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Pediatria

La piramide dell’attivita’ fisica

pubblicato il 18-12-2013

La Società italiana pediatri ha indicato una serie di attività indispensabili per lo sviluppo dei bambini. Sedentari già dagli 11 anni

La piramide dell’attivita’ fisica

Troppo sedentari, fin da giovani. Secondo gli ultimi dati presentati dalla Società Italiana di Pediatria (SIP) in occasione degli Stati Generali, tenutisi a Roma nelle scorse settimane, i ragazzi italiani ed in particolare le adolescenti, direbbero basta alla regolare pratica fisica già dagli undici anni, mettendo a repentaglio la salute futura fin da questa età. Per sconfiggere questa ‘cattiva’ abitudine i pediatri hanno presentato la Piramide dell’attività motoria e sportiva.

ATTIVITA’ FISICA – Non basta seguire, per il viver sano, solo la Piramide Alimentare; occorre conoscere e praticare anche le regole della piramide dell’attività fisica strutturata con lo stesso principio di quella della buona tavola: alla base le attività da svolgere tutti i giorni, con costanza, e salendo fino al vertice quelle la cui frequenza può essere meno assidua, ma non trascurata. Abbandonare i mezzi di trasporto è la prima regola (il primo gradino della piramide, quello su cui si puntella la salute futura). «E’ fondamentale - dichiara il Presidente della SIP, Giovanni Corsello - che i bambini vadano a scuola a piedi tutti i giorni, che pratichino attività fisica all’aria aperta almeno 4-5 giorni alla settimana, di cui 3 o 4 volte con un gioco di squadra. Le attività all’esterno, come ad esempio le gite, possono essere più saltuarie, mentre il tempo passato davanti al computer o alle nuove tecnologie, quali internet e i videogiochi (al vertice della piramide) deve limitarsi a non più di un’ora al giorno». Ma i giovani interpretano la piramide all’esatto contrario e dedicano proprio alle attività meno salutari – alla tv, alle chat e ai social network – 3 o 4 ore al giorno. E la palestra, i campi da calcio, il nuoto, la danza o ogni altra attività diventano presto un ricordo, complici anche i troppi impegni di studio scolastico, gli elevati costi dei corsi sportivi e gli allenatori troppo esigenti che pretendono fatica e sudore.

LA SCUOLASensibilizzare all’importanza dell’attività fisica spetta innanzitutto alla scuola. «Lo sport deve avere più spazio all’interno dei normali programmi di studio e valorizzare di più la pratica non agonistica, specie nelle scuole medie e superiori – continua il Presidente. Per avvicinare di nuovo i ragazzi allo sport occorre dare loro nuovi stimoli, diversi percorsi di formazione e programmi che stimolino anche lo sviluppo psicofisico». Ma l’Italia su questo fronte, rispetto ad altri paesi europei, resta un passo indietro: poche le strutture, anche scolastiche, con impianti e attrezzature adeguati, scarsi i finanziamenti dati alle società sportive, ridotte le opportunità di formazione per gli istruttori che devono trasmettere l’amore dello sport ai giovani. Da qui, per educare le nuove generazioni a non mettere all’angolo l’attività fisica, occorre ripartire.

Francesca Morelli


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