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Oncologia

Parlare al cellulare è pericoloso?

pubblicato il 02-08-2011
aggiornato il 03-07-2017

I campi elettromagnetici del telefonino cellulare sono una possibile causa di tumori del sistema nervoso. E' la presa di posizione dell'Agenzia per la ricerca sul cancro dell'OMS

Parlare al cellulare è pericoloso?
I cellulari potrebbero provocare tumori. Lo dice l’IARC, l’Agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha fra gli altri il compito di definire il livello di rischio tumore di sostanze, apparecchiature e agenti con i quali l’uomo viene a contatto.

CELLULARI E RISCHIO TUMORI: NUOVA CLASSIFICAZIONE

La decisione è stata resa nota il 31 maggio 2011: l’IARC ha classificato i campi elettromagnetici generati dai telefonini fra i possibili cancerogeni per l’uomo, evidenziando un possibile aumento del rischio di gliomi, un tipo di tumori cerebrali,  e di neurinomi dell'acustico. Qual è il significato di questa novità?  Non è il caso di parlare di «allarmi», dato che non sono al momento emerse prove nuove e certe della pericolosità del cellulare, ma piuttosto di una prudente presa di posizione dell’Agenzia, che ha doverosamente tirato le somme di tutti i dati raccolti dalle ricerche degli ultimi vent’anni. La conclusione è che ci possono essere dei rischi, dunque è bene tenere alta la guardia. «Date le potenziali conseguenze per la salute pubblica - ha detto il direttore dell'Agenzia Christopher Wild - è importante condurre altri studi sugli effetti a lungo termine dell'uso intenso di telefonia mobile. Nel frattempo si possono prendere misure pragmatiche per limitare l'esposizione, come usare auricolare e mandare sms».

MOLTI STUDI, POCHE RISPOSTE

Dal 1997 l’OMS ha indicato come una priorità la necessità di fare ricerche sulla relazione tra l’incidenza di alcunI tumori e i cellulari, il cui uso si è diffuso con grande rapidità nel mondo (l’IARC stima al momento attuale circa 5 miliardi di sottoscrittori di servizi di telefonia mobile). Fra le varie ricerche merita di essere citato il decennale studio Interphone, che ha coinvolto 13 paesi, con oltre 10mila interviste e 19 milioni di euro investiti e che, nel maggio 2010, aveva dato un responso non definitivo.

LA REVISIONE DELL'IARC SUI CAMPI ELETTROMAGNETICI

Dopo grandi attese e l’assenza di una parola conclusiva sull’argomento, ora giunge la presa di posizione dell’IARC, che ha proceduto nella logica della scienza basata sulle evidenze. Un gruppo di 31 scienziati di 14 diverse nazioni si è riunito nella sede di Lione dell’Agenzia e ha valutato tutti i dati disponibili sui rischi a lungo termine dell’uso del cellulare, concentrandosi sull’ipotesi di un rischio aumentato di cancro. Hanno perciò esaminato una vasta letteratura scientifica sull’esposizione a vari tipi di campi elettromagnetici (esposizione professionale ai radar e alle microonde, l’esposizione ambientale ai segnali di trasmissione radio, tv e wireless, l’esposizione individuale ai telefoni cellulari).

USO DI CELLULARE E RISCHIO TUMORE: PROVE LIMITATE

Le prove di un legame causale fra l’uso del cellulare e tumori del sistema nervoso (glioma e neurinoma dell’acustico) sono state definite «limitate», vale a dire che secondo gli studiosi un nesso causale è plausibile ma non può essere sostenuto con ragionevole certezza. Invece per altre forme di tumore le prove sono state giudicate «inadeguate», così come quelle per le esposizioni professionali e ambientali. Le conclusioni complete saranno pubblicate in una monografia che ne segue altre sul tema elettromagnetismo (sulle radiazioni ionizzanti, come i raggi X, quelle non ionizzanti, quelle solari) e una versione ridotta comparirà a giorni sul sito dell’Agenzia e sul numero di luglio della rivista Lancet Oncology.

I LIVELLI DI RISCHIO: COSA FA L'IARC

Da 40 anni a questa parte, l’Agenzia per la ricerca contro il cancro di Lione ha valutato oltre 900 agenti, classificandone circa 400 come cancerogeni o potenzialmente tali. I campi elettromagnetici della telefonia cellulare sono stati inclusi nel gruppo 2B, quello, appunto, dei «possibili» cancerogeni, ma non certi. Poi ci sono i gruppi 1 (cancerogeni certi, ad esempio amianto, fumo di sigaretta, di recente ha fatto discutere l’inclusione delle lampade abbronzanti), 2A, «probabili» cancerogeni, il gruppo 3, che comprende gli agenti non classificabili come cause di un aumento del rischio-tumore, e il gruppo 4, agenti probabilmente non cancerogeni.

E’ naturale che tutti ci domandiamo: quanto è pericoloso chiacchierare al cellulare? Per certo è pericolosissimo quando si guida, mentre in merito ai tumori l’IARC non dice quanto sia aumentato il rischio rispetto alla norma, ma riporta i dati di uno studio del 2004 secondo cui i forti utilizzatori (mezz’ora al giorno per 10 anni) avevano un rischio di glioma del 40% più alto rispetto alla media.

MONDO IN CONTINUA EVOLUZIONE

Le ricerche sulla sicurezza dei telefonini sono da anni al centro di un acceso dibattito, anche per oggettive difficoltà come il costo e la complessità di studi che devono necessariamente includere un numero elevato di persone per molti anni, mentre l’uso della tecnologia cambia rapidamente (basti pensare a quanto sono cresciuti l’uso del telefonino fra i ragazzi, l’utilizzo delle reti wireless per i computer), motivo per cui i dati raccolti con fatica rischiano di diventare in breve obsoleti. Inoltre, molte ricerche si sono basate sulle dichiarazioni degli intervistati, ai quali veniva chiesto quanto avessero utilizzato il telefono negli anni precedenti. Non a caso in molti prospettano la necessità di lavorare su dati più oggettivi, magari ricorrendo all’aiuto delle compagnie telefoniche. In attesa di risultati più concreti dalla scienza, va forse colta l'occasione per incoraggiare l'uso  equilibrato di una tecnologia che ha così profondamente influenzato il nostro modo di vivere, lavorare, comunicare.

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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