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Pediatria

Anche il modo in cui laviamo in piatti può aumentare il rischio allergia

pubblicato il 09-06-2015
aggiornato il 21-02-2017

Uno studio svedese su mille bambini suggerisce che il lavaggio a mano può aiutare a prevenire alcune forme allergiche. I dubbi degli esperti

Anche il modo in cui laviamo in piatti può aumentare il rischio allergia

Quanto conta l’igiene domestica nell’insorgenza di allergie e eczemi? E quanto influiscono le abitudini quotidiane come lavare i piatti a mano o con la lavastoviglie? Se lo è chiesto un gruppo di ricercatori dell'Università di Göteborg, in Svezia, che hanno pubblicato i risultati delle loro ricerche sulla rivista PediatricsNe emerge che fra le due modalità di lavaggio quella a mano, meno "pulita", sembra associata a una riduzione del rischio di malattie allergiche, anche della metà.

 

LO STUDIO

Lo studio svedese ha delle premesse interessanti: la numerosità dei bambini (o meglio delle mamme) che hanno risposto all’indagine-questionario pari a 1.000 su 1.800 raggiunti, l’indagine statistica ben svolta e il valore della rivista scientifica su cui è uscito. I ricercatori hanno posto domande sulla salute dei bambini, in particolare sui disturbi di natura allergica, sulla gravidanza e l’allattamento e sulle abitudini della famiglia, come la dieta, l’igiene in casa, la presenza di animali. I risultati hanno confermato un dato già noto, ovvero che i figli di laureati sono più soggetti a sviluppare nel corso dell’infanzia allergie cutanee e/o respiratorie, rispetto a bambini nati da genitori meno istruiti. Ma non solo: sembrerebbe anche che acquistare prodotti o avere comportamenti più naturali - come ad esempio mangiare latte, uova o la verdura del contadino o lavare i piatti a mano piuttosto che in lavastoviglie, appunto - potrebbe favorire una precoce esposizione ai microbi, associata a un minor rischio di allergie.

 

L’OPINIONE DELL’ESPERTO

Dall’altro lato però le conclusioni cui giunge lo studio non sono del tutto condivise, a partire dall’assunto che i piatti lustrati a lucido in lavastoviglie rispettino meglio i canoni dell’igiene. «Ritengo che i piatti lavati nel catino e con il detersivo siano igienicamente più puliti, rispetto a quelli lavati in lavastoviglie, perché sia lavaggio che l’asciugatura vengono fatte a mano - commenta Alessandro Fiocchi, responsabile del reparto di allergologia dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma -. L’attenzione a tirare via lo sporco è doppia». Opinione alla quale lo specialista aggiunge anche un’altra considerazione: «È vero però che le pratiche igieniche, specie se eccessive, hanno contribuito ad azzerare la flora intestinale, la microflora cutanea e respiratoria nei bambini, esponendoli ad un maggior rischio di contrazione di malattie». Un esempio su tutti è il fatto che i bambini nati con parto cesareo, quindi in condizioni igieniche assolute, hanno più probabilità di sviluppare forme allergiche a causa della colonizzazione intestinale più tardiva rispetto ai loro pari.

 

CORRETTE MISURE PREVENTIVE

Allora è meglio un’igiene in eccesso o in difetto? Come sempre la corretta verità sta nel mezzo. Perché il rimedio per favorire una risposta più efficace dell’organismo ai batteri non è lo ‘sporco’, o far vivere i piccoli in condizioni di igiene trascurata o cattiva, bensì cercare di ripristinare le condizioni perché la flora intestinale, cutanea e quella respiratoria facciano da barriera, proteggendo i bambini da malattie infettive e riducendo le probabilità di allergia.

 

REGOLE DI BUONA EDUCAZIONE IGIENICA

Alcune regole anti-allergiche possono limitare il rischio di allergie, forme intestinali disturbanti, pruriti, starnuti. «La prima indicazione – conclude Fiocchi – è privilegiare quando possibile il parto naturale rispetto al cesareo; allattare i piccoli al seno piuttosto che alimentarli con latte artificiale, non esagerare con le pratiche igieniche privando la pelle dei piccoli di strati cutanei superficiali che invece sono importanti per l’immunità e, non ultimo, cercare di somministrare i probiotici ai bambino a rischio fin dall’inizio della loro vita. Anzi, un recente studio ha dimostrato i benefici dell’assunzione dei probiotici già in gravidanza e durante l’allattamento in modo da porre le basi per delle condizioni di ‘igiene’ ottimali nel bambino ancora prima che nasca».


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