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Pediatria

Se il bambino dorme è perché sta imparando

pubblicato il 07-04-2015
aggiornato il 17-02-2017

Una ricerca (su bimbi di 9-16 mesi) dimostra che il sonno serve a fissare la memoria. Altro scopo del riposo: ripulire il cervello dai “veleni”

Se il bambino dorme è perché sta imparando

«Ssst, non svegliare il piccolo nel passeggino: sta memorizzando». D’ora in poi bisognerà proteggere ancor più che in passato il sonno degli infanti poiché una ricerca tedesca ci fa sapere che già tra i 9 e i 16 mesi il loro cervellino lavora alacremente, dietro gli occhi chiusi, a risistemare l’ultima realtà conosciuta prima di addormentarsi. La prova è stata condotta da ricercatori dell’Università di Tubinga insieme a colleghi del Max Planck Institute di Lipsia che hanno mostrato foto dei piccolissimi sotto esame con cuffiette piene di elettrodi per controllare via elettroencefalogramma l’attività cerebrale. Ai bimbi sono stati mostrati vari oggetti, tipo una tazza, mentre ne sentivano pronunciare più volte il nome. Insieme, venivano mostrati oggetti similari, appartenenti alla stessa categoria.

 

CHI DORME, PIGLIA RICORDI

Dopo questa prima parte, un gruppo di bimbi è stato lasciato dormire placidamente nelle loro carrozzine per una o due ore mentre un altro gruppo è stato tenuto sveglio con una vivace passeggiata o giochi. Dopo, l’esame è stato ripetuto e al riapparire degli stessi oggetti del primo tempo l’attività cerebrale nei due gruppi di bambini è apparsa molto diversa. E così le risposte dei piccoli agli stimoli visivi e dei nomi pronunciati. Con adeguate tecniche si è pervenuti a capire che i bimbi che avevano dormito ricordavano i nomi degli oggetti mentre gli altri se li erano dimenticati. In particolare, poi, riuscivano a mettere nella stessa categoria gli oggetti similari ma di diverse proporzioni o colore, per esempio. Cosa davvero impossibile per i piccoli rimasti svegli.

 

CAPIRE IL SIMILE

Quest’ultima attività – associare per categorie – era segnalata da un intenso attivarsi di “fusi del sonno”, speciali onde cerebrali che negli adulti si sa influenzare il consolidarsi della memoria. Lo stesso accade negli infanti. «Sonno e fusi del sonno mettono i più piccoli in grado di assemblare gli oggetti simili», commenta la capo-ricercatrice Angela Friederici del Max Planck. «In questo modo il sonno crea un ponte tra oggetti specifici e categorie generali, in tal modo convertendo l’esperienza in conoscenza». «Questo fenomeno era noto da qualche anno per gli adulti, ora sappiamo che agisce sin dai primi mesi di vita», nota il dottor Lino Nobili, responsabile del Centro di medicina del sonno all’Ospedale Niguarda di Milano. «Anche negli adulti la capacità logica migliora dopo un sonnellino, certi compiti risultano più facili a compiersi».

 

A LETTO, GRANDI PULIZIE

Il sonno resta misterioso nei suoi perché, nelle sue funzioni. «Uno scopo che si è capito sta appunto nel facilitare la memorizzazione», racconta Nobili. «Ci sono studi biologici dove si vedono le sinapsi (collegamenti tra i neuroni, ndr) che si sviluppano durante la veglia quando impariamo qualcosa di nuovo. Durante la notte, poi, queste sinapsi si consolidano – e in tal modo si radica l’apprendimento - oppure le nuove sinapsi si eliminano se non servono più». Dunque, revisionare e sistematizzare la conoscenza. Serve solo a questo il sonno? «Ah no, questa è una di altre funzioni che non conosciamo ancora. Posso dire l’ultima che è venuta alla luce, affascinante. E’ stato pubblicato su Science tempo fa. Durante il sonno avviene una dilatazione degli spazi interstiziali nel cervello attraverso cui defluiscono le sostanze tossiche. Sono spazi infinitesimali, però si dilatano anche del 70 per cento. Diventano canali di deflusso dei “veleni”. Insomma, il dormire fa da “spazzino” del cervello. Non è cosa da poco. Non a caso in chi soffre di Alzheimer questa funzione è molto meno attiva».

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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