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Pediatria

Influenza: casi in calo anche se il vaccino è meno efficace

pubblicato il 13-06-2018

Il vaccino antinfluenzale riduce il numero dei contagi e dei decessi: anche se è efficace in meno di una persona su due. In Italia nella scorsa stagione s'è vaccinato soltanto il 15 per cento della popolazione

Influenza: casi in calo anche se il vaccino è meno efficace

Quella appena conclusa è stata una stagione nera per il vaccino antinfluenzale: oltre 8,7 milioni di italiani messi ko dall'epidemia, 744 casi gravi e 160 i decessi provocati dall'influenza. Numeri che non si registravano da quindici anni, conseguenza del fatto che «quest’anno è circolato maggiormente il ceppo virale B/Yamagata che non è coperto dal vaccino trivalente», afferma Gianni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità. «A esso è ascrivibile il 60 per cento dei contagi». Quanto accaduto ha inevitabilmente riacceso il dibattito sulle vaccinazioni. La domanda più ricorrente è stata: perché effettuare la profilassi contro l'influenza se comunque si rischia di esserne colpiti? 

 

INFLUENZA: VACCINARSI SERVE COMUNQUE

«Perché, anche quando l’efficacia vaccinale non è elevata, l’impatto in termini di incidenzaospedalizzazioni e mortalità è comunque ridotto in maniera significativa», dichiara Maria Chironna, responsabile della sorveglianza virologica influenza della Regione Puglia e docente di igiene all'Università di Bari, che non risulta sorpresa di fronte ai risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Gli autori, facendo riferimento alla realtà statunitense, hanno dimostrato come vaccinarsi contro l'influenza sia comunque conveniente. Con un vaccino di efficacia pari al venti per cento (vuol dire che protegge una su cinque delle persone che effettuano la profilassi), effettuato dal 43 per cento della popolazione (media Usa degli ultimi cinque anni: ovvero meno di uno su due), si possono evitare 61mila decessi, 129mila ricoveri e 2,2 milioni di anni vissuti come invalidi. Numeri che hanno portato gli autori della ricerca ad affermare che «i risultati dimostrano come proteggersi dall'influenza con il vaccino ha un impatto significativo sulla diffusione dell'epidemia, anche in presenza di una bassa efficacia». Tradotto: anche un vaccino che funziona meno di come avrebbe dovuto è «alleato» della salute.


Il vaccino antinfluenzale fa bene (anche) al cuore


L'EPIDEMIA DELL'ULTIMA STAGIONE

Il contesto considerato è profondamente diverso da quello italiano, dal momento che Oltreoceano la vaccinazione antinfluenzale è offerta anche ai bambini. Di conseguenza il suo impatto è ancora più evidente, in termini di tutela della salute pubblica. Il perché è presto spiegato. Come spesso accade, anche nella stagione appena conclusa, in Italia, i più piccoli sono stati i più colpiti dal virus influenzale che, presentandosi sempre diverso ogni anno, rende il vaccino (rispetto ad altri) imperfetto. A seguire adulti e anziani: con questi ultimi che rappresentano invece il target più sensibile alle complicanze dell'infezione. Detto questo, a fare la differenza nel nostro Paese è stata una circolazione molto eterogenea dei virus, sopratutto tra dicembre e gennaio. All'inizio hanno circolato assieme i virus influenzali di tipo A e B, poi i due virus di tipo B, che normalmente colpiscono i bambini e i giovani adulti, si sono diffusi assieme (con prevalenza della linea Yamagata). «Alla base dell'elevato impatto c'è un dato: in Italia risulta vaccinato soltanto il 15 per cento della popolazione, mentre l'obiettivo di copertura minimo è pari al 75 per cento - sostiene Giancarlo Icardi, direttore dell'unità operativa complessa di igiene dell'azienda ospedaliero-universitaria San Martino-IST di Genova -. A ciò occorre aggiungere che, mella maggior parte delle regioni, si è usato il vaccino trivalente, che non protegge dal virus B Yamagata. Questo spiega molto del trend dell'influenza dell'ultima stagione».

CHI DEVE FARE IL VACCINO ANTINFLUENZALE?

VACCINAZIONE ANTINFLUENZALE PER I BAMBINI?

Non potendo pensare di vedere crescere in maniera significativa l'efficacia del vaccino antinfluenzale (33 per cento nell'ultima stagione), per quanto già detto, in vista della prossima esperienza un obiettivo da raggiungere riguarda l'aumento della copertura vaccinale. Più persone si immunizzano, maggiore sarà il contenimento del virus. Da qui l'ipotesi avanzata dalla Federazione Italiana dei Medici Pediatri (Fimp): perché non vaccinare anche tutti i bambini fino a sei anni? La vaccinazione non rientra tra quelle obbligatorie e finora è stata proposta soltanto di fronte a piccoli pazienti: diabetici, asmatici e bambini con insufficienza renale. Ma secondo il presidente Paolo Biasci, «l'Italia deve estendere innanzitutto la vaccinazione a tutti i bambini sani, a partire dai sei mesi. Un bimbo con meno di cinque anni corre dieci volte di più il rischio di ammalarsi rispetto a un anziano e, se non viene immunizzato, può trasformarsi in un untore nei confronti di genitori e nonni». Non esclude l'ipotesi nemmeno l'Associazione Culturale Pediatri, cauta però nell'approccio al tema. «Vaccinare tutti si o no? La risposta non è scontata, perché da un lato la circolare ministeriale che regola le raccomandazioni in materia indica l’opportunità solo nei piccoli a rischio, dall’altro il calendario vaccinale per la vita consiglia di estenderlo a tutti i bimbi sani in età prescolare. Per offrire una vaccinazione occorre rispettare cinque criteri: la malattia per cui la si propone deve essere sufficientemente grave, il vaccino deve essere efficace e avere effetti avversi limitati per frequenza e gravità, l’organizzazione deve essere in grado di reggere e deve esserci la copertura finanziaria. I genitori hanno bisogno di certezze, altrimenti il rischio è quello di contribuire a rafforzare dubbi e sospetti nella popolazione».

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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