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Oncologia
Daniele Banfi

Screening per il tumore del colon-retto: la colonscopia funziona

pubblicato il 21-10-2022


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Aderire alle campagne di screening per il cancro del colon-retto diminuisce la mortalità. Il caso della colonscopia e della cattiva interpretazione di un risultato pubblicato sulle pagine del NEJM

Screening per il tumore del colon-retto: la colonscopia funziona

Nel tumore del colon-retto prima si arriva alla diagnosi, prima si interviene e maggiori sono le probabilità di superare la malattia. Per questo motivo qualsiasi intervento di diagnosi precoce è fondamentale. La ricerca del sangue occulto nelle feci, offerto gratuitamente grazie ai programmi di screening oncologico, serve prorpio a questo: intercettare la malattia sul nascere riducendo così la mortalità per tumore del colon-retto. Di fondamentale importanza è però l'adesione agli screening. Un recente studio pubblicato sulle pagine del New England Journal of Medicine ha mostrato che i programmi nazionali di screening che invitano a sottoporsi direttamente a colonscopia (senza il filtro della ricerca del sangue occulto nelle feci, spia di possibile malattia) riducono di pochissimo la mortalità per tumore del colon-retto rispetto a chi non riceve l'invito all'esame. Attenzione però ad interpretare il risultato: la scarsa efficacia è perché c'è ancora una bassa adesione a sottoporsi alla procedura. Se però si compara il rischio di morte per tumore del colon tra chi si è sottoposto alla colonscopia e chi no, l'esame riduce del 50% il rischio di morte. Un risultato importante che indica chiaramente l'utilità della colonscopia nella prevenzione di questo diffuso tumore.

IDENTIKIT DEL TUMORE DEL COLON-RETTO

Ogni anno in Italia, secondo i dati dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica, sono circa 49 mila le nuove diagnosi di tumore del colon-retto. In circa il 20% dei casi la malattia viene purtroppo scoperta quando è già in metastasi. Si tratta di un tumore che si sviluppa e cresce, nella maggior parte dei casi, senza sintomi di particolare evidenza. Per questo è particolarmente importante eseguire gli esami di diagnosi precoce che consentono di segnalare la presenza di polipi o individuare la malattia a uno stadio iniziale. Il tumore del colon-retto infatti ha una lenta evoluzione. Prima si formano dei polipi, successivamente questi possono andare incontro ad una evoluzione verso il vero e proprio tumore. Intercettarli sul nascere permette di evitare che ciò accada.

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IL RUOLO DELLO SCREENING

La diagnosi precoce, per le persone che non hanno specifici fattori di rischio, è rappresentata dallo screening per il cancro colon-rettale. Un programma capace di ridurre la mortalità fino al 20%. Si tratta di un intervento di salute pubblica sulla popolazione a rischio medio per età, che ha lo scopo di ridurre la mortalità per tumore al colon-retto attraverso la diagnosi precoce e l’eventuale rimozione o riduzione di polipi. Il test utilizzato principalmente per la diagnosi precoce è la ricerca di sangue occulto nelle feci (la Regione Piemonte propone invece una rettosigmoidoscopia a 58 anni o in alternativa ricerca del sangue occulto ogni due anni nella fascia 59-69 anni). In caso di positività la persona viene sottoposta a colonscopia per valutare la presenza della malattia e l'eventuale rimozione dei polipi. Il primo invito a parteciparvi è inviato nell'anno di compimento dei 50 anni e poi ogni 2 anni fino all’età di 69. Secondo i dati pre-pandemia dell'Osservatorio Nazionale Screening, al Nord la copertura è completa (oltre il 90%), al Centro è sopra l'80%, al Sud si arriva soltanto a poco più del 40% (anche se con una costante tendenza all’aumento).

COLONSCOPIA: QUANTO E UTILE?

Gli screening però non sono tutti uguali. In USA e in Europa esistono dei programmi che, anziché effettuare un pre-filtro attraverso l'utilizzo del test di ricerca del sangue occulto nelle feci (spia di possibile tumore), invitano direttamente a sottoporsi a colonscopia. Lo studio da poco pubblicato sul New England Journal of Medicine ha voluto confrontare la mortalità per tumore del colon-retto nelle persone invitate a sottoporsi a colonscopia rispetto a quelle non invitate. L'analisi ha preso in esame più di 84 mila persone, seguite per dieci anni, provenienti da Polonia, Svezia e Norvegia. Tra quelli invitati a sottoporsi all'esame, solo il 42% ha risposto positivamente. Dopo un decennio i ricercatori hanno confrontato i decessi per tumore del colon-retto tra il gruppo degli invitati e il gruppo dei non-invitati allo screening. Dalle analisi non sono emerse differenze significative nella mortalità tra i due gruppi. Attenzione però ad interpretare il risultato: andando a confrontare la mortalità per tumore del colon-retto in quel 42% di persone che si sono realmente sottoposte a colonscopia con quella delle persone che non ha mai fatto l'esame, si scopre che la colonscopia ha ridotto del 50% le probabilità di morte per tumore. Un risultato che indica chiaramente l'utilità dell'esame nell'intercettare la malattia sul nascere, premessa per poterla superare.

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Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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