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Pediatria

Autismo e vaccino: storia di una frode scientifica

pubblicato il 02-04-2014
aggiornato il 01-08-2017

Il presunto legame è stato ampiamente smentito dalla scienza. Eppure, complice la rete, la notizia non passa mai di moda. Le conseguenze: il ritorno delle malattie quasi eradicate

Autismo e vaccino: storia di una frode scientifica

Per comprendere la vicenda della presunta correlazione tra vaccino trivalente (MPR) e autismo bisogna partire dalla fine. Nelle scorse settimane la procura di Trani ha avviato un’indagine contro ignoti per «lesioni colpose gravissime» al fine di accertare se vi sia un nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino pediatrico e l’insorgenza della malattia. Indagini avviate dopo la denuncia di una coppia di genitori. Una decisione in controtendenza rispetto a quanto la scienza ha già sentenziato da tempo: la presunta relazione è una frode scientifica smascherata già da alcuni anni.

Come ribadisce Giovanni Corsello, presidente della Società Italiana di Pediatria, «Non c'è alcuna prova scientifica che metta in correlazione autismo e vaccinazioni». Tranciante il giudizio del ministro della Salute Beatrice Lorenzin: «alcune procure emettono sentenze che vanno contro le evidenze scientifiche».

 

 

IL VACCINO

A salire sul banco degli imputati è il cosiddetto “trivalente”, il vaccino che rende immuni da morbillo, parotite e rosolia. Malattie, contratte molto spesso in tenera età, nelle quali si attende il normale decorso tenendo sotto controllo i sintomi. A fare paura sono le eventuali complicanze. Ecco perché il senso del vaccino. La sua introduzione sul mercato, nella versione attuale “trivalente”, è datata 1971.

 

 

LO STUDIO

Quasi 30 anni dopo, sulle pagine della prestigiosa rivista The Lancet, viene lanciato il sasso ad opera di Andrew Wakefield. Il medico inglese (oggi ormai ex), in un controverso e poco chiaro studio effettuato su 12 bambini, mette in relazione alcuni disturbi intestinali associati all’autismo e il vaccino MPR. In particolare gli autori dello studio scrissero: abbiamo identificato malattie gastrointestinali e regressione nello sviluppo, associati a un possibile fattore ambientale, in un gruppo di bambini precedentemente normali. In 8 bambini su 12 era stato somministrato il vaccino. E’ il 27 febbraio 1998 e gli effetti furono subito visibili: il primo fu il crollo delle vaccinazioni in Inghilterra e la conseguente epidemia di morbillo.

 

 

LA FRODE

Nonostante le evidenti incongruenze la teoria venne sdoganata e passarono diversi anni prima che venisse fuori la verità. Realtà emersa, oltre al contributo di molti seri scienziati, da una grande inchiesta giornalistica ad opera di Brian Deer del Sunday Times. Falsificazione dei risultati, conflitto d’interessi del ricercatore, che aveva ricevuto 55mila sterline da un gruppo di persone alla ricerca di prove sulla presunta dannosità del vaccino MPR per una causa legale da portare avanti e omissione delle cartelle cliniche sono solo alcuni dei reati commessi da Wakefield. Un comportamento giudicato disonesto e irresponsabile tanto da indurre il General Medical Council a radiare Wakefield.

 

 

MEA CULPA

Oggi, chiarite le posizioni degli attori in gioco, l’articolo incriminato non esiste più. Dal 2010, la rivista The Lancet, ha deciso di ritrattare la questione e ritirare definitivamente dai suoi archivi il paper scientifico di Wakefield.

 

 

LE CONSEGUENZE

Eppure, nonostante la verità sia emersa, c’è chi ancora sostiene la correlazione. «Il fatto che alcuni diano come acquisito un legame che scientificamente non è provato rischia di ridurre le copertura vaccinali, con il pericolo concreto che possano riemergere malattie gravi ad oggi quasi scomparse. Negli ultimi due anni queste teorie hanno portato ad una riduzione della copertura vaccinale per il morbillo, e questo ci preoccupa poiché, se la copertura scende sotto il livello del 90-95% della popolazione, aumenta il pericolo di epidemie. Ma il pericolo ulteriore è che, per un effetto di trascinamento, vengano penalizzate tutte le vaccinazioni, dimenticando che oggi queste rappresentano invece uno strumento di prevenzione insostituibile» conclude Corsello.

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Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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