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Oncologia

Sarcomi, la chemioterapia aumenta la sopravvivenza

pubblicato il 04-11-2016
aggiornato il 17-07-2017

Nei sarcomi ad alto rischio la chemioterapia neoadiuvante fa segnare un significativo aumento della sopravvivenza

Sarcomi, la chemioterapia aumenta la sopravvivenza

Sono tumori piuttosto rari: se ne contano cinque casi su centomila abitanti, per anno. I sarcomi e i tumori dei tessuti molli sono malattie curabili con efficacia nella maggior parte dei casi e l’esito dipende soprattutto dalle dimensioni del tumore e alla loro profondità tissutale. Questo perché l’opzione terapeutica d’elezione è sempre stata rappresentata dalla chirurgia: più questa riesce a essere radicale, maggiori sono le chance di sconfiggere la malattia. Ora uno studio conferma l’utilità di far precedere l’intervento dalla chemioterapia per i pazienti colpiti da un sarcoma ad alto rischio di recidiva.

IL RUOLO DELLA CHEMIOTERAPIA NELLA CURA DEI SARCOMI

La notizia giunge da Copenaghen, dove nei giorni scorsi s’è concluso il congresso della Società Europea di Oncologia Medica (Esmo). L’occasione è stata propizia per presentare uno studio che ha confrontato diversi tipi di chemioterapia neoadiuvante - quella effettuata prima dell’intervento chirurgico, per ridurre le dimensioni del tumore e facilitarne l’asportazione - nel trattamento del sarcoma. Nello studio i ricercatori hanno reclutato 287 pazienti con alto rischio metastatico di sarcoma dei tessuti molli delle estremità o del tronco superficiale, rappresentativi all’incirca dell’80 per cento di tutti i tipi di sarcomi dei tessuti molli. I pazienti sono stati suddivisi in sei gruppi e trattati con diversi regimi di chemioterapia, a seconda del profilo istologico della malattia. Dopo un anno si è visto che i pazienti trattati prima dell’intervento con una combinazione di farmaci (epirubicina e ifosfamide) mostravano maggiori probabilità di non avere metastasi e tassi di sopravvivenza superiori rispetto agli altri. Il trial è stato interrotto in anticipo rispetto alle previsioni, visto il peso dell’evidenza ottenuta.


I RISULTATI

«Nell’80 per cento dei pazienti che hanno un sarcoma dei tessuti molli delle estremità o del tronco superficiale ad alto rischio, è utile considerare la chemioterapia con epirubicina più ifosfamide», afferma Alessandro Gronchi, responsabile dell’unità di chirurgia dei sarcomi dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Soltanto per una particolare forma di malattia, il liposarcoma mixoide, i benefici dei suddetti farmaci sono risultati analoghi a quelli della trabectedina, composto derivato da un organismo marino (l’Ecteinascidia turbinata, un piccolo invertebrato). Si tratta di un farmaco molto meglio tollerato rispetto alla chemioterapia tradizionale, perché garantisce la stabilità dei valori dei globuli bianchi ed evita la perdita dei capelli.

MA LA CHIRURGIA RIMANE ANCORA LA SOLUZIONE PRIVILEGIATA

Lo studio aggiunge un nuovo tassello al mosaico della conoscenza in materia di tumori dei tessuti molli. I sarcomi, che insorgono generalmente negli adulti, hanno infatti come standard di trattamento la chirurgia, cui viene associata quando serve la radioterapia. «La chirurgia associata alla radioterapia consente di ottenere il controllo locale della malattia nell’85-90 per cento dei casi a cinque anni», dichiara Stefano Ferrari, responsabile dell’unità di chemioterapia dei tumori dell’apparato locomotore dell’istituto ortopedico Rizzoli di Bologna. L’ultima ricerca rilancia le quotazioni della chemioterapia, i cui vantaggi nello schema neoadiuvante erano stati molto dibattuti negli ultimi anni. Secondo Gronchi «a questo punto la sua utilità non dovrebbe più essere in discussione, perché i risultati sono coerenti anche con altri che hanno preso in esame un periodo di osservazione più lungo». Con il termine sarcomi si intendono tutti i tumori a carico del muscolo, del tessuto adiposo e connettivo, dei legamenti e dei vasi sanguigni e linfatici. Spesso i tumori dei tessuti molli causano sintomi molto vaghi e non immediatamente riconoscibili: per questo è importante individuare marcatori specifici e precoci per questa tipologia di tumori. 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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