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Pediatria

È giusto vaccinare i bambini contro la gastroenterite?

pubblicato il 31-07-2014
aggiornato il 03-02-2017

Gli specialisti sono concordi nel consigliare la profilassi, ma soltanto la Sicilia offre gratuitamente l’unico rimedio in grado di prevenire l’infezione da rotavirus

È giusto vaccinare i bambini contro la gastroenterite?

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L’infezione è la principale causa di gastroenteriti in età infantili. Anche se l’elevata mortalità riguarda soprattutto i Paesi in via di sviluppo, i costi della diffusione del rotavirus hanno dato brio alla discussione finalizzata a valutare l’opportunità di ricorrere al vaccino anche negli altri Stati. In Europa, a quattro anni dall’introduzione, la vaccinazione risulta adottata soltanto da Austria, Belgio, Francia, Germania e Regno Unito. In Italia, però, se ne inizia a parlare: con la Sicilia a fare da capofila.

 

DI COSA SI TRATTA?

L’infezione da rotavirus è la più comune gastroenterite di origine virale e si trasmette attraverso l’ingestione di acqua e alimenti contaminati (principalmente frutta e verdura che si consumano crudi) o il contatto (per via orale) con oggetti infetti. La diffusione da persona a persona attraverso la contaminazione delle mani è la più frequente negli ambienti comunitari, in primis negli asili nido. Il decorso è variabile: da forme senza sintomi, sino a diversi gradi di gravità con febbre, vomito e diarrea che possono protrarsi sino a tre settimane. «Il rischio maggiore è rappresentato dalla grave disidratazione che può mettere a rischio la vita del lattante se non trattata tempestivamente», afferma Gian Vincenzo Zuccotti, direttore dell’unità operativa di pediatria dell’ospedale Sacco di Milano. Senza dimenticare che pochi mesi fa alcuni ricercatori italiani hanno avanzato l’ipotesi che l’infezione possa essere la causa dell’aumentato numero di diagnosi di celiachia nei bambini.

 

VACCINO GRATUITO IN SICILIA

Dopo il fallimento di un primo vaccino - lanciato sul mercato e poi ritirato per l’insorgenza di alcune complicanze intestinali -, buono risulta il profilo degli ultimi due messi in commercio da quasi dieci anni. Un terzo è appena stato testato in uno studio multicentrico di fase 3, condotto su oltre 4500 bambini indiani, e ha fornito risultati incoraggianti, pur innescando in sei bambini gli stessi effetti collaterali che avevano portato al ritiro del Rotashield nel 2000. Ma fermandosi alla sicurezza e all’efficacia e alla sicurezza dei due (Rotarix e Rotateq) già disponibili, la vaccinazione universale ha iniziato a diffondersi in diversi paesi d’Europa. Restia, almeno fino a questo momento, s’è dimostrata l’Italia, anche se la Sicilia lo ha appena reso disponibile gratuitamente per tutti i bambini raggiungendo una copertura superiore al 40% e la Puglia lo offre soltanto a quelli che vivono in comunità. Altre regioni, invece, lo assicurano in compartecipazione. «La scelta è stata adottata dopo aver riscontrato la facilità di trasmissione del virus nei reparti ospedalieri - chiarisce Francesco Vitale, ordinario di igiene all’università di Palermo -. Il vaccino viene somministrato al terzo mese di vita, con un richiamo al quinto. L’obiettivo è raddoppiare il tasso di copertura, in modo da interrompere la catena di trasmissione del virus, i cui picchi si registrano tra l’inverno e la primavera».


@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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