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Oncologia

La dieta dolce che mette a rischio il colon

pubblicato il 20-09-2013
aggiornato il 07-06-2017

Crescono le prove di un legame fra un consumo eccessivo di zuccheri e la probabilità di sviluppare un tumore colorettale. Aumentano i consumi, in Italia: superati i 30 chili l’anno procapite

La dieta dolce che mette a rischio il colon

Ha fatto discutere alcune settimane fa la pubblicazione di un’indagine dell’università di Edimburgo su 4.800 persone. Il rischio di sviluppare un cancro colorettale è risultato legato, oltre alla familiarità, all’introito calorico e al consumo di diversi alimenti, fra cui snack calorici, succhi di frutta, bevande zuccherate. Dato il peso che cibi e bevande dolci hanno nella dieta dei paesi occidentali, la questione è di non poco rilievo, hanno sottolineato gli autori sulle pagine dello European Journal of Cancer Prevention. Sette anni fa, era stato un lavoro apparso sull’International Journal of Cancer e condotto su un numero analogo di persone nell’Italia del nord a indicare un legame fra zollette e tumori colorettali. In quel caso gli autori, guidati da Carlo La Vecchia, epidemiologo dell'Istituto Mario Negri di Milano, avevano valutato l’aggiunta di zucchero alle bevande - caffè compreso - come indicatore dell’assunzione quotidiana di zuccheri al di fuori dei pasti.


Lo screening per il tumore del colon-retto può salvare la vita

IN ITALIA 31 CHILOGRAMMI L’ANNO 

In Italia le neoplasie del colonretto rappresentano la seconda causa di morte per tumore. Circa 34mila persone si ammalano ogni anno. I consumi di zucchero sono aumentati (circa 80 grammi a testa al giorno, cioè sui 31 kg l’anno) e oggi si spende in zucchero, dolciumi e bevande zuccherate il 18% in più rispetto a vent’anni fa (dati Fipe/Istat).


L’Oms: «Limitare gli zuccheri aggiunti. Non più di 12 cucchiaini al giorno»

ZUCCHERO E TUMORI 

C’è un nesso possibile, ancora da provare, ma difficile da ignorare, spiega Anna Villarini, biologa e specialista in scienza dell'alimentazione, ricercatrice presso il dipartimento di medicina predittiva e per la prevenzione  all'Istituto nazionale dei tumori di Milano. «In ambito oncologico – spiega - ci sono diversi studi significativi sul consumo di zuccheri semplici. C’è ancora tanto da capire, ma è ragionevole pensare che la loro influenza sia associata a altri importanti fattori di rischio, come il peso e i meccanismi ormonali. Un effetto analogo ce l’hanno cibi che alzano rapidamente la glicemia, come le patate, ai primi posti fra gli alimenti di largo consumo che portano a un aumento di peso».


CONSUMI LIEVITATI
 

Parliamo dunque di un rischio possibile. Ma molte autorevoli voci scientifiche si sono espresse in modo inequivocabile. «Da tempo il World Cancer Research Fund (WCRF) consiglia di evitare (badate bene, non “limitare”) il consumo di bevande zuccherate», ricorda Villarini. Possibile che un bicchiere di cola sia così pericoloso? «Il problema è il consumo massiccio di queste bevande nel mondo occidentale. E non parliamo solo di cola, ma di succhi di frutta, tisane e tè freddi» ammonisce la nutrizionista. «Si tratta di un problema di salute globale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità dice che gli zuccheri semplici non dovrebbero superare il dieci per cento delle calorie ingerite nel corso della giornata. Due frutti e poco più». A cui di solito aggiungiamo lo zucchero nel caffè, i biscotti, l’aranciata, il succo di frutta, lo snack a metà pomeriggio.


Attenti agli zuccheri semplici nascosti

GLICEMIA, INSULINA E INFIAMMAZIONI 

Se il legame fra zuccheri semplici e tumori è in gran parte ancora da chiarire, Anna Villarini spiega la catena di eventi che portano ad aumentare la probabilità di ammalarsi di tumore. «Sappiamo che gli zuccheri stimolano la liberazione di insulina da parte del pancreas. Lo stesso accade con pane bianco, riso e pasta raffinati, che a differenza degli alimenti integrali vengono assorbiti molto più rapidamente. Il glucosio in eccesso deve essere rapidamente catturato dalle cellule, e per questo il pancreas è costretto a immettere in circolo, e in poco tempo, una quantità massiccia di insulina. L’iperproduzione di insulina, a sua volta, porta ad una produzione di ormoni sessuali in eccesso, che, soprattutto dopo la menopausa e in una donna in sovrappeso, è un noto fattore di rischio ad esempio per il tumore al seno». Non solo, conclude Anna Villarini: «Il consumo di zucchero raffinato e altri carboidrati semplici può essere coinvolto anche in processi infiammatori, a loro volta legati alla genesi di un tumore intestinale. Ce lo suggeriscono alcuni studi su malattie come il morbo di Chron e la rettocolite ulcerosa in popolazioni la cui dieta comprende quantità di zuccheri semplici vicine allo zero».


@donatellabarus


Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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