primo semestre dell’anno le richieste d’aiuto sono state più di 2.700 e il 28% sono giovani fino a 25 anni. I dati dell’organizzazione di volontariato, diffusi in occasione della Giornata internazionale per la prevenzione del suicidio, riportano alla luce un fenomeno spesso trascurato, responsabile nel mondo di circa 800.000 morti all'anno, una ogni 40 secondi.

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TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI

 

I GIOVANISSIMI SONO I PIÙ A RISCHIO

L’incidenza del suicidio è particolarmente elevata tra i giovani, rappresentando la percentuale più importante sul totale dei decessi. Ogni anno, quasi 46.000 bambini e adolescenti tra i 10 e i 19 anni si tolgono la vita in tutto il mondo, circa uno ogni undici minuti. Il suicidio è la quinta causa di morte più comune tra gli adolescenti dai 10 ai 19 anni e la quarta nella fascia d’età dai 15 ai 19 anni (addirittura la terza se si considerano solo le ragazze).

Secondo l’Istat, sono circa 4000 i giovani che ogni anno, in Italia, si tolgono la vita; nel 2021 sono stati 220mila i ragazzi tra i 14 e i 19 anni insoddisfatti della propria vita che, allo stesso tempo, si trovano in una condizione di scarso benessere psicologico, e la pandemia non ha sicuramente aiutato. Se i giovanissimi sono senza dubbio stati i meno toccati dagli effetti fisici della pandemia, allo stesso tempo, però, sono stati profondamente segnati dagli effetti del lockdown, privati della scuola e della vita sociale. Il 44% dei teenagers, secondo i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie statunitensi, all’inizio del 2021 si sentiva senza speranza e continuamente triste.

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I SEGNALI DA NON SOTTOVALUTARE

Per cercare di intervenire tempestivamente e poter prestare aiuto ai ragazzi in difficoltà dobbiamo fare attenzione ad alcuni importanti segnali.

«Si dovrebbe fare attenzione se il soggetto non riesce a seguire le attività scolastiche – spiega Maurizio Pompili, Professore Ordinario di Psichiatria presso Sapienza Università di Roma e Direttore della UOC di Psichiatria presso l'Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant'Andrea di Roma -, se non si applica negli sport, è ritirato dagli amici, dagli affetti, ha problematiche somatiche non ben identificabili, fa uso di sostanze in maniera importante. Bisognerebbe, inoltre, cercare di avere l’aiuto, peer to peer, dei compagni. È importante istruire i giovani a riconoscere tra i loro pari la persona che ha bisogno d’aiuto. Bisognerebbe fare anche attenzione alle verbalizzazioni: frasi come “a che serve vivere”, “non ce la faccio più”; all’alterazione delle abitudini, ad esempio quelle del sonno (sonno disturbato, insonnia o ipersonnia); all’aumento del consumo d’alcool. Infine, bisogna prestare attenzione ai cambiamenti d’umore: se un soggetto precedentemente angosciato appare improvvisamente risollevato, come se avesse risolto i suoi problemi dall’oggi al domani, potrebbe aver preso la decisione di suicidarsi. Ha capito come risolvere il suo problema nel modo più estremo».

 

COME INTERVENIRE?

Una volta carpiti questi segnali, per un amico o un familiare potrebbe essere molto complesso capire come intervenire. È sbagliato ritenere che parlare dell’argomento con qualcuno animato da intenzioni suicide lo porti poi a togliersi davvero la vita. Diverse persone sopravvissute a tentativi di suicidio riferiscono che mancava loro qualcuno che «semplicemente le stesse ad ascoltare». Prestare ascolto non è però così semplice. Può essere utile approcciare la persona che ha bisogno di sfogarsi con l’atteggiamento di chi desidera capire cosa pensa, astenendosi, per quanto possibile, dal formulare giudizi. È importante sapere che difficilmente si riuscirà a risolvere i problemi di chi ci sta di fronte e che non si è tenuti a farlo, ma già solo il fatto di essere compresa e ascoltata dà sollievo alla persona in difficoltà. I pensieri legati al suicidio vanno accolti con la massima cautela possibile.

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ECCO ALCUNI CONSIGLI

Per poter affrontare meglio una situazione di questo tipo ricorda di:

  • non giudicare mai i pensieri dell’altro e non sminuirli
  • prenditi e concedi tutto il tempo che vi serve per poter dialogare. Se in un determinato momento non puoi, fai sapere al tuo interlocutore che ci potrai essere in un altro momento: dagli un altro appuntamento e dedicati al suo ascolto
  • mentre lo ascolti concentrati sul suo sentito, non sui fatti cercando a tutti i costi di trovare una soluzione: molto spesso una soluzione non c’è. Ciò che è successo al tuo interlocutore, a te può sembrare di poca importanza rispetto alla sua decisione di farla finita, ma è quello che sente che lo porta a volere morire
  • se riuscirai ad entrare in empatia con il suo sentito, vedrai che riuscirà ad aprirsi, perché non si sentirà giudicato, né sentirà che stai sminuendo ciò che prova
  • solo quando si sarà finalmente confidato, allora potrete provare a trovare insieme una strada da percorrere, coinvolgendo un operatore della salute mentale
 

PROMUOVIAMO LA SENSIBILIZZAZIONE

In occasione della Giornata internazionale per la prevenzione del suicidio, grazie al supporto dei centri locali distribuiti su tutto il territorio nazionale, sabato 10 settembreTelefono Amico Italia organizza in 16 piazze italiane l’evento di sensibilizzazione “Non parlarne è 1 suicidio”. In occasione dell’iniziativa i volontari dell’organizzazione incontreranno i cittadini invitandoli a scattare una fotografia all’interno di una speciale cornice e a condividerla, per lanciare il proprio messaggio di prevenzione da una piazza reale a quella virtuale dei social network.

Ricordiamo che in caso di necessità è possibile contattare gratuitamente l’associazione Telefono Amico Italia attraverso il numero 02 2327 2327 dalle 10.00 alle 24.00. È possibile accedere al servizio anche via chat, attraverso il numero WhatsApp 324 011 7252.

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