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Oncologia

Tumori in Italia: dopo la diagnosi si vive sempre di più

pubblicato il 15-09-2017

Presentati "I numeri del cancro in Italia 2017". Sempre più persone sopravvivono a 5 anni dalla diagnosi. Diminuiscono i casi allo stomaco e colon-retto. Ancora da migliorare l'adesione agli screening

Tumori in Italia: dopo la diagnosi si vive sempre di più

Oggi oltre tre milioni di Italiani vivono a 5 anni di distanza dalla diagnosi di tumore. Ben il 24% in più rispetto a quello che accadeva nel solo 2010. Un risultato frutto di terapie sempre più mirate e campagne di prevenzione. Ancora molta però la strada da fare: se da un lato calano i casi di tumore allo stomaco e al colon-retto -grazie anche alla maggiore estensione dei programmi di screening-, è preoccupante l'aumento dei casi cancro del polmone fra le donne, ben 13. 600, 54% in più rispetto al 2010. Non solo quest'anno si stimano 369 mila i nuovi casi di tumore (192.000 fra i maschi e 177.000 fra le femmine). Nel 2016 sono stati 365.800. È questo il censimento ufficiale, giunto alla settima edizione, che fotografa l’universo cancro in tempo reale grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) e della Fondazione AIOM, raccolto nel volume “I numeri del cancro in Italia 2017” presentato oggi all’Auditorium del Ministero della Salute.

I TUMORI SONO LA SECONDA CAUSA DI MORTE

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Nel 2014 (ultimo dato ISTAT disponibile) sono stati 177.301 i decessi attribuibili al cancro. Le neoplasie rappresentano la seconda causa di morte (29% di tutti i decessi) dopo le patologie cardio-circolatorie (37%). Il tumore che ha fatto registrare nel 2014 il maggior numero di decessi è quello al polmone (33.386), seguito da colon-retto (18.671), mammella (12.330 decessi), pancreas (11.186) e stomaco (9.557). «La mortalità -spiega Stefania Gori, presidente eletto AIOM- continua a diminuire in maniera significativa in entrambi i sessi come risultato di più fattori, quali la prevenzione primaria (in particolare la lotta al tabagismo), la diffusione degli screening su base nazionale e il miglioramento diffuso delle terapie in termini di efficacia e di qualità di vita in un ambito sempre più multidisciplinare e integrato. Più pazienti hanno lunghe sopravvivenze e più persone guariscono dal cancro: e questo è un importante risultato di sanità pubblica».

PIU' CASI DI CANCRO AL NORD

Andando ad analizzare in maniera più approfondita i dati si scopre che le 5 neoplasie più frequenti nella popolazione sono quelle del colon-retto (53 mila nuovi casi), seno (51 mila, in crescita solo nelle fasce di età dove si è avuto un ampliamento dello screening, cioè fra i 45-49 anni e nelle over 70), polmone (41.800), prostata (34.800) e vescica (27.000). E si conferma, anche dal Rapporto 2017, un’Italia a due velocità. «Emerge una forte difformità tra il numero di nuovi casi registrati al Nord rispetto al Centro e Sud sia negli uomini che nelle donne – spiega la professoressa Lucia Mangone, presidente AIRTUM -. In particolare, al Nord ci si ammala di più rispetto al Sud. Il tasso d’incidenza tra gli uomini è più basso dell’8% al Centro e del 17% al Sud/Isole rispetto al Nord e per le donne del 5% e del 18%. Alla base di queste differenze vi sono fattori protettivi che ancora persistono al Sud, ma anche una minore esposizione a fattori cancerogeni come abitudine al fumo ed inquinamento ambientale».

AUMENTA LA SOPRAVVIVENZA A CINQUE ANNI DALLA DIAGNOSI

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Ma uno dei dati più significativi riguarda la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi. Complessivamente, la sopravvivenza a 5 anni nelle donne raggiunge il 63%, migliore rispetto a quella degli uomini (54%), in gran parte determinata dal tumore del seno, la neoplasia più frequente fra le italiane, caratterizzata da una buona prognosi. I cittadini che si sono ammalati nel 2005-2009 hanno una sopravvivenza migliore rispetto a chi è stato colpito dalla malattia nel quinquennio precedente sia negli uomini (54% vs 51%) che nelle donne (63% vs 60%). Le percentuali più alte a 5 anni si registrano in Emilia-Romagna e Toscana sia negli uomini (56%) che nelle donne (65% donne). «Un bilancio nel suo complesso fortemente positivo -spiega il professor Carmine Pinto, presidente AIOM- perché, anche con minori risorse economiche disponibili in percentuale del PIL rispetto ai Paesi dell’Europa occidentale, la sanità pubblica italiana raggiunge questi importanti risultati. La bestia nera in termini di mortalità in entrambi i sessi riguarda ancora il tumore del pancreas (solo 8% i pazienti vivi a 5 anni dalla diagnosi)». 

ANCORA SCARSA ADESIONE AGLI SCREENING

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Il grande salto in avanti relativo alla sopravvivenza -il cancro sta diventando sempre di più una malattia cronica- lo si deve principalmente all'avvento dei nuovi farmaci immunoterapici arrivati sul mercato a partire dal 2010. L’Italia ha infatti garantito la disponibilità a 31 di queste molecole innovative, collocandosi al quarto posto a livello mondiale dopo USA (41), Germania (38) e Regno Unito (37), e davanti a Francia (28), Canada (28), Giappone (24) e Spagna (23). Ma ridurre tutto ad una questione di terapie sarebbe sbagliato. Nella lotta al cancro di fondamentale importanza è la prevenzione. Un esempio è la partecipazione alle campagne di screening mirate ad intercettare il tumore sul nascere: a livello nazionale fino al 2005 le esperienze di screening colorettale erano sporadiche ma in seguito hanno avuto ampia diffusione. L’incremento è stato notevole, passando da una copertura di poco più del 10% nel 2005 a quasi il 75% nel 2015. «L’efficacia di questi programmi -spiega Fabrizio Nicolis, presidente della Fondazione AIOM- è tanto maggiore quanto più elevata è l’adesione all’invito. Il dato del 2015 non è, però, del tutto soddisfacente: complessivamente solo il 43% degli invitati ha aderito, con notevoli differenze fra Nord (53%), Centro (36%) e Sud (25%). Serve ancora molto impegno su questo fronte».

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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