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Pediatria

Cannabis sempre più potente: rischi più alti per gli adolescenti?

pubblicato il 25-01-2019

Due nuovi studi indagano il potenziale effetto di un aumento del Thc nella cannabis cervello: pochi spinelli sono sufficienti ad alterare il cervello degli adolescenti

Cannabis sempre più potente: rischi più alti per gli adolescenti?

La cannabis è, da decenni, la droga più consumata dai giovani. Ma rispetto al passato, la resina prodotta oggi in tutta Europa è molto più «potente». Contiene cioè un quantitativo di tetraidrocannabinolo (Thc), il principio attivo più presente nella cannabis, quasi doppio (dall'8 al 17 per cento) rispetto a dieci anni fa. Un aspetto che preoccupa gli esperti, perché al momento non è possibile immaginare le possibili conseguenze per chi l'assume: dallo sviluppo di una dipendenza al maggiore rischio di sviluppare un disturbo psicotico

CANNABIS TERAPEUTICA E A USO RICREATIVO: QUALI SONO LE DIFFERENZE? 

CANNABIS SEMPRE PIU' POTENTE

L'ipotesi emerge da uno studio - primo nel suo genere - pubblicato sulla rivista Addiction. I ricercatori dell'Università di Bath e del King's College di Londra hanno raccolto - dai 28 Stati membri dell'Unione Europea, oltre che da Norvegia e Turchia - i dati dell'Osservatorio europeo per i medicinali e tossicodipendenza. In questo modo è stato possibile ricostruire il trend di composizione della cannabis nei diversi Paesi europei, nell'arco del decennio compreso tra il 2006 e il 2016. Senza addentrarsi nelle differenze rilevate tra i singoli Stati, è emerso un progressivo aumento della quantità di Thc (principale componente psicoattivo della cannabis) a fronte di una progressiva riduzione del cannabidiolo (Cbd). Un riscontro che, oltre l'aspetto epidemiologico, ha messo in allerta i ricercatori, dal momento che livelli più bassi di quest'ultima sostanza sono stati collegati a maggiori danni a lungo termine. Questo perché il cannabidiolo, quando è presente, può compensare alcuni degli effetti dannosi del tetraidrocannabinolo.
 

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Se ce n'è di meno, di conseguenza, il rischio è quello di avere una sostanza più aggressiva. «Il tetraidrocannabinolo va ad agire su recettori specifici che si trovano in aree del cervello che hanno a che fare con funzioni complesse: come la formazione di un giudizio, la percezione di piaceri, la capacità di apprendere o di memorizzare e il movimento - afferma Riccardo Gatti, direttore del dipartimento dipendenze dell'Asst Santi Paolo e Carlo di Milano -. Il risultato complessivo, per molti piacevole, è in realtà dettato da un disequilibrio del funzionamento generale del cervello. Un aspetto che risulta ancora più pericoloso tra gli adolescenti, dal momento che la struttura risulta ancora in formazione e può accumulare danni permanenti».

POCHI SPINELLI MODIFICANO IL CERVELLO

Ma è possibile definire una soglia al di sotto della quale un consumo di spinelli può essere divenuto «innocuo»? No, leggendo le conclusioni di un altro studio appena apparso sulle colonne del Journal of Neuroscience, secondo cui «sono sufficienti pochi spinelli per alterare la struttura del cervello negli adolescenti», come peraltro accade anche con l'alcol. I ricercatori hanno osservato le variazioni nei volumi cerebrali di 46 quattordicenni che avevano fatto uso di cannabis soltanto in un paio di occasioni. Questo non è bastato per tenerli al riparo da alcune alterazioni a livello dell'amigdala (legata alla paura e altri processi emotivi) e dell'ippocampo (memoria e abilità spaziali). Rimane da capire quale sia il significato di queste alterazioni strutturali - non è da escludere che la cannabis condizioni il «pruning», ovvero il processo di rimodellamento neuronale che si registra almeno fino ai 18 anni - e se le stesse siano osservabili a distanza di tempo.

 

MEGLIO EVITARE

In attesa di chiarire questi punti, rimane dunque valido l'invito alla prudenza. «Rispetto alla cannabis, si sta diffondendo un approccio soft che rischia di sminuirne i rischi - chiosa Gatti -. Si preferisce parlare di danno acuto, sapendo che altre droghe hanno conseguenze più gravi. Così si sposta l'attenzione dal danno cronico provocato dagli spinelli, oltre alla combinazione con altre sostanze. E si trascura, volutamente, la presenza di un ampio spettro di condizioni comprese tra un danno pari a zero e una forma di psicosi grave».

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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