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Pediatria

Il latte materno è l'alimento ideale anche per la mente

pubblicato il 05-05-2021

Un’indagine su 9.000 bambini mostra che il latte materno potrebbe migliorare le capacità cognitive. Con benefici che permangono nel tempo

Il latte materno è l'alimento ideale anche per la mente

Essere allattati al seno è un vantaggio anche per la mente, che dura nel tempo. Una nuova ricerca si è basata sull’esame di migliaia di test cognitivi eseguiti da bambini (9-10 anni) che, nel corso dei primi mesi di vita, erano stati allattati al seno dalle proprie mamme. I risultati sono stati confrontati con quelli di coetanei che avevano avuto, alla nascita, un’alimentazione artificiale.

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L'ALLATTAMENTO AL SENO FA BENE (ANCHE) ALLO SVILUPPO COGNITIVO

«Abbiamo constatato che qualsiasi durata dell'allattamento al seno ha un impatto positivo sulle facoltà cognitive del bimbo - racconta Daniel Adan Lopez, epidemiologo dell’Università di Rochester e prima firma di uno studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Public Health -. È questo che rende rilevanti questi risultati. E utili, dal punto di vista delle politiche da promuovere per sostenere l’allattamento al seno». Aggiunge la ricercatrice Hayley Martin: «Questi dati potrebbero spingere le neo-mamme a prolungare l’allattamento al seno per un anno, o anche di più, e ispirare norme che sostengano concretamente questa pratica, a cominciare dall’educazione prenatale». L’indagine è stata condotta su novemila bambini, come abbiamo detto, di 9-10 anni. Si è così visto che, più a lungo erano stati allattati, migliori erano i risultati ottenuti nei test. I primi nella classifica sono stati i piccoli nutriti dalla mamma per almeno un anno. Con il calare del tempo, è stata registrata una proporzione tra il numero dei mesi di allattamento al seno e la qualità delle prestazioni cognitive: in ogni caso superiori ai livelli raggiunti dai bambini mai nutriti al seno.


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I RISULTATI DELLO STUDIO

Una differenza tra questa indagine e altre precedenti sullo stesso tema è che queste ultime in genere hanno puntato a stabilire il quoziente di intelligenza (QI) dei bambini, mentre qui si sono indagati diversi campi di capacità. Tre gli ambiti considerati: l’abilità generale, le funzioni esecutive, la memoria. I bambini esaminati sono stati divisi in tre sottogruppi a seconda della durata dell’allattamento al seno (1-6 mesi, 7-12 mesi,12 mesi e oltre). Il capitolo in cui i bambini della ricerca hanno mostrato una capacità migliore significativa è risultato quello dell'«abilità generale», ovvero l’insieme delle capacità intellettive. Mentre su «memoria» e «funzioni esecutive» è emerso sempre un valore aggiunto, ma non tale da essere segnalato statisticamente. 

ALLATTAMENTO AL SENO: BENEFICI ANCHE PER LA MAMMA

«Anche la madre trae vantaggio dal nutrire direttamente il figlio - esordisce Graziano Barera, primario di neonatologia e pediatria dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano -. Oltre a godere di un attaccamento fisiologico pieno, diminuisce per lei il rischio del tumore al seno. Quanto al figlio, attaccarsi al seno vuol dire correre meno rischi di infezioni, vedere ridursi le probabilità di sviluppare allergie, un diminuito pericolo di obesità, un controllo sui ritmi di crescita. Ed è un nutrirsi della mamma tutta, ne sente il battito cardiaco, coglie le sue carezze, si fonde con la sua pelle». Sullo studio di Rochester, Barera osserva che sono state usate complesse metodiche analitiche e statistiche che eliminano le disomogeneità tra i soggetti. «Nel nostro mondo sono le donne del ceto benestante e istruito quelle che più scelgono l’allattamento al seno, ma in altre culture è piuttosto vero il contrario. Conta il contesto, anche familiare. E contano, ovviamente, le condizioni mediche che potrebbero non consentire questa pratica», conclude Barera. 

 

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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