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Oncologia

Dna e tumori: primi test sull’uomo per la Crispr

pubblicato il 04-08-2016
aggiornato il 01-03-2017

Al via la prima sperimentazione nell’uomo della Crispr, l’innovativa tecnica per modificare il Dna con estrema precisione. Così verrà stimolato il sistema immunitario a combattere i tumori

Dna e tumori: primi test sull’uomo per la Crispr

Nel 2015 la rivista Science l’ha inserita tra le principali innovazioni dell’anno. Stiamo parlando della Crispr, un metodo per modificare selettivamente il Dna con estrema precisione correggendone gli errori. Una tecnica di ingegneria genetica che promette di rivoluzionare la terapia di molte malattie dove l’alterata sequenza del Dna è una delle cause. Promessa che comincia ad essere realtà: nel mese di agosto in Cina partirà il primo trial clinico nell’uomo volto a valutare l’efficacia della Crispr nella lotta al tumore del polmone. Come? Modificando selettivamente le cellule del sistema immunitario educandole a colpire il cancro.

 

CHE COS’È CRISPR?

Sviluppata pochi anni fa da Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier, la tecnica Crispr rientra nel più ampio ventaglio delle procedure di “editing” del genoma. Attraverso questo metodo, che prevede l’utilizzo di speciali enzimi scoperti inizialmente nelle cellule batteriche, i ricercatori sono in grado di tagliare con estrema precisione qualsiasi porzione di Dna. Il risultato è facilmente intuibile: con Crispr è possibile rimuovere parti di materiale genetico sostituendole con Dna a proprio piacimento. Una vera e propria rivoluzione poiché attraverso questo approccio le cellule possono essere corrette – in caso di mutazioni genetiche che causano una malattia - o modificate per acquisire rimuovere una determinata funzione. Ed è proprio quest’ultimo l’obiettivo degli scienziati cinesi.

 

IMMUNOTERAPIA

Negli ultimi 10 anni l’immunoterapia ha rivoluzionato la lotta al cancro. L’idea di fondo alla base di questo approccio è molto semplice: ogni giorno il nostro sistema immunitario elimina molte potenziali cellule tumorali. Lo fa perché è in grado di riconoscerle. Come con qualsiasi agente estraneo, ad esempio in presenza del virus del raffreddore, il sistema immunitario si attiva per cercare di neutralizzarlo. A un certo punto, però, la caccia deve essere fermata ed entrano in funzione meccanismi che spengono la risposta. Ecco perché pilotando e potenziando questo sistema è possibile combattere il cancro.

I farmaci immunoterapici fanno proprio questo: accendono e spengono i meccanismi implicati nella risposta immunitaria. Un esempio? Nelle cellule immunitarie una proteina implicata nello spegnimento della risposta è PD-1. Bloccandola è possibile dunque rimuovere il freno e lasciare le cellule libere di agire. Nella lotta al melanoma e al tumore del polmone da tempo vengono utilizzati dei farmaci (es: nivolumab e pembrolizumab) che hanno come obiettivo proprio PD-1. Farmaci che un giorno potrebbero essere sostituiti proprio dalla Crispr.

 

SPERIMENTAZIONE

Sia gli immunoterapici sia la Crispr hanno infatti lo stesso obiettivo. I primi interferiscono con la funzione di determinate proteine, la seconda agisce alla radice. Nel caso di PD-1 con Crispr si va a rimuovere selettivamente quel Dna che porta alla produzione della proteina in questione. Vie diverse, stesso risultato: nivolumab e pembrolizumab “sequestrano” la proteina impedendole di funzionare, Crispr ne impedisce la produzione. I ricercatori del West China Hospital di Chengdu – il centro dove avverrà la sperimentazione - preleveranno da alcuni malati di tumore al polmone (precedentemente trattate senza successo) un particolare tipo di cellule immunitarie, i linfociti T. Su di essi useranno la tecnologia Crispr per bloccare il gene codificante per la proteina PD-1. La speranza è quelli do ottenere un effetto ancor più potente di quanto già si verifica con l’utilizzo degli immunoterapici. Ma il caso cinese non è isolato: il National Institute of Health statunitense ha dato il via libera ad un trial clinico simile. Appena l’FDA approverà la procedura la sperimentazione partirà anche negli Stati Uniti.


@danielebanfi83

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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