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Oncologia
Donatella Barus

Screening oncologici e Covid: si recuperano i ritardi (ma non le disparità)

pubblicato il 09-02-2022

Mammografie, Pap test e screening colorettale: i dati dell'Osservatorio nazionale mostrano profonde differenze fra regioni

Screening oncologici e Covid: si recuperano i ritardi (ma non le disparità)

Si stanno recuperando i ritardi negli screening oncologici in Italia, in modo diseguale lungo la penisola. Ma a conti fatti, dopo due anni di pandemia, risultano migliaia di diagnosi mancate e liste d’attesa da smaltire. A tratteggiare finalmente un quadro della situazione (aggiornato al 31 maggio 2021) è il quarto Rapporto dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS) su screening e pandemia. Eccone una sintesi.

 

SCREENING MAMMOGRAFICO

Il Rapporto riguarda il periodo da gennaio 2020 a maggio 2021 e i dati sono confrontati con un periodo standard di riferimento stimato, relativo ad un 2019 pre-pandemico. Per quanto riguarda la diagnosi precoce dei tumori del seno, sono stati inviati oltre un milione di inviti in meno alla mammografia. A livello nazionale si tratta del 20 per cento in meno, ma in alcune regioni la differenza è stata minima (o addirittura in aumento rispetto al 2019, come in Sicilia) e in altre più che consistente (Valle d’Aosta, Campania e Calabria dove il calo degli inviti è stato intorno al 60 per cento). Tutto questo si è tradotto in 817.000 mammografie in meno, in 3.558 diagnosi stimate di tumore mammario in meno e un ritardo accumulato di 4,8 mesi.

 

SCREENING CERVICALE

Per valutare cosa ci siamo persi con lo screening cervicale bisogna tenere conto del progressivo passaggio dal Pap test (triennale) all’HPV-DNA test (quinquennale), che molte Regioni hanno già provveduto ad inserire come esame di screening dopo i 30 anni. Logico quindi che, aumentando l’intervallo temporale fra un test e l’altro, risultino meno inviti e meno test effettuati: una quota di screening in meno, rispetto al 2019, è da attribuire a questo cambiamento (migliorativo) dell’offerta vaccinale. Si può rilevare che gli inviti nel 2020 sono stati 1,5 milioni in meno e che sono state diagnosticate 3.504 lesioni CIN2+ in meno (lesioni precancerose di grado moderato) e il ritardo accumulato, fino a maggio 2021, è di 6 mesi (superiore all’anno in Lombardia e in Basilicata). Il rapporto ha anche stimato il calo di propensione a partecipare allo screening da parte delle donne, misurato in un meno 20 per cento in Italia e più marcato (meno 30 per cento almeno) Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sicilia, Provincia di Trento, Umbria e Valle D’Aosta. A Bolzano, invece, si sono registrate adesioni superiori a quelle del 2019.

 

SCREENING COLORETTALE

Per quanto riguarda la già sottovalutata diagnosi precoce dei tumori del colon-retto, gli inviti mancati ai test sono stati oltre due milioni. Nel 2020 hanno effettuati i test di screening (ricerca del sangue occulto fecale o rettosigmoidoscopia) quasi 1,2 milioni di persone in meno rispetto al riferimento del 2019; la conseguenza stimata è di 1.376 casi di carcinoma colorettale diagnosticati in meno e 7.763 adenomi avanzati in meno. I mesi di ritardo accumulati a maggio erano 5,8 in media nazionale, ma intorno ai 12 in molte Regioni (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Basilicata, Campania).

 

SI STANNO RECUPERANDO I RITARDI

Insomma, dopo le chiusure del 2020 e le difficoltà dovute alla pandemia in questi due anni, è ripresa l’offerta attiva e gratuita di mammografie, Pap test ed esami per i tumori colorettali, anche se permangono ritardi più o meno gravi a seconda delle regioni, e forse non sempre dovuti interamente al Covid-19. «Esistono ancora dei ritardi sia nella spedizione degli inviti che nella erogazione dei test di screening. Se questa non può considerarsi una buona notizia, dobbiamo accogliere positivamente il fatto che il ritardo si accumula a velocità decrescente» spiega Paola Mantellini, coordinatore dell’Osservatorio Nazionale Screening. In altre parole, si sta recuperando il ritardo. «Ad esempio se a fine 2020 la riduzione di inviti fatti rispetto all’analogo periodo del 2019 era del 33%, 27% e del 32% per il tumore del collo dell’utero, della mammella e del colonretto rispettivamente, a fine maggio 2021 tale riduzione è del 28%, 20% e 24%».

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Da cosa dipendono gli inviti mancati? «Non sono solo conseguenza del lock down di marzo e aprile 2020 in cui i servizi sono stati chiusi, ma sono anche dovuti al fatto che, una volta ripartiti, non si è stati in grado di assicurare sempre volumi di attività uguali o, ancora meglio, superiori alla fase pre-pandemia» risponde Paola Mantellini. «Infatti, per garantire la sicurezza di cittadini ed operatori, è stato necessario evitare assembramenti (ad esempio sale di attesa affollate) e garantire una adeguata sanificazione, per non parlare del fatto che una quota parte degli operatori sono stati spostati dal programma di screening ai servizi a supporto dell’emergenza Covid 19. In sostanza siamo stati costretti a viaggiare più lenti e non tutti hanno potuto investire maggiormente sui programmi».

 

I TEST MANCATI

E gli esami eseguiti in meno? «A fine 2020, rispetto all’analogo periodo 2019, si registrava una percentuale di test fatti in meno del 43%, 38% e 45% per lo screening del collo dell’utero, della mammella e del colonretto, al 31 maggio 2021 queste percentuali erano del 36%, 28% e 34% rispettivamente. Anche in questo caso quindi si osservano diversi punti percentuali di recupero». Quanto ha pesato l’esitazione delle donne e degli uomini invitati? «Ha giocato, almeno in parte, una certa titubanza nel partecipare da parte della popolazione probabilmente legata a timori di recarsi in strutture sanitarie dove si immaginava fosse più facile contagiarsi».

 

CHI HA RECUPERATO E CHI NO

Paola Mantellini sottolinea ancora una volta il divario fra regioni: «Alcune registrano ritardi molto contenuti ed altre invece sono in forte sofferenza. Se per alcune Regioni è verosimile che a fine 2021 vi sia stato un completo recupero dei ritardi (lo si vedrà con i prossimi rapporti, ndr), per altre è ipotizzabile che a fine anno tutta la popolazione che doveva essere invitata nel 2020 sia stata recuperata e che quota parte della popolazione che doveva essere invitata nel 2021 sia invece slittata al 2022. Per altre ancora, è possibile invece che non si sia riusciti a garantire l’invito a chi aveva avuto una sospensione nel 2020 neanche nel 2021».

 

LE DIFFERENZE FRA REGIONI

Come interpretate questi divari? «Le Regioni più in difficoltà sono, almeno in parte, quelle che sono state fortemente colpite dalla pandemia, ma si osservano ritardi importanti anche in quelle sulle quali, specie nei primi 7-8 mesi del 2020, la pandemia aveva avuto effetti più tenui. In sintesi, nelle Regioni in cui si registrava una certa sofferenza prima della pandemia, le difficoltà sembrano essere aumentate, a prescindere dalla gravità con cui la pandemia ha colpito». Nuova emergenza, vecchi problemi irrisolti.

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Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il Magazine della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (BUR Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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