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Oncologia
Daniele Banfi
pubblicato il 06-06-2023

Tumore del retto: la radioterapia può essere evitata



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Nelle forme non metastatiche, l'utilizzo della radioterapia pre-operatoria può essere evitata migliorando enormemente la qualità di vita

Tumore del retto: la radioterapia può essere evitata

Nel tumore del retto la radioterapia non sempre è necessaria. Per le forme localmente avanzate che rispondono alla chemioterapia, l'utilizzo della radioterapia prima dell'operazione chirurgica di rimozione del tumore può essere omessa. Ad affermarlo è uno studio che cambierà la pratica clinica della gestione di questa malattia presentato al congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), il principale appuntamento mondiale dedicato alla lotta al cancro. 

 

IL TUMORE DEL RETTO

Ogni anno in Italia, secondo le stime dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), sono circa 48.000 le nuove diagnosi di tumore del colon-retto. Tra questi circa 3.000 riguardano il retto, la parte finale dell'intestino. Come per la maggior parte dei tumori prima si arriva alla diagnosi quando la malattia è ancora confinata e maggiori sono le probabilità di guarigione. Fortunatamente per questa tipologia di tumori è possibile fare diagnosi precoce attraverso lo screening per le neoplasie del colon-retto con la ricerca del sangue occulto nelle feci.

 

LE CURE

Il trattamento delle forme non avanzate di tumore del retto, ovvero quelli che non hanno dato metastasi ma sono ancora confinati al massimo nei tessuti adiacenti, prevede la somministrazione di una chemioterapia neoadiuvante per ridurre la massa tumorale seguita da un trattamento radioterapico. Successivamente a questi interventi si può procedere con la rimozione chirurgica. Grazie a questo approccio le probabilità di cura sono molto elevate.

 

GLI EFFETTI DELLA RADIOTERAPIA

L'utilizzo della radioterapia però non è affatto privo di effetti collaterali. Menopausa anticipata, disfunzioni sessuali sia nella donna sia nell'uomo, possibili lesioni gastro-intestinali e diarrea cronica sono solo alcuni degli effetti associati alla radioterapia a livello del retto. Ecco perché da tempo si stanno studiando possibili approcci alternativi per limitare il danno. Una "filosofia" da tempo comune al trattamento di molte neoplasie e riassunta nella frase "dal massimo trattamento tollerato al minimo trattamento efficace".

 

QUANDO PUÒ ESSERE EVITATA

Nello studio presentato ad ASCO, pubblicato contemporaneamente sulle pagine del New England Journal of Medicine, è stato dimostrato che per quei tumori localmente avanzati che rispondono positivamente alla chemioterapia neoadiuvante, la radioterapia non si rende necessaria. Il trial clinico di fase 3 PROSPECT ha coinvolto 1.194 pazienti tra il 2012 e il 2018. Dalle analisi, a 5 anni di distanza dalla diagnosi, è emerso che la sopravvivenza libera da malattia (ovvero quel periodo che intercorre tra la diagnosi e la ripresa della malattia) è stata del tutto paragonabile tra chi aveva ricevuto il trattamento radioterapico e chi lo ha evitato. Anche la sopravvivenza globale è stata del tutto paragonabile e prossima al 90%. Risultati che non ammettono repliche e che porteranno presto ad un cambiamento nella pratica clinica preservando così uomini e donne dagli effetti collaterali della radioterapia. 

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Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza ottenuto presso l'Università La Sapienza di Roma. In questi anni ha seguito i principali congressi mondiali di medicina (ASCO, ESMO, EASL, AASLD, CROI, ESC, ADA, EASD, EHA). Tra le tante tematiche approfondite ha raccontato l’avvento dell’immunoterapia quale nuova modalità per la cura del cancro, la nascita dei nuovi antivirali contro il virus dell’epatite C, la rivoluzione dei trattamenti per l’ictus tramite la chirurgia endovascolare e la nascita delle nuove terapie a lunga durata d’azione per HIV. Dal 2020 ha inoltre contribuito al racconto della pandemia Covid-19 approfondendo in particolare l'iter che ha portato allo sviluppo dei vaccini a mRNA. Collabora con diverse testate nazionali.


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