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Oncologia

Melanoma: ecco come aumentare l'efficacia dell'immunoterapia

pubblicato il 12-04-2018

Nel melanoma non tutti i pazienti rispondono all'immunoterapia. Ora l'obbiettivo è "spianare" la strada al sistema immunitario. E la ricerca ci sta riuscendo

Melanoma: ecco come aumentare l'efficacia dell'immunoterapia

Negli ultimi 10 anni la lotta al melanoma - e a cascata contro altri tumori- è stata rivoluzionata dall'immunoterapia. Se sino al 2010, data di approvazione del primo farmaco immunoterapico della storia (ipilimumab), la malattia metastatica non lasciava speranze oggi in alcuni casi il melanoma può essere curato con successo. Un risultato straordinario che sta portando sempre di più i tumori ad essere considerati alla stregua di una malattia cronica. Purtroppo però non tutti i pazienti rispondono positivamente all'immunoterapia (accade in poco meno del 50% dei casi). Ecco perché negli ultimi tempi sono sempre di più le ricerche che si stanno concentrando su come aumentare questa percentuale. E' questo il caso di uno studio tutto italiano, presentato al congresso dell’American Association for Cancer Research, e di una ricerca appena pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine. Nel primo caso gli scienziati sono riusciti nell'impresa di rendere il tumore maggiormente visibile al sistema immunitario; nel secondo gli autori hanno individuato il meccanismo - premessa per lo sviluppo di nuove terapie - con cui il melanoma spegne la risposta immunitaria.

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TOGLIERE IL FRENO AL SISTEMA IMMUNITARIO

L'immunoterapia nasce dall'osservazione che il nostro sistema immunitario è in grado autonomamente di riconoscere ed eliminare le cellule cancerose. Questo meccanismo, del tutto fisiologico, non sempre funziona però a dovere. La colpa è del tumore stesso che tramite la secrezione di alcune molecole è capaci di spegnere la risposta immunitaria. Partendo da questa osservazione negli anni sono stati sviluppati dei farmaci capaci di agire modulando il nostro sistema di difesa. Le molecole sviluppate sino ad oggi hanno la caratteristica di pilotare il sistema immunitario affinchè possa riconoscere ed eliminare le cellule tumorali con maggior forza rispetto a quanto avviene fisiologicamente. In particolare l’obbiettivo è evitare che la risposta perda di efficacia nel tempo. 

SPIANARE LA STRADA AI FARMACI IMMUNOTERAPICI

Oggi il 20% dei pazienti colpiti da melanoma metastatico è vivo a 10 anni dalla diagnosi. Un risultato sicuramente da migliorare ma di grande successo se si pensa che prima dell'avvento di queste terapia la sopravvivenza per un melanoma metastatico era di pochi mesi. Una percentuale che nel tempo sta sempre più aumentando a testimonianza della bontà di questo approccio. La ricerca ora procede e l'obbiettivo è aumentare anche la percentuale di persone che rispondono a questo tipo di terapie. E non solo nel melanoma. Una delle possibili strategie è quella di “spianare” la strada al sistema immunitario rendendo il tumore maggiormente visibile. Ed è in questa direzione che è andato lo studio tutto italiano della Fondazione NIBIT-Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori. Al gruppo di ricercatori -guidati da Michele Maio, Direttore del Centro di Immuno-Oncologia (CIO) dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese- va il merito di aver sperimentato per la prima volta al mondo la combinazione di un farmaco epigenetico (guadecitabina) e di un anticorpo immunomodulante (ipilimumab) somministrati in sequenza per il trattamento del melanoma metastatico. 

«Questo studio -racconta Anna Maria Di Giacomo, coordinatrice della ricerca- si basa sull’idea di utilizzare insieme un farmaco epigenetico, capace di modificare le caratteristiche immunologiche del tumore e dell’ambiente in cui vive per renderlo più visibile alle difese immunitarie, e un anticorpo immunomodulante che attiva il sistema immunitario in modo che sia maggiormente reattivo a riconoscere le cellule tumorali modificate. I dati confermano quello che abbiamo osservato in fase pre-clinica ovvero che questa strategia funziona».

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"SEQUESTRARE" LE MOLECOLE CHE SPENGONO LA RISPOSTA IMMUNITARIA

Dunque la modifica del microambiente tumorale potrebbe essere la giusta strategia per aumentare il numero di persone che risponde all'immunoterapia. In questo contesto si inserisce una ricerca svizzera, coordinata dall'italiano Michele De Palma dell'École Polytechnique Fédérale di Losanna, in cui gli scienziati hanno individuato un meccanismo molecolare attraverso cui il melanoma inibisce la risposta immunitaria rendendo così inefficace, ad esempio, il trattamento con pembrolizumab e nivolumab. A salire sul banco degli imputati c'è la proteina CSF1, una molecola che nei pazienti con melanoma si è dimostrata inibire l'attivita dei linfociti T coinvolti nella risposta immunitaria. Non solo, nello studio -per ora realizzato preliminarmente in modello animale- è stato visto che somministrando un anticorpo capace di annullare l'effetto di CSF1 l'azione dei farmaci immunoterapici è tornata ad essere ottimale. Un tassello in più nella conoscenza di quei meccanismi volti ad aumentare l'efficacia dell'immunoterapia.

 

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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