Con la ricerca che avanza, sempre più di frequente si riescono a individuare nel sangue «orme», i biomarcatori, lasciate dalle malattie finora «imprendibili»: come, per esempio, il Parkinson e l’Alzheimer. Seguendo queste tracce, è possibile arrivare il prima possibile a una loro individuazione precoce. Quando, probabilmente, gli interventi terapeutici risulterebbero più efficaci. Va in questa direzione la scoperta effettuata da un gruppo di scienziati dell’Edith Cowan University di Perth (Australia), mirata alla formulazione della diagnosi di malattia di Alzheimer attraverso un esame del sangue. Gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista Translational Psychiatry, hanno trovato infatti che a un elevato livello della proteina fibrillare acida della glia (Gfap) nel sangue corrisponde un aumento della beta amiloide nel cervello (già visibile nel cervello dei malati anche 20-30 anni prima della manifestazione della malattia).
Un esame del sangue per scoprire l'Alzheimer vent'anni prima?
Una proteina rilevabile plasma (GFAP) potrebbe indicare la presenza di accumuli di beta amiloide nel cervello prima che compaiano i sintomi della malattia di Alzheimer
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