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Oncologia

Dirlo o non dirlo ai bambini?

pubblicato il 20-10-2013
aggiornato il 14-11-2017

E’ il drammatico bivio a cui si trovano i genitori quando uno di loro scopre di avere un tumore. Un libretto intelligente, pensato apposta per i piccoli, insegna come parlare loro e rassicurarli serenamente

Dirlo o non dirlo ai bambini?

E’ il drammatico  bivio a cui si trovano i genitori quando uno di loro scopre di avere un tumore. Un libretto intelligente, pensato apposta per i piccoli, insegna come parlare loro e rassicurarli serenamente

Il tumore del seno che colpisce una giovane donna madre di bambini piccoli. E la decisione da prendere: dirlo o non dirlo ai bambini? Non è una decisione facile, e ancora meno facile è come dirlo. Da qui nasce un piccolo libro illustrato, pensato apposta per i bambini: Mamma voglio che tu stia bene. E’ scaricabile  da www.humanitas.it/mamma. La sua autrice, Beatrice Chiodini, è una psicologa e psicoterapeuta che appartiene, come orientamento, alla psicologia umanistica fondata da Carl Rogers, caposcuola americano che nel 1987, poco prima della morte, fu candidato al premio Nobel per la Pace per aver fondato l’Institute of Peace  per lo studio e la risoluzione dei conflitti, punto d’incontro tra est e ovest, cattolici e protestanti a Belfast, neri e bianchi in Sudafrica.

Beatrice Chiodini ha presentato il suo libriccino all’Istituto Clinico Humanitas, davanti a una platea di donne attente e partecipi, molte delle quali hanno condiviso l’esperienza del tumore al seno.  Nel libretto, con bellissime illustrazioni,  la voce narrante è quella del piccolo Filippo, otto anni. La storia comincia nella serata di un giorno normalissimo. Filippo, già col suo pigiamino, va a dare il bacio della buonanotte a papà e mamma, e li trova che si abbracciano forte. Ma sembrano tristi, e la mamma ha gli occhi pieni di lacrime.  C’è qualcosa che non va, e per Filippo compare la paura, un nodo in gola. Questo è il momento di svolta. Dice la psicologa: «Bisogna parlare. La non-spiegazione lascia il bambino nell’incertezza e nello spavento, che porteranno inevitabilmente a una condizione di angoscia e confusione.»  Inutile e sbagliato dire che la mamma andrà via un po’ di tempo per lavoro. E i genitori di Filippo, sulla coraggiosa falsariga del libretto, parlano. Con parole accessibili a un bambino, spiegano che cosa hanno combinato le cellule, e che cosa faranno i medici per rimetterle in riga. La mamma parte per l’ospedale, Filippo le presta per compagnia il suo orsetto di pelouche. Poi la sera, nella casa che gli appare «strana» e triste senza la mamma, lo conforta la presenza del papà, della sorellina e del cane Poldo. Giorni dopo, i bambini vanno a trovare la mamma in ospedale. Ci vanno, perché l’ospedale non deve essere un’entità sconosciuta, che nella fantasia diventa minacciosa. Racconta Filippo: «Il cuore mi batteva per la felicità. E’ stato davvero bello rivedere la mamma e trovarla tutta intera!»  E’ una delle frasi-spia che Chiodini, senza parere, fa emergere con abilità  nel racconto in prima persona fatto dal bambino. Sono le frasi che testimoniano le paure, e che dovrebbero ricordare a tutti noi la vorticosa capacità immaginativa dell’infanzia. E’ con essa che dobbiamo fare i conti quando, con la malintesa intenzione di proteggerli, nascondiamo ai bambini la realtà. Il libretto, che è nato da un progetto di formazione per le pazienti senologiche ed è sostenuto da Humanitas Cancer Center, ha tre parole cardine: informazione, comunicazione e consapevolezza. Sono le parole per aiutare se stessi e gli altri a scacciare i fantasmi, e a pensare positivo. E’ così che si aiuta la guarigione.


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